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Israele, 4.000 anni di cambiamenti climatici, una storia diversa dal catastrofismo

Uno studio tra la costa del Carmelo e il Negev mostra come le antiche comunità del Levante abbiano affrontato siccità e trasformazioni ambientali sviluppando nuove tecniche agricole e modelli di insediamento

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 3 min
Israele, 4.000 anni di cambiamenti climatici, una storia diversa dal catastrofismo

Quando le precipitazioni si dimezzarono e il paesaggio del Levante meridionale iniziò a diventare più arido, gli abitanti di quelle terre non scomparvero né abbandonarono in massa i loro villaggi. Trovarono invece nuovi modi per coltivare, gestire l’acqua e adattarsi a un ambiente sempre più difficile. È la conclusione di uno studio internazionale coordinato dall’Università di Haifa e dall’Università della California di San Diego che ha ricostruito quattromila anni di storia climatica del Mediterraneo orientale attraverso l’analisi dei sedimenti dell’antica zona umida di Kebara, sulla costa del Carmelo, nel nord di Israele.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Quaternary Science Reviews, offre uno sguardo particolarmente interessante su un tema che oggi occupa il centro del dibattito globale. Gli studiosi hanno infatti cercato di capire come le società umane abbiano reagito ai cambiamenti ambientali tra 8.000 e 4.000 anni fa, un periodo nel quale il clima della regione attraversò profonde trasformazioni.

Per ricostruire questa lunga sequenza storica, i ricercatori hanno estratto carote di sedimento profonde fino a sedici metri nell’area dell’antica palude di Kebara. All’interno di questi strati di fango si conservavano minuscole tracce biologiche e chimiche che hanno permesso di leggere il passato come le pagine di un archivio naturale. Granelli di polline, semi, frammenti vegetali carbonizzati, molluschi d’acqua dolce e specie resistenti alla salinità hanno consentito agli studiosi di identificare le oscillazioni climatiche e i mutamenti dell’ambiente nel corso dei millenni.

I risultati mostrano una tendenza generale verso condizioni più secche, interrotta da fasi più umide e da episodi di siccità particolarmente severi. Attorno a 6.500 anni fa le precipitazioni annuali lungo la costa dell’attuale Israele si erano ridotte di circa la metà, passando da circa 700 millimetri a poco più di 350. Un’altra fase critica si verificò circa 4.200 anni fa, durante un evento climatico che interessò vaste aree del Vicino Oriente e che molti studiosi collegano a importanti sconvolgimenti sociali.

La sorpresa è arrivata quando i dati climatici sono stati confrontati con le informazioni archeologiche provenienti dall’intera regione. Gilad Shtienberg, primo autore dello studio e ricercatore presso il Center for Cyber-Archaeology and Sustainability dell’Università della California di San Diego, spiega che non è emersa una relazione diretta tra i cambiamenti ambientali e l’abbandono dei territori. Le popolazioni del Levante meridionale, osserva il ricercatore, reagirono con creatività e flessibilità.

Durante il Neolitico molte comunità si concentravano nelle aree più ricche d’acqua del Negev settentrionale e della pianura costiera. Nei secoli successivi, durante il periodo calcolitico, gli insediamenti si spinsero invece verso regioni più aride, come la valle di Beersheba. Quel movimento non fu accompagnato da un arretramento economico. Al contrario, favorì lo sviluppo di nuove tecniche agricole capaci di sfruttare le acque delle piene stagionali e di convogliarle verso i campi coltivati.



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