La minaccia iraniana ha ormai superato i confini del Medio Oriente. Il 5 ottobre gli Stati Uniti e altri nove governi delle Americhe hanno denunciato una serie di operazioni clandestine attribuite a Teheran e ai suoi alleati, dai progetti di attentati alla raccolta clandestina di fondi, fino alle interferenze politiche. La dichiarazione congiunta sposta il confronto con la Repubblica islamica direttamente nell’emisfero occidentale, mentre prosegue la guerra iniziata il 28 febbraio con l’offensiva israelo-americana contro l’Iran.
A firmare il documento, pubblicato dal Dipartimento di Stato americano, sono Canada, Argentina, Colombia, Costa Rica, Repubblica Dominicana, Guyana, Paraguay, Perù e Trinidad e Tobago, oltre agli Stati Uniti. Tra i firmatari mancano Brasile e Messico, due delle maggiori economie latinoamericane. Un’assenza politicamente significativa, rimasta senza spiegazioni ufficiali.
La dichiarazione accusa l’Iran e le organizzazioni terroristiche a esso affiliate di condurre operazioni ostili nelle Americhe. Tra le attività denunciate figurano progetti di attentati, finanziamenti illeciti, interferenze negli affari interni e tentativi di compromettere procedimenti giudiziari e amministrativi. I dieci governi chiedono a Teheran di interrompere immediatamente queste attività e annunciano un coordinamento più stretto.
Il documento, tuttavia, non indica attentati specifici, nomi dei responsabili o Paesi presi di mira. Né sono state annunciate nuove sanzioni. Una lacuna significativa: la denuncia ha un peso diplomatico, ma non permette ancora di valutare la portata delle singole operazioni contestate alla Repubblica islamica.
L’iniziativa arriva dopo il Forum per il contrasto al terrorismo transnazionale organizzato da Stati Uniti e Paraguay ad Asunción il 16 e 17 settembre. L’obiettivo era rafforzare la cooperazione tra apparati di sicurezza contro le reti riconducibili a Teheran. Per Washington il problema riguarda soprattutto le Guardie rivoluzionarie islamiche, una delle principali strutture militari e di sicurezza del regime, e la Forza Quds, responsabile delle operazioni all’estero. A queste strutture si affianca Hezbollah, organizzazione sciita libanese sostenuta dall’Iran.
L’America Latina ha già pagato un prezzo altissimo per il terrorismo attribuito a queste organizzazioni. Il precedente più grave è l’attentato del 18 luglio 1994 contro il centro ebraico AMIA di Buenos Aires: 85 morti e centinaia di feriti. Le indagini e le decisioni giudiziarie argentine hanno individuato responsabilità di esponenti iraniani e di Hezbollah nell’attentato. A oltre trent’anni dalla strage, quel precedente continua a condizionare le politiche di sicurezza regionali.
Il governo argentino guidato da Javier Milei ha inserito le Guardie rivoluzionarie nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. Il Costa Rica aveva già adottato in aprile una misura analoga contro le Guardie rivoluzionarie, Hezbollah, Hamas e gli Houthi yemeniti. San José ha inoltre annunciato controlli più severi sugli ingressi nel Paese e sui flussi finanziari potenzialmente riconducibili a queste organizzazioni.
Particolarmente rilevante è la decisione della Colombia, che dal 19 settembre ha interrotto le relazioni diplomatiche con Teheran, mantenendo aperti soltanto i canali consolari. Bogotá ha motivato la decisione richiamando presunti collegamenti iraniani con gruppi terroristici e narcoterroristici. La decisione conferma la crescente attenzione verso i possibili legami tra criminalità organizzata, finanziamenti clandestini e attività di influenza straniera.
La dichiarazione del 5 ottobre resta, per ora, un’iniziativa diplomatica. Non prevede operazioni congiunte, nuovi strumenti giudiziari o un calendario di misure. Segna tuttavia un passaggio politico: dieci governi riconoscono pubblicamente che le attività attribuite all’Iran non riguardano soltanto Israele, il Golfo Persico o le rotte del Medio Oriente.
Resta da capire quanto questa convergenza si tradurrà in collaborazione effettiva tra servizi di intelligence, autorità finanziarie e forze di polizia. Resta soprattutto da vedere quali prove saranno rese pubbliche a sostegno delle accuse.
L’avvertimento a Teheran è comunque chiaro: la distanza geografica non basta più a tenere le Americhe fuori dal confronto con la Repubblica islamica. Per i dieci governi, la vera prova comincia adesso, quando le accuse contro Teheran dovranno tradursi in risultati concreti sul piano della sicurezza.

