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Marocco, proteste contro Israele al Salone aeronautico di Marrakech

Otto aziende israeliane partecipano alla fiera della difesa mentre gli oppositori degli Accordi di Abramo bruciano bandiere e chiedono il boicottaggio

Rosa Davanzo

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Marocco, proteste contro Israele al Salone aeronautico di Marrakech
Iimmagine generata con AI

La presenza di otto aziende israeliane al Salone aeronautico di Marrakech ha provocato manifestazioni di protesta in Marocco, dove gruppi contrari alla normalizzazione dei rapporti con Israele hanno organizzato cortei e dato alle fiamme la bandiera dello Stato ebraico. Le contestazioni, accompagnate da accuse contro l’industria militare israeliana per il suo ruolo nella guerra a Gaza, si sono svolte mentre rappresentanti delle forze armate marocchine visitavano gli stand delle imprese israeliane, confermando la solidità di una cooperazione strategica che resiste alle tensioni politiche.

L’edizione 2026 della manifestazione, inaugurata il 7 ottobre, segna la prima partecipazione ufficiale israeliana a un’esposizione della difesa in Marocco dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi nel 2020. Un passaggio significativo, soprattutto considerando che la presenza israeliana coincide con il terzo anniversario del massacro perpetrato da Hamas.

Alla fiera partecipano alcune delle principali imprese tecnologiche e militari israeliane, tra cui Israel Aerospace Industries, Elbit Systems e Rafael Advanced Defense Systems, insieme a XTEND, UVision, Asio Technologies, Shilat e Orbit. Aziende specializzate in settori che spaziano dall’aeronautica ai sistemi di difesa, dai droni alle tecnologie elettroniche e di sorveglianza.

La loro partecipazione testimonia quanto siano diventati importanti i rapporti industriali e militari tra Gerusalemme e Rabat. Il Marocco considera la modernizzazione delle proprie forze armate una priorità strategica, anche alla luce della rivalità con l’Algeria e delle persistenti tensioni sul Sahara occidentale. Israele, che dispone di un’industria della difesa tecnologicamente avanzata, rappresenta un partner particolarmente interessante.

Le proteste hanno tuttavia mostrato quanto la questione palestinese continui a influenzare una parte dell’opinione pubblica marocchina. A Marrakech, gruppi di manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi e contestato la partecipazione delle aziende israeliane, accusandole di essere coinvolte nelle operazioni militari nella Striscia di Gaza. Le immagini diffuse dai media locali mostrano una consistente presenza della polizia, che ha sorvegliato le manifestazioni senza intervenire.
A Rabat, un episodio particolarmente significativo ha avuto per protagonista Aziz Hanaoui, attivista contrario alla normalizzazione con Israele, ripreso il 2 ottobre mentre bruciava una bandiera israeliana durante una manifestazione. Hanaoui, figura conosciuta negli ambienti della mobilitazione filopalestinese, è stato successivamente oggetto di una denuncia presentata dall’avvocato marocchino Fayçal Oumrazouk, che ha contestato il gesto denunciando una presunta istigazione.

Il contrasto tra le contestazioni di piazza e i rapporti istituzionali emerge con particolare evidenza osservando quanto accade all’interno della manifestazione. I filmati diffusi dagli organizzatori mostrano incontri tra delegazioni, visite agli stand israeliani e un clima di collaborazione commerciale. La presenza delle aziende dello Stato ebraico viene esibita apertamente, senza particolari precauzioni per attenuarne la visibilità.

Il rapporto tra Israele e Marocco, rilanciato dagli Accordi di Abramo del 2020, ha conosciuto negli ultimi anni un progressivo consolidamento. Nel settembre scorso i due Paesi hanno concordato un rafforzamento delle rispettive rappresentanze diplomatiche, mentre la cooperazione militare si è estesa alle forniture di armamenti e alla prospettiva di produzioni industriali sul territorio marocchino.

Per Rabat, il settore aeronautico rappresenta anche una leva di sviluppo economico. Secondo le stime dell’associazione industriale GIMAS, le esportazioni aerospaziali marocchine potrebbero raggiungere cinque miliardi di dollari annui entro tre anni, rispetto agli attuali tre miliardi. L’obiettivo è trasformare il Paese in un polo industriale capace di attrarre investimenti e tecnologie avanzate.

Le manifestazioni contro Israele confermano l’esistenza di un’opposizione organizzata alla normalizzazione, alimentata dalla guerra a Gaza e dalla solidarietà verso i palestinesi. Il governo marocchino sembra tuttavia intenzionato a preservare i vantaggi strategici degli accordi con Gerusalemme, mantenendo aperti i canali diplomatici e industriali.

La partecipazione israeliana al Salone di Marrakech assume così un valore che supera quello di una semplice esposizione commerciale. Mentre in alcuni Paesi europei le aziende israeliane hanno incontrato restrizioni e ostacoli alla partecipazione alle fiere della difesa, in Marocco trovano interlocutori istituzionali interessati a sviluppare nuovi progetti. Un segnale significativo della distanza che può separare le proteste di piazza dalle scelte strategiche di un governo.