L’Iran è tornato a muoversi attorno a Pickaxe Mountain (la Montagna del Piccone), il grande complesso sotterraneo costruito vicino all’impianto nucleare di Natanz e considerato da anni uno dei punti più sensibili del programma atomico della Repubblica islamica. A confermarlo è stato Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, secondo il quale le immagini osservate a distanza mostrano attività e movimento nell’area. Il problema è che nessun ispettore dell’AIEA può entrare nei tunnel e quindi nessuno, fuori dall’apparato iraniano, può stabilire con certezza che cosa vi venga installato.
È questo il dato che preoccupa più delle immagini satellitari. Pickaxe Mountain, conosciuto anche con il nome persiano Kuh-e Kolang Gaz La, è stato scavato nel massiccio a sud di Natanz dopo il sabotaggio che nel 2020 danneggiò un impianto iraniano destinato alla produzione di centrifughe. Teheran annunciò allora che avrebbe costruito una struttura più moderna e protetta all’interno della montagna. Da quel momento il sito è rimasto sotto osservazione, mentre l’Iran ha continuato a negare all’AIEA un accesso sufficiente per stabilirne caratteristiche e finalità effettive.
Le immagini analizzate in questi mesi mostrano adesso un’accelerazione. Il Center for Strategic and International Studies di Washington ha rilevato nel corso del 2026 il livello di attività più intenso mai osservato nell’area, con lavori sulle vie di accesso, rafforzamento degli ingressi dei tunnel, nuovi interventi sul perimetro e movimentazione di materiale. Si tratta di elementi compatibili con il passaggio dalla fase di scavo alla predisposizione delle infrastrutture interne, anche se le fotografie satellitari, da sole, non permettono di affermare che siano state installate centrifughe o che nel sito sia già in corso l’arricchimento dell’uranio.
Ed è proprio questo margine di incertezza che rende Pickaxe Mountain così importante. Il complesso sarebbe collocato a una profondità superiore a quella di molti altri impianti nucleari iraniani e la sua concezione risponde evidentemente all’esigenza di proteggere strutture sensibili da un attacco aereo. Secondo valutazioni occidentali e israeliane circolate negli ultimi mesi, Teheran avrebbe considerato anche la possibilità di trasferirvi centrifughe e componenti sopravvissuti agli attacchi contro il programma nucleare.
Grossi mantiene una posizione prudente. L’AIEA conosce l’esistenza del sito e da tempo chiede di poterlo ispezionare, ma non dispone di prove che consentano di certificare la presenza di attività nucleari al suo interno. È una distinzione essenziale, soprattutto in una fase nella quale qualsiasi movimento iraniano viene inevitabilmente letto alla luce dello scontro con Stati Uniti e Israele.
Washington, tuttavia, ha già fatto sapere di considerare Pickaxe Mountain un possibile obiettivo militare. Donald Trump è tornato in queste ore ad avvertire Teheran, dichiarando che gli Stati Uniti hanno rilevato “un po’ di attività” nella montagna e intimando all’Iran di evitare ulteriori iniziative. Da luglio il presidente americano cita pubblicamente il sito come uno degli impianti che potrebbero essere colpiti qualora Washington ritenesse che il programma nucleare iraniano sia in fase di ricostituzione.
A rendere la situazione ancora più delicata c’è il deterioramento dei rapporti tra Teheran e l’AIEA. L’Agenzia continua a denunciare l’impossibilità di verificare pienamente lo stato e la localizzazione di materiali e infrastrutture nucleari iraniane, mentre il governo iraniano accusa l’organismo di Vienna di essere diventato uno strumento politico nelle mani delle potenze occidentali.
Pickaxe Mountain finisce così per rappresentare il problema iraniano nella sua forma più pura. Una struttura progettata per essere invisibile, protetta da decine di metri di roccia e sottratta alle verifiche internazionali, attorno alla quale ricompare attività proprio mentre cresce la pressione sull’Iran perché chiarisca che cosa resta e che cosa intende ricostruire del proprio programma nucleare.
Per ora Grossi dice ciò che può essere provato. Qualcuno sta lavorando nella montagna. Che cosa stia facendo è ancora impossibile saperlo. Ed è precisamente questo che preoccupa.