Settantatré tonnellate di uranio naturale erano conservate in un sito segreto siriano la cui esistenza è stata comunicata all’Agenzia internazionale per l’energia atomica soltanto lo scorso luglio. La scoperta emerge da un rapporto riservato dell’Aiea, che ha ora posto tutto il materiale sotto il proprio sistema di controllo e sorveglianza e, dopo quasi vent’anni di interrogativi, ha annunciato la chiusura dell’indagine sul programma nucleare clandestino sviluppato dalla Siria durante il regime di Bashar al-Assad.
Il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi ha visitato personalmente il sito insieme a un gruppo di ispettori. Al suo interno sono state individuate 73 tonnellate di uranio metallico naturale, quindi non arricchito, 55 delle quali sotto forma di barre di combustibile rivestite. Una quantità considerevole, rimasta fino a pochi mesi fa fuori dai controlli internazionali.
Damasco aveva informato formalmente l’Aiea dell’esistenza dell’impianto con una lettera del 17 luglio, invitando l’organizzazione a collaborare con le nuove autorità siriane per verificare la struttura e gli eventuali materiali nucleari presenti. L’ispezione successiva ha permesso di inventariare l’uranio e sottoporlo alle misure di contenimento e sorveglianza previste dall’Agenzia.
Il rapporto non identifica pubblicamente il luogo, tuttavia potrebbe trattarsi del cosiddetto “Sito 99”, una struttura segreta la cui esistenza era emersa nelle scorse settimane e che sarebbe stata utilizzata per conservare materiale collegato al vecchio progetto nucleare siriano. Dopo la caduta di Assad, Israele aveva espresso forte preoccupazione per il destino delle sostanze custodite nell’impianto e per il rischio che potessero finire nelle mani di gruppi armati.
Il materiale rinvenuto non è uranio arricchito e nelle sue condizioni attuali non può essere impiegato direttamente per costruire un ordigno nucleare. La sua presenza assume comunque un’importanza particolare per la storia del programma siriano e per la necessità di impedirne la dispersione in un Paese che continua a ospitare numerose formazioni armate. L’uranio naturale può inoltre essere sottoposto a successive lavorazioni nell’ambito del ciclo del combustibile nucleare.
La scoperta riporta inevitabilmente al reattore di al-Kibar, nel deserto della provincia di Deir ez-Zor, distrutto dall’aviazione israeliana nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2007. Israele mantenne per anni il silenzio ufficiale sull’operazione e ne riconobbe pubblicamente la responsabilità soltanto nel 2018. Secondo le conclusioni raggiunte successivamente dall’Aiea, la struttura aveva caratteristiche compatibili con quelle di un reattore nucleare che avrebbe dovuto utilizzare uranio naturale come combustibile e produrre plutonio.
Il nuovo rapporto dell’Agenzia compie un ulteriore passo. Una squadra di ispettori ha visitato il sito di al-Kibar il 28 agosto, verificando gli scavi effettuati tra le rovine. È stata individuata un’infrastruttura di raffreddamento compatibile con quella necessaria al funzionamento di un reattore nucleare, un elemento che contribuisce a chiudere definitivamente una controversia durata quasi due decenni.
Dopo il bombardamento israeliano, il regime di Assad aveva demolito ciò che rimaneva dell’impianto e per anni aveva limitato l’accesso degli ispettori internazionali. L’Aiea aveva quindi mantenuto aperto il dossier siriano, senza riuscire a chiarire completamente quale fosse stata l’estensione del programma e dove fossero finiti tutti i materiali a esso collegati.
La situazione è cambiata con la caduta del regime alla fine del 2024 e l’arrivo al potere delle nuove autorità guidate da Ahmed al-Sharaa. L’Aiea ha elogiato la loro “trasparenza e cooperazione”, sostenendo di aver finalmente ricevuto le informazioni e l’accesso necessari per risolvere le questioni rimaste aperte. Per l’Agenzia, le verifiche consentono adesso di chiudere l’indagine relativa alle attività nucleari clandestine dell’epoca di Assad.
Rimane da stabilire quale sarà il destino delle 73 tonnellate di uranio. Le autorità siriane hanno rivendicato il diritto a conservarlo per eventuali impieghi civili e pacifici, mentre Israele guarda con estrema attenzione alla vicenda e in passato avrebbe chiesto agli Stati Uniti garanzie sulla sua rimozione.
Il controllo dell’Aiea riduce nell’immediato i rischi, senza cancellare il significato della scoperta. Quasi vent’anni dopo il raid israeliano di al-Kibar, il programma nucleare segreto di Assad continua a restituire materiali e strutture che Damasco aveva nascosto agli ispettori internazionali. Questa volta, però, sono state le stesse autorità siriane ad aprire le porte del deposito.