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Austria, un parco commerciale sull’ex campo nazista

A Leobersdorf ruspe al lavoro nell’area del Weinberglager, dove furono rinchiusi prigionieri e lavoratori forzati. Il Comitato internazionale di Mauthausen chiede di fermare il progetto

Paolo Montesi

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Austria, un parco commerciale sull’ex campo nazista
Iimmagine generata con AI

Pochi blocchi di cemento emergono ancora dalla vegetazione. Sono ciò che rimane del Weinberglager, il grande complesso nazista per prigionieri di guerra e lavoratori forzati sorto a Leobersdorf, una quarantina di chilometri a sud di Vienna. Adesso una parte di quell’area sta diventando un parco commerciale, con un centro di logistica frigorifera e un supermercato Lidl nelle vicinanze. Le ruspe sono già entrate in azione e in Austria è scoppiata la polemica.

La storia del luogo comincia dopo l’Anschluss del 1938, quando l’Austria fu annessa alla Germania nazista. Il Weinberglager venne utilizzato per migliaia di prigionieri di guerra e lavoratori coatti impiegati nell’industria locale. Nel settembre 1944 una parte del complesso divenne il sottocampo femminile di Hirtenberg, dipendente dal campo di concentramento di Mauthausen.

Vi furono deportate circa 400 donne, in maggioranza provenienti dall’Unione Sovietica, ma anche dall’Italia e dalla Polonia. Fino all’aprile 1945 furono costrette a lavorare nella vicina fabbrica di munizioni Hirtenberger Patronenfabrik. Era uno dei maggiori campi nazisti austriaci destinati esclusivamente alle donne. Dopo la guerra le baracche e gran parte delle strutture furono progressivamente demolite o riutilizzate, lasciando sul terreno soltanto pochi resti materiali.

Proprio quei resti sono oggi al centro dello scontro. Il Comitato internazionale di Mauthausen ha chiesto formalmente di fermare i lavori e di preservare almeno la parte dell’area che non è ancora stata edificata, trasformandola in un luogo della memoria. Secondo l’organizzazione, costruire sull’ex campo rappresenta una contraddizione evidente con i principi sui quali si fonda oggi la conservazione dei luoghi della persecuzione nazista.

La protesta è sostenuta anche dal Comitato austriaco di Mauthausen e dalle associazioni locali. Erich Strobl, che guida una campagna per la conservazione dell’area, parla di un luogo «sacrificato all’economia». Ancora più duro Josef Pumberger, membro del Comitato austriaco di Mauthausen, che ha riassunto la propria reazione in tre parole: dolore, rabbia e collera.

Per Pumberger conservare almeno alcune strutture significa impedire che la memoria della persecuzione diventi qualcosa di esclusivamente astratto. I luoghi, sostiene, devono poter continuare a mostrare materialmente dove le persone furono imprigionate e costrette a lavorare. Una stele commemorativa dedicata alle vittime di Hirtenberg è stata inaugurata nel 2024, ma per le associazioni non può sostituire ciò che rimane del campo.

La questione è resa più complicata dalla posizione dell’Ufficio federale austriaco per i monumenti. Le indagini archeologiche avevano individuato tracce del complesso, ma l’autorità non ha ritenuto che quanto sopravvissuto fosse sufficiente a imporre una tutela complessiva del terreno. E così l’area è rimasta disponibile per lo sviluppo immobiliare.

TRA LEO GmbH & Co KG, la società che ha acquistato i terreni, sostiene di essersi offerta di contribuire alla realizzazione di un memoriale. Anche Lidl è intervenuta precisando un particolare importante: il supermercato previsto nel nuovo parco commerciale non sorgerà direttamente sull’area dell’ex campo di concentramento, bensì su una particella adiacente. Una distinzione catastale che non risolve però la questione sollevata dalle associazioni, perché il progetto complessivo interessa l’area storica del Weinberglager.

La vicenda tocca inoltre un nervo scoperto della storia austriaca. Per decenni dopo il 1945 il Paese preferì rappresentarsi soprattutto come prima vittima dell’espansionismo hitleriano, lasciando in secondo piano la partecipazione di molti austriaci al regime e ai suoi crimini. Soltanto dalla fine degli anni Ottanta il confronto con questa responsabilità è diventato più esplicito.

Lo storico Bertrand Perz osserva che una controversia come quella di Leobersdorf sarebbe stata difficilmente immaginabile nell’Austria degli anni Ottanta. Oggi esiste una sensibilità molto maggiore verso i luoghi della persecuzione, insieme però alla tendenza opposta di chi ritiene che sia arrivato il momento di chiudere i conti con il passato.

A Leobersdorf lo scontro fra queste due idee della memoria è diventato concreto. Da una parte ci sono terreni, investimenti, magazzini e supermercati. Dall’altra pochi pezzi di cemento quasi inghiottiti dall’erba. Proprio perché resta così poco, sostengono le associazioni, quello che è sopravvissuto dovrebbe essere salvato. Quando anche l’ultima traccia materiale sarà scomparsa, del Weinberglager resteranno soltanto fotografie, documenti e una stele.