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Eli Sharabi guiderà la memoria del 7 ottobre

Il sopravvissuto alla prigionia di Hamas condurrà con Shani Cohen la cerimonia nazionale al Park Hayarkon dedicata alle vittime del massacro

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Eli Sharabi guiderà la memoria del 7 ottobre

Sarà Eli Sharabi, sopravvissuto alla prigionia di Hamas e uno dei volti più conosciuti della tragedia del kibbutz Be’eri, a condurre il prossimo 7 ottobre al Park Hayarkon di Tel Aviv la grande cerimonia nazionale in memoria delle vittime del massacro. Accanto a lui ci sarà l’attrice e comica Shani Cohen. Per Sharabi sarà un appuntamento dal significato personale dolorosissimo. Sua moglie Lianne e le figlie Noiya e Yahel furono assassinate il 7 ottobre 2023, mentre il fratello Yossi, rapito come lui e portato nella Striscia di Gaza, è morto durante la prigionia.

La cerimonia è organizzata dal movimento «Kumu», nato dalle famiglie delle vittime del 7 ottobre, e si terrà per il terzo anno consecutivo. Parteciperanno familiari delle persone uccise e sopravvissuti alla prigionia. Come nelle due precedenti edizioni, l’evento sarà trasmesso dalle principali emittenti israeliane, oltre che da televisioni straniere e attraverso proiezioni organizzate dalle comunità ebraiche in diversi Paesi.
Sharabi ha spiegato la propria decisione legandola direttamente alla promessa fatta alla famiglia. «Mantengo ciò che ho promesso a mia moglie Lianne, alle mie figlie Noiya e Yahel e a mio fratello Yossi, che la loro memoria e quello che è accaduto a loro e a noi non saranno mai dimenticati». Per lui il 7 ottobre deve rimanere «inciso nei nostri cuori» come una data che il passare degli anni non potrà cancellare.

Sono parole che acquistano un significato particolare a tre anni dall’attacco di Hamas. Sharabi fu sequestrato nella sua casa di Be’eri e trascorse 491 giorni nella Striscia prima di essere liberato l’8 febbraio 2025. Al momento del rapimento ignorava che la moglie e le due figlie fossero state uccise. La notizia gli venne comunicata soltanto dopo il ritorno in Israele. Suo fratello Yossi, anch’egli rapito a Be’eri, non tornò vivo dalla Striscia.

Da allora Sharabi ha trasformato la propria esperienza in una testimonianza pubblica, intervenendo anche all’estero sulla sorte degli ostaggi e sulla necessità di preservare la memoria del 7 ottobre. La scelta di affidargli la conduzione della cerimonia porta quindi sul palco una persona che racchiude alcune delle ferite più profonde lasciate da quella giornata nella società israeliana.

Gli organizzatori insistono sul carattere unitario dell’appuntamento. Le famiglie spiegano di voler costruire una cerimonia capace di rappresentare tutte le comunità colpite e le diverse componenti della società israeliana, evitando che il ricordo del massacro venga trascinato nelle divisioni politiche che hanno attraversato il Paese anche durante gli anni della guerra. Per finanziare l’evento è stata avviata una raccolta pubblica di fondi.

Accanto a Sharabi ci sarà Shani Cohen, una delle attrici e comiche più popolari in Israele, che negli ultimi tre anni ha incontrato e accompagnato numerose famiglie colpite dagli eventi del 7 ottobre. Cohen ha spiegato di considerare un onore condividere il palco con «un uomo che ha scelto la vita malgrado tutto ciò che ha attraversato».

Anche Omri Shafroni, che a Be’eri ha perso quattro familiari, ha sottolineato il valore della scelta. Conosceva Sharabi prima del massacro, quando entrambi percorrevano gli stessi sentieri del kibbutz. Oggi vede in lui un uomo che, dopo aver affrontato «il peggio di tutto», ha scelto di continuare a vivere e testimoniare.

È proprio questo il significato che gli organizzatori vogliono attribuire alla cerimonia del prossimo ottobre. Ricordare le persone assassinate e quelle morte durante la guerra, dare spazio alle famiglie e ai sopravvissuti, mantenere il 7 ottobre dentro la memoria collettiva israeliana.

Sharabi sa già quanto sarà difficile salire su quel palco. «Sarà un momento carico di emozione e doloroso», ha detto. Eppure ha deciso di esserci, perché considera il ricordo un impegno assunto con chi non è tornato. «È vietato offuscarlo ed è vietato lasciare che il tempo faccia dimenticare». Per lui, prima ancora che una dichiarazione pubblica, è la promessa fatta a Lianne, Noiya, Yahel e Yossi.