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Grecia, maxi-accordo con Israele per lo scudo antimissile

Atene investirà oltre 3 miliardi di euro nel sistema Achilles’ Shield, una rete multilivello basata su tecnologie israeliane per proteggere il Paese da missili, droni e attacchi aerei

Alessandro Carmi

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Grecia, maxi-accordo con Israele per lo scudo antimissile

Grecia e Israele si preparano a firmare uno dei più importanti accordi militari mai conclusi tra i due Paesi. Lunedì 31 agosto, a Tel Aviv, le autorità della Difesa greche e israeliane daranno il via al programma Achilles’ Shield, lo «Scudo di Achille», destinato a cambiare in profondità la protezione dello spazio aereo ellenico. Il valore dell’operazione supera i 3 miliardi di euro, circa 3,6 miliardi di dollari, e ne fa il maggiore contratto di esportazione nella storia dell’industria militare israeliana.

Il progetto nasce dall’esigenza di costruire una difesa nazionale capace di reagire a minacce molto diverse tra loro, dai droni ai missili balistici, superando la frammentazione dell’attuale dispositivo greco. Dopo l’approvazione del Consiglio governativo per gli Affari esteri e la Difesa, il KYSEA, arrivata il 23 luglio, Atene passa ora alla fase operativa. Secondo il ministro della Difesa Nikos Dendias, l’intero sistema dovrebbe diventare pienamente operativo entro 35 mesi, con consegne progressive.

Il cuore dello Scudo di Achille sarà israeliano. Rafael Advanced Defense Systems fornirà lo Spyder All-in-One, destinato soprattutto alla protezione contro velivoli, elicotteri, droni e altre minacce a corto e medio raggio, insieme al David’s Sling, sviluppato per affrontare missili e minacce più complesse a distanze maggiori. Israel Aerospace Industries parteciperà invece con il Barak MX, sistema modulare che può operare contro aerei, missili da crociera, droni e alcuni tipi di missili balistici.

Queste tecnologie verranno inserite in una rete unica insieme ai Patriot già in servizio nelle forze armate greche e agli apparati anti-drone dislocati sul territorio. Il salto tecnologico riguarda soprattutto il comando e controllo. Achilles’ Shield dovrà raccogliere i dati provenienti dai diversi sensori, identificare la minaccia e indicare l’intercettore più adatto, utilizzando anche applicazioni di intelligenza artificiale. Uno degli aspetti discussi più a lungo durante i negoziati ha riguardato proprio il controllo del software, che resterà nelle mani delle autorità greche.
Una parte consistente dell’investimento rimarrà inoltre in Grecia. Dodici aziende elleniche dovrebbero partecipare al programma con commesse superiori ai 700 milioni di euro, circa un quarto del valore complessivo, secondo la condizione posta da Atene per coinvolgere la propria industria nazionale nei grandi programmi di riarmo.

Lo Scudo di Achille rappresenta anche una tappa della progressiva sostituzione dei sistemi di origine russa ancora presenti nell’arsenale greco. Spyder dovrebbe prendere il posto di parte degli OSA-AK e TOR-M1, mentre Barak MX consentirà di modernizzare il livello oggi coperto da apparati più anziani come gli Hawk. L’esperienza delle guerre degli ultimi anni, dall’Ucraina al Medio Oriente, ha convinto Atene che la protezione di aeroporti, basi militari, infrastrutture strategiche e isole richiede una rete integrata capace di affrontare attacchi simultanei provenienti da vettori differenti.

Dietro la dimensione industriale emerge inevitabilmente quella geopolitica. Grecia, Israele e Cipro hanno rafforzato negli ultimi anni la cooperazione militare nel Mediterraneo orientale, mentre i rapporti tra Atene e Ankara continuano a essere segnati dalle dispute sull’Egeo, sulle acque territoriali e sulle rispettive zone economiche esclusive. Anche Cipro si è rivolta alla tecnologia israeliana per rafforzare la propria difesa aerea.
Per Israele l’accordo consolida una posizione ormai centrale nel mercato europeo della difesa. Nel 2023 la vendita dell’Arrow 3 alla Germania, per circa 3,5 miliardi di dollari, aveva stabilito il precedente più importante. Il contratto greco supera quella soglia e arriva dopo un’altra intesa significativa firmata in aprile, quando Atene ha acquistato da Israele sistemi di artiglieria lanciarazzi PULS di Elbit Systems per circa 650 milioni di euro.
La Grecia era già un cliente rilevante dell’industria militare israeliana, avendo acquistato negli anni missili Spike, munizioni Spice, sistemi d’arma Rampage e droni Heron. Achilles’ Shield porta però il rapporto su un livello diverso, perché affida a tecnologie israeliane una parte essenziale della futura architettura di difesa del Paese. Per Gerusalemme significa un contratto industriale senza precedenti. Per Atene significa legare per molti anni la sicurezza del proprio spazio aereo a una cooperazione strategica con Israele che nel Mediterraneo orientale sta assumendo un peso sempre maggiore.