Israele sta valutando di escludere il Regno Unito e, eventualmente, altri Paesi europei dal centro internazionale di Kiryat Gat che coordina l’attuazione del cessate il fuoco e i progetti per il futuro della Striscia di Gaza. Tra i governi che potrebbero essere coinvolti figurano anche Germania e Italia. La decisione, secondo quanto riferito dal Financial Times e confermato da fonti israeliane, è ancora allo studio, ma acquista un peso particolare dopo le espulsioni già decise nei confronti di Spagna e Paesi Bassi.
Il centro, oggi denominato International Gaza Support Center e nato come Civil-Military Coordination Center, opera nel sud di Israele sotto la guida americana. È stato istituito nell’ottobre 2025 nell’ambito del piano promosso dal presidente Donald Trump e riunisce militari, diplomatici ed esperti israeliani, statunitensi e di numerosi altri Paesi. Da Kiryat Gat vengono seguiti il cessate il fuoco, l’ingresso degli aiuti umanitari e la preparazione dei programmi destinati alla stabilizzazione e alla ricostruzione di Gaza.
Proprio per questa funzione la possibile esclusione di alcuni governi europei avrebbe un significato che supera largamente una controversia diplomatica. Israele sembra intenzionato a stabilire un principio preciso. I Paesi che adottano misure considerate ostili a Gerusalemme rischiano di perdere la possibilità di partecipare direttamente alla gestione della fase successiva della guerra.
Il precedente più recente riguarda i Paesi Bassi. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar, con l’approvazione del primo ministro Benjamin Netanyahu, ha ordinato questa settimana l’allontanamento dei rappresentanti olandesi dal centro, concedendo loro una settimana per lasciare Israele. La misura è stata motivata con una serie di iniziative giudicate anti-israeliane, l’ultima delle quali è la legge che dal prossimo settembre vieterà il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Giudea e Samaria, da Gerusalemme Est e dalle Alture del Golan.
Sa’ar ha accompagnato il provvedimento con parole che lasciano pochi dubbi sulla linea scelta dal governo. Chi agisce contro Israele, ha affermato, non può pretendere di svolgere un ruolo nella regione, aggiungendo che Gerusalemme intende rispondere alle iniziative adottate contro lo Stato ebraico.
Ad aprile era già toccato alla Spagna. Israele aveva escluso i rappresentanti di Madrid dal centro di Kiryat Gat accusando il governo spagnolo di un atteggiamento anti-israeliano tale da impedirgli, secondo il ministero degli Esteri, di contribuire in maniera costruttiva all’applicazione del piano americano per Gaza. Anche in quel caso Washington era stata informata preventivamente.
Il nuovo fronte riguarda soprattutto Londra. Da settimane, secondo il Financial Times, all’interno del governo israeliano vengono esaminate possibili contromisure alle iniziative britanniche contro gli insediamenti. L’ipotesi di allontanare i funzionari del Regno Unito da Kiryat Gat sarebbe una delle opzioni sul tavolo.
La questione coinvolge indirettamente anche Roma. Il 20 agosto Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Canada, Norvegia e numerosi altri Paesi hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta contro la pubblicazione dei bandi israeliani per lo sviluppo dell’area E1, tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim. Il documento definisce il progetto «inaccettabile», sostiene che comprometterebbe la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese e invita il governo israeliano a ritirarlo.
È in questo quadro che, secondo le indiscrezioni, anche Germania e Italia sarebbero state prese in considerazione nell’eventualità di un ulteriore allargamento delle esclusioni. Al momento, tuttavia, nessuna decisione è stata annunciata nei loro confronti e alcune fonti europee citate dalla stampa internazionale ritengono improbabile che Gerusalemme arrivi effettivamente a estromettere tutti i Paesi coinvolti.
Esiste inoltre un problema politico delicato. Kiryat Gat è una struttura guidata dagli Stati Uniti e un’espulsione su larga scala potrebbe richiedere un confronto con Washington e con gli organismi internazionali creati per gestire il dopoguerra a Gaza. Trasformare il centro in uno strumento di risposta alle controversie diplomatiche rischierebbe infatti di restringerne progressivamente la componente europea.
Il messaggio israeliano, tuttavia, appare già evidente dopo i casi spagnolo e olandese. La partecipazione alle decisioni sul futuro di Gaza viene considerata da Gerusalemme anche una responsabilità politica, e Israele intende riservarsi il diritto di contestare la presenza di governi che contemporaneamente adottano provvedimenti giudicati ostili ai suoi interessi.
Per l’Italia, almeno per ora, si tratta soltanto di un’ipotesi. Proprio per questo ciò che accadrà con Londra diventerà un test importante. Se Israele procederà anche contro un alleato europeo del peso del Regno Unito, il caso di Kiryat Gat avrà cessato di essere una serie di incidenti bilaterali e sarà diventato un vero strumento della politica estera israeliana verso l’Europa.