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Ofer Winter entra in campo e rimescola la destra israeliana

L’ex generale lancia Amcha Yisrael e punta sull’arruolamento degli haredim. Ora ha sciolto anche il nodo decisivo: alle urne correrà da solo, ma per la guida del governo indicherà soltanto Netanyahu

Daniele Scalise

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Ofer Winter entra in campo e rimescola la destra israeliana

A due mesi dalle elezioni israeliane del 27 ottobre, sulla destra è comparso un nuovo concorrente che potrebbe complicare parecchio i calcoli di Benjamin Netanyahu, Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. Si chiama Ofer Winter, ha 55 anni, è generale di brigata della riserva e ha appena presentato a Gerusalemme Amcha Yisrael, letteralmente “Il tuo popolo Israele”, una nuova formazione dichiaratamente di destra che nei primi sondaggi sembra avere concrete possibilità di superare la fatidica soglia elettorale del 3,25 per cento.

Winter arriva alla politica dopo 34 anni nell’esercito. Ufficiale della Brigata Givati, della quale è stato comandante durante l’operazione Margine Protettivo del 2014, è una figura molto conosciuta negli ambienti nazional-religiosi. È religioso, contrario alla nascita di uno Stato palestinese e sostiene una linea molto dura nei confronti di Hamas. Ha inoltre lavorato accanto a diversi protagonisti della politica israeliana, ricoprendo incarichi nello staff militare dei ministri della Difesa Avigdor Liberman e Naftali Bennett.

La sua carriera nelle IDF ha conosciuto anche passaggi controversi. Nel 2018 l’allora capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot lo escluse da una promozione e successivamente Winter lasciò il servizio attivo. Il 7 ottobre 2023 si trovava nella sua casa in Galilea. Appresa la notizia dell’attacco di Hamas, prese la propria arma e raggiunse il sud, partecipando ai combattimenti nell’area di Be’eri. È un dettaglio destinato a pesare nella campagna elettorale, perché consente a Winter di presentarsi come uomo estraneo alle responsabilità politiche e militari che precedettero la catastrofe.

Il nuovo partito è costruito precisamente intorno all’idea che il 7 ottobre abbia reso necessario un ricambio della classe dirigente. Alla presentazione del partito, il 25 agosto, Winter aveva evitato di pronunciarsi esplicitamente sul futuro di Netanyahu, promettendo di lavorare per la formazione del più ampio governo di destra possibile con partner sionisti. Aveva però avvertito che sarebbe stato un errore pensare che, dopo il 7 ottobre, gli israeliani potessero accettare che nel sistema politico tutto rimanesse come prima.

Quell’ambiguità è durata appena due giorni. Il 27 agosto Winter ha chiarito pubblicamente la propria posizione: «Siamo nel campo della destra, il leader del campo della destra è Netanyahu e raccomanderemo soltanto lui». Una dichiarazione inequivocabile, accompagnata però dalla rivendicazione dell’autonomia di Amcha Yisrael: «Non lavoriamo per nessuno, soltanto per il popolo d’Israele» e «non balleremo al ritmo del flauto di nessuno». Winter ha dunque scelto Netanyahu come candidato premier senza trasformare il proprio partito in una formazione satellite del Likud.

Anche la lista scelta per accompagnarlo segnala il tentativo di allargare il tradizionale recinto della destra religiosa. Al secondo posto figura Yoseph Haddad, arabo israeliano cristiano, ex soldato della Brigata Golani ferito nella seconda guerra del Libano e divenuto negli ultimi anni uno dei più conosciuti sostenitori di Israele sulla scena internazionale. Ci sono poi riservisti, familiari di caduti, esponenti delle comunità colpite il 7 ottobre, l’ex vicesindaca di Gerusalemme Fleur Hassan-Nahoum e Sigal Kraunik-Attia, vedova di Arik Kraunik, responsabile della sicurezza di Be’eri ucciso mentre difendeva il kibbutz.

Il tema capace di produrre le conseguenze politiche più immediate è però il servizio militare degli ultraortodossi. Winter sostiene apertamente il loro arruolamento nelle IDF, prevedendo percorsi compatibili con lo stile di vita haredi. All’inizio di agosto, dopo aver partecipato a Gerusalemme a una conferenza dedicata proprio al reclutamento ultraortodosso, è stato contestato da estremisti haredim che lo hanno definito un traditore.

E anche su questo, nelle ultime ore, ha alzato ulteriormente il tono. «Gli haredim saranno integrati nelle IDF, con gli attivisti haredim o senza di loro», ha dichiarato. Sul futuro di Gaza ha inoltre promesso di favorire l’«emigrazione volontaria» dei palestinesi e ha riassunto la propria concezione della sicurezza con una formula destinata probabilmente a tornare durante la campagna elettorale: Israele deve perseguire la decisione e la vittoria anziché il «contenimento».

La questione della leva tocca uno dei nervi più scoperti della destra israeliana dopo quasi tre anni di guerra e centinaia di giorni di servizio prestati da molti riservisti. E mette soprattutto in difficoltà Smotrich. Una parte dell’elettorato nazional-religioso gli rimprovera di avere sostenuto, per preservare la coalizione, le richieste dei partiti ultraortodossi sulla leva. Winter offre a quello stesso pubblico una proposta ideologicamente di destra, religiosa e favorevole agli insediamenti, accompagnata da una posizione radicalmente diversa sulla condivisione dell’onere militare.
I primi sondaggi spiegano perché il suo ingresso venga seguito con tanta attenzione. Diverse rilevazioni collocano Amcha Yisrael intorno ai sei-otto seggi e mostrano contemporaneamente Smotrich in difficoltà, in alcuni casi sotto la soglia di sbarramento. Un sondaggio i24NEWS ha assegnato a Winter otto deputati registrando anche una perdita di cinque seggi per il Likud. Sono fotografie provvisorie, come sempre in Israele, dove negli ultimi anni diversi nuovi partiti sono apparsi promettenti per poi ridimensionarsi o scomparire.

Ed è proprio qui che comincia la parte più interessante della partita. La Knesset conta 120 deputati e per governare ne servono almeno 61. I sondaggi mostrano un sistema estremamente frammentato, nel quale Gadi Eisenkot con Yashar, Netanyahu con il Likud e Naftali Bennett competono per conquistare segmenti diversi di un elettorato in movimento.

Winter ha però eliminato una delle principali incognite. I suoi eventuali deputati non saranno disponibili per portare Eisenkot o Bennett alla guida del governo: Amcha Yisrael indicherà Netanyahu. Lo stesso Winter, dopo che Eisenkot aveva escluso l’ipotesi di affidargli il ministero della Difesa, ha replicato di non avere comunque alcuna intenzione di entrare in un governo guidato dall’ex capo di Stato maggiore.

Questo non elimina affatto il problema di Netanyahu. In qualche modo lo rende persino più curioso. Il premier ha messo in guardia contro la proliferazione delle piccole liste di destra e sta spingendo Smotrich e Ben Gvir verso un accordo elettorale per evitare la dispersione dei voti. Ben Gvir ha per ora respinto la richiesta, mentre Smotrich si è mostrato più disponibile. La nascita di Amcha Yisrael costringe tutti a rifare i conti.

Winter, infatti, può sottrarre voti proprio al Likud e agli alleati di Netanyahu pur promettendo di indicare Netanyahu come premier. È una posizione politicamente astuta: permette all’elettore di destra deluso dall’attuale governo di votare per un partito nuovo senza temere che il proprio voto contribuisca alla nascita di un governo guidato dal centrosinistra. È precisamente il timore che Winter, con la dichiarazione del 27 agosto, ha cercato di neutralizzare. Un’analisi del Jerusalem Post osserva che quella frase rischia adesso di diventare l’elemento politicamente più caratterizzante della sua campagna.

Mancano due mesi alle urne, un’eternità nella politica israeliana. Amcha Yisrael deve ancora dimostrare di possedere un’organizzazione capace di trasformare l’interesse iniziale in voti reali. Una cosa, però, da ieri è chiara. La domanda non è più con chi si schiererà Winter dopo le elezioni. Su questo ha risposto. La domanda è quanto costerà agli altri partiti della destra arrivare a quel giorno con Ofer Winter sulla scheda elettorale.