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Gaza, ucciso l’ex guardia del corpo di Sinwar

Israele elimina a Khan Younis due uomini della Nukhba che parteciparono all’assalto alla base di Re’im il 7 ottobre

Alessandro Carmi

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Gaza, ucciso l’ex guardia del corpo di Sinwar

Razek Sahil Suleiman Abu Shahma, ex guardia del corpo di Yahya Sinwar e membro della forza d’élite Nukhba di Hamas, è stato ucciso dall’esercito israeliano in un attacco mirato a Khan Younis. In un’altra operazione condotta nella stessa zona è stato eliminato Hazem Musa, anch’egli appartenente alla Nukhba. Secondo le Forze di difesa israeliane, entrambi avevano partecipato all’assalto alla base militare di Re’im durante il massacro del 7 ottobre 2023.

L’annuncio è stato dato giovedì 27 agosto congiuntamente dall’IDF e dallo Shin Bet, che hanno precisato come le due operazioni siano state effettuate separatamente all’inizio della settimana. Musa è stato colpito domenica a Khan Younis, nel sud della Striscia, mentre Abu Shahma è stato ucciso il giorno successivo. Le autorità israeliane hanno diffuso anche immagini che mostrerebbero i due uomini durante l’incursione del 7 ottobre.

Il nome di Abu Shahma assume un rilievo particolare per il suo passato accanto a Sinwar, il leader di Hamas e principale artefice dell’attacco contro Israele, ucciso nell’ottobre 2024 a Rafah durante un incontro casuale con una pattuglia israeliana. Abu Shahma aveva fatto parte del suo dispositivo di protezione personale e apparteneva alla Nukhba, l’unità scelta delle Brigate Izz al-Din al-Qassam alla quale Hamas affidò un ruolo centrale nell’offensiva del 7 ottobre.

Secondo l’IDF, Abu Shahma e Musa furono tra gli uomini che raggiunsero la base di Re’im quella mattina. L’installazione militare, sede della Divisione Gaza, fu uno degli obiettivi strategici dell’attacco. La sua conquista temporanea contribuì a compromettere nelle prime ore la capacità israeliana di comprendere l’ampiezza dell’offensiva e coordinare la risposta mentre migliaia di terroristi penetravano nelle comunità del sud del Paese.

La decisione di colpire i due uomini oltre due anni e mezzo dopo il massacro conferma inoltre che Israele continua a dare la caccia ai partecipanti al 7 ottobre anche nella nuova fase determinata dal cessate il fuoco. L’esercito sostiene che entrambi fossero tornati a svolgere attività operative, preparando attacchi contro militari e civili israeliani e lavorando alla ricostituzione delle capacità militari di Hamas.

È proprio questo elemento che Gerusalemme indica per giustificare le operazioni condotte durante la tregua. Secondo l’IDF e lo Shin Bet, le attività dei due uomini costituivano una violazione dell’accordo e una minaccia immediata. Prima degli attacchi, ha precisato l’esercito, sarebbero state adottate misure destinate a ridurre il rischio per i civili, attraverso munizioni di precisione e sorveglianza aerea.
Le due eliminazioni si inseriscono in una strategia israeliana che procede ormai lungo due direttrici strettamente legate. Da una parte prosegue la ricerca degli uomini identificati come responsabili dell’attacco del 7 ottobre; dall’altra l’intelligence segue i tentativi di Hamas di ricostruire strutture, arsenali e catene di comando dopo le perdite subite durante la guerra.

Negli ultimi giorni l’IDF ha annunciato altre operazioni contro infrastrutture dell’organizzazione. A Jabalia, nel nord della Striscia, è stata distrutta una struttura che, secondo l’esercito, veniva utilizzata per preparare imboscate e conservare armi. L’edificio si trovava nelle vicinanze dell’ospedale Kamal Adwan e di una scuola, circostanza indicata da Israele come un ulteriore esempio dell’utilizzo di aree civili da parte di Hamas per le proprie attività militari.

L’uccisione di Abu Shahma possiede anche un evidente valore simbolico. A quasi due anni dalla morte di Sinwar, Israele continua infatti a raggiungere uomini appartenuti alla cerchia più vicina dell’ex leader di Hamas, mentre l’identificazione dei partecipanti al 7 ottobre rimane uno degli obiettivi dell’apparato di sicurezza.

Le forze del Comando meridionale restano schierate nella Striscia secondo le disposizioni previste dall’accordo in vigore. La tregua ha cambiato le modalità dell’azione militare israeliana, lasciando però aperta la questione decisiva dei tentativi di Hamas di ricostruire il proprio apparato armato. Su questo punto la posizione dell’IDF resta netta. Ogni attività considerata una minaccia immediata continuerà a essere colpita, compresi gli uomini del 7 ottobre che Israele riesce ancora a localizzare.