Quattro giovani hanno ammesso davanti all’Old Bailey di avere partecipato all’incendio che lo scorso 23 marzo distrusse quattro ambulanze di Hatzola, il servizio volontario di emergenza che assiste la comunità ebraica di Londra. L’attacco avvenne a Golders Green, uno dei quartieri con la maggiore presenza ebraica della capitale britannica, e provocò danni stimati intorno a un milione di sterline.
Hamza Iqbal, 20 anni, Rehan Khan, 19, Saif Ali e Judex Atshatshi, entrambi diciottenni, si sono dichiarati colpevoli del reato di distruzione o danneggiamento di proprietà con condotta temeraria rispetto al rischio di mettere in pericolo vite umane. Tre avrebbero materialmente incendiato le ambulanze, mentre il quarto li avrebbe attesi in automobile per consentire la fuga.
Era circa l’una e mezza della notte del 23 marzo quando i quattro mezzi di Hatzola, parcheggiati nei pressi di una sinagoga, furono dati alle fiamme. Le immagini dei veicoli carbonizzati ebbero immediatamente grande risonanza nel Regno Unito, anche perché colpire Hatzola significava prendere di mira una delle istituzioni più riconoscibili della vita ebraica londinese. L’organizzazione, fondata sul volontariato e attiva soprattutto nei quartieri con una forte presenza di ebrei osservanti, interviene nelle emergenze mediche affiancando il servizio sanitario pubblico.
L’indagine fu affidata al Counter TerrorismCommand della Metropolitan Police. Nei giorni successivi all’incendio la polizia effettuò i primi arresti e rafforzò la protezione attorno a sinagoghe, scuole e altre strutture considerate vulnerabili. Nel corso dell’inchiesta gli investigatori hanno ricostruito attraverso le telecamere di sorveglianza i movimenti degli uomini coinvolti nell’attacco.
La procura ha attribuito fin dall’inizio alla scelta dell’obiettivo un significato preciso. Durante una precedente udienza, la procuratrice Emma Harraway aveva parlato di elementi consistenti per considerare l’incendio «un attacco premeditato e mirato contro la comunità ebraica». La difesa ha invece contestato l’esistenza di collegamenti tra gli imputati e organizzazioni terroristiche vietate nel Regno Unito.
I quattro rimarranno in custodia in attesa della sentenza, prevista con ogni probabilità nella primavera del 2027. Un quinto imputato, Subhan Ahmed, 18 anni, si è dichiarato innocente dall’accusa di avere aiutato uno degli autori del reato. Per lui è previsto un processo separato, probabilmente nel gennaio prossimo.
Il rogo delle ambulanze avvenne in un momento particolarmente teso per gli ebrei britannici. Nelle settimane successive all’inizio della guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, il 28 febbraio, nel Regno Unito furono registrati diversi episodi contro obiettivi ebraici, israeliani e iraniani. La stessa Metropolitan Police ha condotto una serie di indagini attraverso la propria unità antiterrorismo.
A rendere ancora più inquietante il caso di Golders Green contribuì la rivendicazione dell’incendio da parte di un gruppo indicato come Harakat Ashab al-Yamin al-Islamiyah, conosciuto con l’acronimo HAYI e tradotto come Movimento islamico dei Compagni della Destra. Il gruppo aveva rivendicato anche altre azioni nel Regno Unito. Il governo britannico ha annunciato l’intenzione di metterlo al bando considerandolo una minaccia alla sicurezza nazionale. L’ammissione di colpevolezza dei quattro giovani non dimostra tuttavia, allo stato attuale, un loro rapporto con l’organizzazione, e proprio questo collegamento viene respinto dai legali della difesa.
Golders Green è tornata al centro dell’attenzione poche settimane dopo l’incendio, quando due uomini ebrei sono stati accoltellati. L’aggressore è stato successivamente incriminato per tentato omicidio. Sono episodi differenti, sui quali le autorità stanno conducendo indagini separate, inseriti però in un clima che ha accresciuto la sensazione di vulnerabilità di una comunità abituata ormai da anni a proteggere scuole, sinagoghe e istituzioni con misure di sicurezza straordinarie.
L’incendio del 23 marzo possedeva inoltre una forza simbolica difficilmente equivocabile. Quelle ambulanze erano strumenti destinati a salvare vite, utilizzati da volontari che rispondono alle emergenze mediche nel quartiere. Distruggerle significava privare temporaneamente un’intera comunità di una parte dei propri mezzi di soccorso.
Il processo dovrà ancora stabilire la pena e chiarire gli aspetti rimasti aperti dell’inchiesta. Dopo le ammissioni rese all’Old Bailey, un elemento centrale della vicenda è però ormai accertato giudiziariamente: quattro giovani hanno riconosciuto la propria responsabilità nell’incendio che, nel cuore della Londra ebraica, trasformò in carcasse quattro ambulanze di Hatzola.