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El-Sayed chiede scusa agli ebrei del Michigan

Il candidato democratico al Senato ammette di avere sbagliato dopo l’attacco alla sinagoga di Detroit, mentre restano le polemiche sui rapporti con Hasan Piker

Paolo Montesi

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El-Sayed chiede scusa agli ebrei del Michigan

«Ho commesso un errore». Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato degli Stati Uniti in Michigan, ha scelto il congresso del partito a Lansing per rivolgersi direttamente agli elettori ebrei e chiedere scusa per le parole pronunciate dopo l’attacco dello scorso marzo contro Temple Israel, la grande sinagoga di West Bloomfield, nell’area di Detroit. Un gesto arrivato a poco più di due mesi dalle elezioni di novembre, in una corsa contro il repubblicano Mike Rogers che potrebbe contribuire a decidere il controllo del Senato.

Il caso risale a marzo, quando Ayman Mohammad Ghazali lanciò il proprio veicolo contro la sinagoga e aprì il fuoco contro una guardia di sicurezza, rimasta ferita. Le autorità considerarono l’attacco deliberatamente diretto contro la comunità ebraica. Ghazali, cittadino americano di origine libanese, aveva perso alcuni familiari in un raid israeliano in Libano pochi giorni prima.

El-Sayed condannò l’attentato, aggiungendo però una riflessione destinata a provocare una dura reazione. Disse che «le persone ferite feriscono altre persone» e parlò della violenza come di un ciclo, collegando implicitamente il gesto dell’attentatore alla morte dei suoi familiari. Per molti ebrei del Michigan quelle parole suonarono come il tentativo di trovare una spiegazione, e quindi un’attenuante, a un attacco antisemita.

Sabato, davanti al Michigan DemocraticJewish Caucus, El-Sayed ha riconosciuto che avrebbe dovuto fermarsi alla condanna. Il tentativo di fornire un contesto più ampio, ha spiegato, era fuori luogo in un momento nel quale le vittime e la comunità ebraica stavano ancora vivendo la paura dell’attentato. «Ho commesso un errore», ha detto, aggiungendo di essere dispiaciuto per il dolore provocato dalle sue parole.

Le scuse sono state accolte positivamente da diversi democratici ebrei presenti all’incontro, senza cancellare le diffidenze che accompagnano la candidatura di El-Sayed. Il medico quarantunenne, figlio di immigrati egiziani e vincitore delle primarie democratiche contro la deputata Haley Stevens, appartiene all’ala progressista del partito e durante la campagna ha assunto posizioni fortemente critiche verso Israele. Ha definito la guerra a Gaza un «genocidio», attaccato duramente il governo israeliano e contestato l’influenza dell’AIPAC sulla politica americana.

A pesare è anche il rapporto con Hasan Piker, streamer della sinistra radicale e acceso avversario di Israele, che ha partecipato ad alcuni eventi della campagna elettorale e ai festeggiamenti per la vittoria di El-Sayed alle primarie. Piker è finito nuovamente al centro delle polemiche dopo avere sostenuto che gli ebrei americani troppo identificati con Israele potrebbero diventare bersaglio di violenze. Successivamente ha negato di aver voluto minacciare gli ebrei.

El-Sayed ha preso le distanze da quelle dichiarazioni, precisando che soltanto lui e i portavoce ufficiali parlano a nome della sua campagna, e ha fatto sapere che Piker non parteciperà ad altri appuntamenti elettorali. Ha però evitato una rottura esplicita con lo streamer. Interpellato nuovamente a Lansing, ha liquidato la questione sostenendo che gli elettori del Michigan sono interessati soprattutto al costo della vita.

Il problema per il candidato democratico va oltre Piker. La procuratrice generale del Michigan Dana Nessel, ebrea e democratica, ha deciso di disertare la convention del partito dopo aver espresso il timore di essere nuovamente bersaglio di contestazioni per le sue posizioni su Israele. Haley Stevens ha raccontato di essere stata insultata in una precedente riunione con grida di «maiale sionista». Segnali di una frattura che attraversa ormai apertamente una parte dei democratici dello Stato.

Il Michigan rende questa tensione particolarmente delicata. Lo Stato ospita una numerosa comunità araba e musulmana, decisiva nelle dinamiche elettorali degli ultimi anni, insieme a una comunità ebraica di circa centomila persone. El-Sayed ha costruito parte importante del proprio successo sull’elettorato progressista e sulla crescente opposizione alla politica israeliana. Adesso deve allargare il consenso senza perdere quella base.

Le scuse di Lansing sono dunque anche un passaggio politico. Alcuni democratici ebrei hanno dichiarato di averle apprezzate e di sentirsi più disponibili a sostenerlo. Altri aspettano gesti più netti. In una sfida che si annuncia serrata contro Rogers, poche migliaia di voti possono diventare decisive. Ed El-Sayed ha scoperto che, in Michigan, ricucire il rapporto con gli elettori ebrei potrebbe essere altrettanto importante quanto aver conquistato la candidatura democratica.