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Europa e circoncisione, gli ebrei rispondono con la medicina

A Bruxelles nasce il CERM, un sistema di formazione e certificazione dei mohalim per difendere la Brit Milah dalle crescenti restrizioni europee

Alessandro Carmi

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Europa e circoncisione, gli ebrei rispondono con la medicina
Iimmagine generata con AI

La risposta delle comunità ebraiche europee alle pressioni sulla circoncisione rituale arriva da Bruxelles e sceglie un terreno molto concreto, quello della sicurezza medica. La European Jewish Association e il Rabbinical Centre of Europe hanno annunciato la nascita del Centre of Excellence for Religious Male Circumcision, CERM, un centro destinato a formare e certificare dal punto di vista sanitario i mohalim, gli specialisti religiosi che praticano la Brit Milah.

L’iniziativa arriva nel momento più delicato degli ultimi anni. In Belgio, dove la legge riserva gli interventi chirurgici ai medici, la procura di Anversa ha chiesto nel maggio scorso il rinvio a giudizio di due mohalim, accusati di esercizio illegale della medicina e di lesioni volontarie aggravate su minori. L’indagine era cominciata un anno prima con perquisizioni nel quartiere ebraico della città. Il caso ha provocato una dura reazione delle organizzazioni ebraiche e ha riaperto una questione che periodicamente attraversa diversi Paesi europei, quella della compatibilità fra la libertà religiosa e le norme sanitarie poste a tutela dei minori.

Il CERM cerca di intervenire precisamente in questo spazio. Il programma, che secondo i promotori sarebbe il primo sistema organico di certificazione medica dei mohalim fuori da Israele, prevede una preparazione supplementare rispetto a quella religiosa tradizionale. I candidati saranno formati nella valutazione delle condizioni del neonato, nell’igiene e nella prevenzione delle infezioni, nel controllo delle emorragie, nell’individuazione delle complicazioni e nelle tecniche di rianimazione pediatrica. Dovranno inoltre affrontare prove pratiche e simulazioni di emergenza, imparando soprattutto a riconoscere i casi nei quali la circoncisione deve essere rinviata o il bambino affidato immediatamente a un medico.

A vigilare sul sistema sarà un comitato internazionale composto da urologi, pediatri e altri specialisti provenienti da Belgio, Gran Bretagna, Israele, Italia e Germania. L’obiettivo dichiarato è arrivare progressivamente a un riconoscimento della certificazione da parte delle autorità sanitarie europee, sottraendo così la Brit Milah a quella zona di incertezza normativa che ha prodotto il contenzioso belga.

La questione supera del resto i confini del Belgio. Nel 2012 una sentenza del tribunale di Colonia aveva considerato la circoncisione religiosa di un minore una lesione personale, provocando una crisi che spinse il Parlamento tedesco ad approvare pochi mesi dopo una legge per garantirne esplicitamente la possibilità. Nel 2018 anche l’Islanda discusse un progetto di divieto, poi abbandonato. Il Consiglio d’Europa aveva già affrontato il problema nel 2013 con una controversa risoluzione sull’integrità fisica dei bambini.

Per l’ebraismo la posta in gioco è particolarmente alta. La Brit Milah, praticata tradizionalmente l’ottavo giorno dalla nascita, costituisce uno dei precetti più antichi e identitari della vita ebraica. Una sua proibizione o l’imposizione di condizioni incompatibili con il rito avrebbe quindi conseguenze dirette sulla possibilità stessa di mantenere comunità ebraiche osservanti in alcuni Paesi europei.

La scelta del CERM punta per questo a rovesciare il terreno dello scontro. Alle obiezioni sanitarie viene risposto elevando e rendendo verificabili gli standard sanitari, attraverso protocolli, esami e supervisione indipendente. Il commissario europeo alla Salute e al benessere animale Olivér Várhelyi ha definito il progetto un modello «costruttivo e credibile», ricordando che la vita e la pratica religiosa ebraica appartengono all’Europa e devono poter continuare nel rispetto dei più elevati criteri di sicurezza.

Per il rabbino Menachem Margolin, presidente delle due organizzazioni promotrici, la difesa della libertà religiosa passa ormai anche dalla capacità di dimostrare pubblicamente la qualità della formazione dei mohalim. È probabilmente questo l’aspetto politicamente più interessante dell’iniziativa. Se il modello di Bruxelles riuscirà a ottenere il riconoscimento delle autorità sanitarie, il dibattito europeo sulla Brit Milah potrebbe cambiare profondamente. La sopravvivenza di un rito millenario verrebbe così tutelata anche attraverso gli strumenti della medicina contemporanea.