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Houthi e al-Shabaab, l’asse del terrore sul Golfo di Aden

Armi, droni e addestramento uniscono i jihadisti somali ai miliziani yemeniti. Nel mirino anche una possibile presenza israeliana in Somaliland

Shira Navon

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Houthi e al-Shabaab, l’asse del terrore sul Golfo di Aden
Iimmagine generata con AI

Un nuovo asse terroristico sta prendendo forma sulle due sponde del Golfo di Aden e per Israele rappresenta una minaccia destinata a pesare ben oltre il Corno d’Africa. Gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, e al-Shabaab, la potente organizzazione somala affiliata ad al-Qaeda, hanno trasformato rapporti nati intorno al traffico di armi in una cooperazione che comprende addestramento, droni, trasferimento di tecnologie militari e coordinamento operativo.

A ricostruirne le dimensioni è un’inchiesta del Wall Street Journal, basata su informazioni provenienti da fonti statunitensi, somale e yemenite. I rapporti risalgono almeno al 2023, mentre negli ultimi mesi avrebbero compiuto un salto di qualità. In giugno una delegazione di quattro Houthi ha attraversato il Golfo di Aden raggiungendo Jilib, roccaforte di al-Shabaab nella Somalia meridionale, dove avrebbe discusso con i vertici jihadisti anche delle possibili iniziative contro un’eventuale presenza israeliana in Somaliland.

Proprio il Somaliland aggiunge alla vicenda una dimensione strategica particolarmente delicata. Israele ne ha riconosciuto l’indipendenza lo scorso dicembre e gli Houthi temono che il territorio possa diventare un avamposto israeliano dal quale sorvegliare lo Yemen e, in caso di necessità, colpire le infrastrutture militari della milizia. Il porto di Berbera, affacciato sul Golfo di Aden e dotato di un aeroporto con una pista di eccezionale lunghezza, offre una posizione ideale per controllare una delle aree marittime più sensibili del pianeta.

Abdul-Malik al-Houthi ha già minacciato apertamente qualsiasi presenza israeliana nel Somaliland. Il timore di Sana’a è comprensibile anche guardando semplicemente una carta geografica. Una presenza militare israeliana sulla costa africana ridurrebbe drasticamente la distanza operativa dallo Yemen e consentirebbe un controllo assai più ravvicinato delle attività Houthi.

La convergenza con al-Shabaab offre ai miliziani yemeniti qualcosa che finora mancava, una possibile sponda sull’altra riva del Golfo. In cambio, l’organizzazione somala può accedere alle competenze accumulate dagli Houthi in anni di guerra e sviluppate anche grazie all’assistenza iraniana. Secondo l’inchiesta americana, almeno cento uomini di al-Shabaab sarebbero stati inviati nello Yemen per essere addestrati nell’impiego di armamenti avanzati e nella fabbricazione di ordigni. Un altro gruppo avrebbe trascorso tre mesi nella provincia di Saada imparando ad assemblare e utilizzare droni.

La collaborazione ha avuto per anni un intermediario decisivo, il somalo Jibril Yahya Ali, soprannominato “One-Armed”, che acquistava armi nello Yemen e ne organizzava il trasferimento verso la Somalia. È stato ucciso il 12 febbraio scorso in un attacco missilistico nei pressi di al-Ghaydah. Due fonti americane hanno attribuito l’operazione agli Stati Uniti, sebbene il Central Command abbia precisato che non si trattava di un’azione militare americana e la CIA abbia evitato di commentare. La sua morte, in ogni caso, non ha interrotto i traffici.

Le armi vengono nascoste fra merci civili, trasferite verso porti yemeniti e successivamente imbarcate su motoscafi e pescherecci che attraversano il Golfo. L’interesse di al-Shabaab comprende sistemi anticarro, razzi, armi antiaeree portatili, equipaggiamenti per la visione notturna e soprattutto droni, la cui disponibilità potrebbe aumentare sensibilmente la capacità del gruppo di colpire le forze somale e le installazioni occidentali nell’Africa orientale.

Le differenze ideologiche che avrebbero dovuto separare i due movimenti hanno evidentemente perso importanza. Gli Houthi appartengono al movimento sciita zaidita e sono legati a Teheran; al-Shabaab è sunnita, jihadista e parte della rete di al-Qaeda. A unirli sono interessi immediati e nemici comuni, a cominciare da Israele e Stati Uniti.

Il generale Dagvin Anderson, comandante di AFRICOM, aveva già confermato nei mesi scorsi l’esistenza di rapporti fra al-Shabaab e gli Houthi. Il pericolo adesso consiste nella loro progressiva trasformazione in una rete capace di operare contemporaneamente sulle coste asiatiche e africane.

È questo che rende l’alleanza particolarmente preoccupante per Israele. Il Mar Rosso, Bab el-Mandeb e il Golfo di Aden formano un unico spazio strategico attraverso il quale transitano commerci ed energia e dove gli Houthi hanno già dimostrato quanto un’organizzazione armata possa incidere sulla navigazione internazionale. Se al-Shabaab acquisisse parte delle loro capacità tecnologiche e gli Houthi ottenessero una presenza stabile sulla costa africana, quella minaccia cambierebbe scala. E il Somaliland, da territorio periferico del Corno d’Africa, potrebbe diventare uno dei punti decisivi del confronto fra Israele, Iran e la rete jihadista che sta crescendo intorno al Mar Rosso.