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Il Met cancella la mostra su Galliano

Dopo settimane di polemiche, salta la grande retrospettiva del 2027 dedicata allo stilista britannico, travolto nel 2011 dalle sue frasi antisemite e razziste. Galliano: «Mi assumo ancora oggi la responsabilità del dolore che ho provocato»

Rosa Davanzo

Tempo di Lettura: 4 min
Il Met cancella la mostra su Galliano
Iimmagine generata con AI

Il Metropolitan Museum di New York ha cancellato la grande retrospettiva che avrebbe dovuto dedicare nella primavera del 2027 a John Galliano, uno dei più influenti e controversi stilisti degli ultimi decenni. La decisione arriva dopo settimane di proteste per la scelta di celebrare un creativo la cui carriera era stata sconvolta nel 2011 da una serie di dichiarazioni antisemite e razziste.

La mostra, intitolata John Galliano: Horizons, avrebbe dovuto aprire nel maggio del prossimo anno ed essere accompagnata dal Met Gala, l’appuntamento più celebre del calendario internazionale della moda. Sarebbe stata soltanto la terza retrospettiva del Costume Institute dedicata a uno stilista vivente, dopo Yves Saint Laurent e Rei Kawakubo.Il progetto si era però trasformato rapidamente in un problema per il museo. Leader della comunità ebraica, esponenti politici e alcuni finanziatori avevano contestato l’opportunità di attribuire un riconoscimento istituzionale di tale portata a Galliano proprio mentre negli Stati Uniti, e in particolare a New York, cresce la preoccupazione per l’aumento degli episodi di antisemitismo.

A rendere ancora più delicata la situazione aveva contribuito la data inizialmente prevista per il Met Gala, il 3 maggio 2027, coincidente con la vigilia dello Yom HaShoah secondo il calendario ebraico e israeliano. Il dettaglio era stato giudicato particolarmente inopportuno da molti critici dell’iniziativa.Tra le voci più nette c’era stata quella di Julie Menin, presidente del Consiglio comunale di New York e figlia di una sopravvissuta alla Shoah, secondo la quale le istituzioni culturali che ricevono sostegno pubblico hanno anche la responsabilità di mostrare che odio e intolleranza producono conseguenze.

Alla fine è stato lo stesso Galliano, insieme con il Met, ad annunciare che la mostra non si farà. «Dopo molte riflessioni e discussioni con il Metropolitan e con tutte le persone coinvolte», ha spiegato lo stilista, «ho deciso, con profondo rammarico, che è meglio che l’esposizione non abbia luogo in questo momento».Galliano ha aggiunto di continuare ad assumersi «piena responsabilità» per il dolore provocato dalle proprie parole, in particolare nei confronti delle comunità ebraica e asiatica. Ha anche riconosciuto che una mostra dedicata al suo lavoro avrebbe potuto essere dolorosa per alcune persone e ha spiegato di non volere che la controversia distogliesse l’attenzione dal lavoro del Costume Institute.

La vicenda che travolse lo stilista risale al 2011. In un bar di Parigi, Galliano fu ripreso mentre pronunciava insulti antisemiti e razzisti. In uno dei video dichiarò anche di «amare Hitler». Fu licenziato da Christian Dior, di cui era direttore creativo, e successivamente condannato da un tribunale francese per reati d’odio.Negli anni successivi Galliano ha intrapreso un lungo percorso di riabilitazione personale e professionale. È tornato ai vertici della moda con Maison Margiela, che ha diretto fino al 2024, e ha più volte espresso pubblicamente il proprio pentimento per quanto accaduto. Proprio questa trasformazione aveva costituito una parte importante dell’argomentazione di chi sosteneva la retrospettiva del Met: la possibilità di distinguere fra le responsabilità di un uomo e il valore della sua opera.

Ma la discussione si è spostata presto su un altro terreno. Una cosa è riconoscere la possibilità del pentimento e della redenzione personale, un’altra è decidere se un’istituzione culturale debba trasformare quella riabilitazione in una celebrazione pubblica.

Jonathan Greenblatt, amministratore delegato dell’Anti-Defamation League, ha osservato che il problema non era soltanto Galliano, ma anche il momento scelto dal museo. In una fase di forte crescita dell’antisemitismo, ha sostenuto, dedicargli una grande mostra celebrativa era «la scelta sbagliata nel momento sbagliato».Il direttore del Met Max Hollein ha confermato che la decisione è stata presa congiuntamente dopo una lunga discussione. Andrew Bolton, responsabile del Costume Institute, ha riconosciuto il dolore e le preoccupazioni suscitate dal progetto. Anna Wintour, trustee del museo e figura centrale del Met Gala, ha invece definito «molto coraggiosa» la decisione di Galliano di chiedere che la mostra venisse fermata.

Il Metropolitan ha già annunciato che una nuova mostra per la primavera del 2027 e i dettagli del prossimo Met Gala saranno comunicati più avanti.Resta però una questione che va oltre Galliano. Il caso ha mostrato quanto sia diventato difficile, per una grande istituzione culturale, separare il giudizio sull’opera da quello sulla persona che l’ha creata. Galliano ha riconosciuto la gravità di ciò che disse quindici anni fa e ha costruito da allora un percorso di espiazione e ritorno alla vita pubblica. Ma proprio lui, alla fine, ha ammesso il limite che il Met aveva esitato a vedere: il perdono individuale non coincide automaticamente con l’onore pubblico.