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⌥ Il jihad non legge i nostri comunicati

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Mentre in Europa si discute per giorni di posture, simboli, bandane, inginocchiamenti e sceneggiate varie, nel Sahel il jihad continua a conquistare territorio, villaggi, traffici, uomini. Con calma, senza hashtag, senza concertoni e soprattutto senza anime belle che si dipingono il volto per sentirsi dalla parte giusta della Storia.

A Bamako, a Niamey, in intere zone dell’Africa occidentale, gruppi islamisti avanzano approfittando del vuoto lasciato dall’Occidente, che da anni scappa da sé stesso. Prima esportava la democrazia con speranzosa arroganza; oggi esporta soltanto dichiarazioni, tavole rotonde e vertici inconcludenti. Se è questo il progresso, restiamo nel passato, please.

Forse a qualcuno non è chiaro che il jihadismo non ha bisogno di vincere ovunque ma gli basta trovare società stanche, confuse, impaurite, incapaci perfino di nominare il nemico. E l’Europa, da questo punto di vista, sembra lavorare come un’efficiente agenzia di collocamento.

Così noi celebriamo la nostra superiorità morale mentre altri celebrano conquiste molto più concrete, dicasi territori, armi e potere. Ma soprattutto il tempo. E’ che hanno capito una cosa semplice semplice: l’Occidente ormai si annoia perfino della propria sopravvivenza.


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