Mario Martone si dice sconvolto all’idea che un suo film venga proiettato in Israele. Poi però precisa: “Ho amici israeliani”. E riecco la formula eterna dell’ipocrisia rispettabile. “Non ho nulla contro i gay, ma…”. “Amo le donne, però…”. “Ho amici ebrei, ma…”.È sempre quel “ma” a fare il lavoro sporco. Una piccola congiunzione che trasforma un intero popolo, o uno Stato intero, in una contaminazione morale.
Martone è un grande regista e non pensiamo che possa essere iscritto nella lista infame degli antisemiti. Ma (questa volta permetteteci di usare questa congiunzione coordinativa avversativa) quando si arriva a considerare scandalosa perfino la proiezione di un film in Israele, il confine è già stato attraversato.
Non si sta più criticando un governo ma si sta marchiando un’intera collettività.E quel marchio, consapevole o no, resta.
Bidoni della spazzatura
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