Qualcuno deve ricordare questi due numeri: 30% e 20%. Il 30% degli ebrei tedeschi andò nei campi di sterminio e in gran parte vi morì. Lo stesso valse per il 20% degli ebrei italiani. Le statistiche riportano solo numeri assoluti, che da soli non sono significativi. Gli italiani si consolarono dietro il numero “esiguo” di 7-8 mila ebrei mandati nei campi di sterminio. Ma allora gli ebrei in Italia erano solo 45 mila contro 530 mila in Germania.
Gli italiani che tacciono dopo i fatti di ieri, 25 aprile, fanno come gli struzzi dimenticando che l’antisemitismo in Italia è stato solo di poco inferiore a quello che c’è stato in Germania. Dove oggi non accadrebbe mai quello che è successo ieri. E la Germania resta il miglior alleato europeo di Israele.
Io sono un ebreo italiano e quando la Nazionale gioca contro Israele tifo Italia. Ma non posso dimenticare di essere nato per miracolo. Mia madre era stata internata dagli italiani in un campo di concentramento nella Libia italiana e stava per essere imbarcata sulla nave per la Germania quando fu liberata dagli inglesi. Per anni mi ha raccontato quanto ringraziavano Dio ogni volta che venivano bombardati dagli aerei alleati.
Molti anni dopo, quando mi stavo laureando a Milano, i miei genitori divennero vittime dei pogrom antisemiti in Libia che causarono l’esodo di tutti gli ebrei dalla Libia. Metà degli ebrei libici andarono in Israele e l’altra metà in Italia anche perché consideravano l’Italia il loro Paese, parlavano solo italiano (in pochi parlavano ebraico).
I miei arrivarono a Milano con serie preoccupazioni per la loro sopravvivenza anche perché L’Italia non li aiutò, come invece fece Israele con il milione di profughi dai paesi arabi antisemiti. Incidentalmente, un esodo dimenticato da coloro che condannano il “genocidio” a Gaza – 1 milione perseguitati e cacciati contro 500 mila arabi in Palestina diventati oggi 7 milioni tra arabi israeliani, palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.
La mia laurea era una delle poche garanzie di un piccolo reddito di sopravvivenza per tutta la famiglia e fortuna volle che mi fossi laureato a 21 anni al Politecnico di Milano (per due anni ricevetti una borsa di studio come più giovane ingegnere d’Italia). Quando ricevetti la famosa “cartolina” per fare il servizio militare ci fu fatto presente che avrei potuto ottenere l’esenzione proprio in quanto profugo italiano dalla Libia.
Decisi comunque, d’accordo con mio padre, di andare volontariamente a fare l’ufficiale in aeronautica sacrificando quei due anni di vantaggio molto sudati e, potenzialmente, molto utili. Papà mi disse che, anche se gli italiani anni prima avevano quasi mandato lui e mamma nei campi, era stato un errore che non si sarebbe mai ripetuto ed era arrivato il momento di dimostrare la lealtà al mio Paese.
Non ero sionista. Non ero mai andato in Israele, ma negli ultimi 25 anni sono diventato uno sionista “informato” perché vado in Israele una volta al mese e, oltre ad ammirare il suo straordinario successo economico, tecnologico e sociale, mi rendo conto della spaventosa ignoranza da parte della maggioranza dei miei connazionali italiani della realtà politica locale. Va avanti da sempre ma dopo il 7 ottobre è diventato un vero tormento vedere come in Italia oggi il 70% degli italiani sia diventato vittima della propaganda sui media e sui social fatta dagli islamisti che vogliono la sharia nel lungo termine nel nostro Paese.
Sono ferite quotidiane e ho una mia classifica di quelle che mi fanno soffrire di più e mi portano a domandarmi se ho fatto le scelte giuste in passato e se continuo a farle oggi sentendomi ancora profondamente italiano. Ebreo, sionista ma italiano. La vicenda di ieri 25 aprile è in cima a queste ferite.
Speriamo che il presidente Mattarella prenda una posizione altrettanto forte contro questa vergognosa manifestazione antisemita come ha fatto quando ha condannato il “genocidio” di Gaza. E che convinca gli ebrei italiani che la gravissima ingiustizia commessa anni fa nei loro confronti, non molto inferiore a quella commessa dai nazisti, non si ripeterà mai più. Non solo a parole ma coi fatti
Il 25 aprile tradito, la mia ferita da ebreo italiano