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Gli Stati Uniti negano ancora il visto ad Abu Mazen: parlerà all’ONU da remoto

Washington estende le restrizioni ai vertici dell’Autorità Palestinese e dell’OLP accusandoli di non aver attuato le riforme promesse. Il presidente palestinese dovrebbe intervenire in videocollegamento all’Assemblea generale il 24 settembre

Shira Navon

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Gli Stati Uniti negano ancora il visto ad Abu Mazen: parlerà all’ONU da remoto
Iimmagine generata con AI

Per il secondo anno consecutivo Mahmoud Abbas, Abu Mazen, non potrà recarsi a New York per intervenire di persona all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti hanno respinto la sua richiesta di visto d’ingresso, insieme a quelle di decine di funzionari dell’Autorità Palestinese che avrebbero dovuto accompagnarlo.

L’ufficio di Abbas è stato informato della decisione mercoledì. Secondo quanto riferito da un funzionario palestinese al Times of Israel, almeno una delle comunicazioni inviate dal dipartimento di Stato cita la sezione 212(a)(3)(B) della legislazione americana, che vieta il rilascio del visto a chi abbia partecipato ad attività terroristiche o sia stato associato a un’organizzazione terroristica. La comunicazione definisce questa condizione una «inammissibilità permanente». Il Times of Israel precisa, tuttavia, che non è ancora chiaro se il visto dello stesso Abbas sia stato respinto sulla base della medesima disposizione.

Il dipartimento di Stato ha spiegato la decisione in termini più ampi, collegandola alla politica dell’Autorità Palestinese e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina. Washington accusa Ramallah di non aver realizzato le riforme alle quali si era impegnata e di continuare a compiere azioni che, secondo l’amministrazione americana, danneggiano le prospettive di pace. Fra le contestazioni figurano le iniziative contro Israele nelle organizzazioni internazionali, il tentativo di ottenere unilateralmente il riconoscimento di uno Stato palestinese, il pagamento di sussidi a persone condannate per terrorismo e la glorificazione della violenza.

«Come conseguenza del loro mancato processo di riforma», ha dichiarato il dipartimento di Stato, gli Stati Uniti estenderanno quindi le sanzioni che impediscono il rilascio dei visti ai membri dell’OLP e ai funzionari dell’Autorità Palestinese. Rimane invece in vigore una deroga che permette ai componenti della missione palestinese presso le Nazioni Unite di continuare a operare a New York.

La reazione palestinese è stata immediata. Il ministero degli Esteri dell’Autorità Palestinese ha definito il provvedimento «ingiustificato» e contrario agli sforzi per ricostruire la fiducia nei rapporti con gli Stati Uniti e creare le condizioni politiche necessarie alla soluzione dei due Stati.
La missione palestinese all’ONU ha presentato una risoluzione per consentire ad Abbas di intervenire in videocollegamento, come già accaduto lo scorso anno. Il presidente dell’Autorità Palestinese dovrebbe parlare il 24 settembre, lo stesso giorno in cui è previsto l’intervento del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu (בנימין נתניהו).

La decisione conferma il gelo nei rapporti tra Washington e Ramallah. Già lo scorso anno l’amministrazione di Donald Trump aveva negato il visto ad Abbas e ad altri esponenti palestinesi. Ramallah sperava in un cambiamento di linea nel 2026, tanto da presentare comunque le richieste di ingresso negli Stati Uniti all’inizio di settembre. Le aspettative sono state deluse.

A rendere ancora più evidente la distanza tra l’amministrazione americana e l’Autorità Palestinese è il futuro assetto di Gaza. Gli Stati Uniti hanno promosso la creazione di un nuovo comitato tecnocratico palestinese destinato, secondo il progetto americano, ad assumere temporaneamente l’amministrazione della Striscia al posto di Hamas, mentre un eventuale ruolo successivo dell’Autorità Palestinese resta subordinato all’attuazione di una serie di riforme.

Washington manda dunque un segnale politico preciso a Ramallah: per l’amministrazione Trump il ritorno dell’Autorità Palestinese al centro del processo diplomatico passa attraverso cambiamenti concreti nella sua struttura e nelle sue politiche. Per il momento Abu Mazen resterà fuori dagli Stati Uniti e, ancora una volta, comparirà davanti all’Assemblea generale soltanto su uno schermo.