A Riad crescono la frustrazione e il senso di isolamento. Dopo la conquista dello stretto di Bab el-Mandeb da parte degli Houthi e i nuovi attacchi contro l’Arabia Saudita, fonti saudite vicine alla famiglia reale descrivono un clima di rabbia e di crescente preoccupazione per quella che considerano l’assenza di una risposta americana efficace.
«In Arabia Saudita c’è delusione per la posizione degli Stati Uniti e si diffonde un senso di impotenza», ha dichiarato a N12 una fonte vicina alla casa reale. Secondo il funzionario, gli Houthi stanno approfittando dell’indecisione di Washington per ampliare la propria forza e il proprio raggio d’azione nella regione. «Finché Washington non prenderà una decisione concreta, saremo noi a pagarne il prezzo sul terreno».
La preoccupazione saudita riguarda un quadro regionale sempre più complesso. A nord c’è Hezbollah, sostenuto dall’Iran; in Iraq operano milizie sciite legate a Teheran; a sud incombe la minaccia degli Houthi; anche in Sudan, secondo la fonte saudita, si fanno sentire l’influenza iraniana e quella dei Fratelli Musulmani.
Per Riad il nodo strategico è soprattutto Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e rappresenta una delle arterie fondamentali del commercio mondiale. Il controllo degli Houthi mette sotto pressione la navigazione saudita e incide direttamente sulla sicurezza del Regno. «L’Arabia Saudita si trova circondata da ogni parte», ha osservato la fonte, sottolineando la necessità di ripensare la postura strategica saudita e quella degli altri Stati del Golfo.
A rendere ancora più inquietante la situazione sono state le sirene d’allarme risuonate alla Mecca. Per la fonte saudita, l’episodio dimostrerebbe che lo scontro in corso non avrebbe il carattere di una guerra religiosa, come sostiene la propaganda iraniana, quanto quello di una lotta per il controllo della regione. «I luoghi santi non interessano loro, neppure il sito più sacro per tutti i musulmani», ha affermato.
A Riad si guarda ora alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, nella speranza che dopo il voto Washington assuma una posizione più definita sulla prosecuzione della guerra e sulla strategia da adottare contro gli Houthi.
Una seconda fonte saudita interpellata da N12 parla apertamente di «preoccupazione e rabbia» per il rifiuto del presidente Donald Trump di fornire il sostegno richiesto. Negli ultimi tempi sarebbe iniziata una certa cooperazione, ma il punto decisivo resta la possibilità di condurre attacchi congiunti.
Il malcontento riguarda anche gli alleati regionali. Secondo la stessa fonte, da Pakistan e Turchia sarebbero arrivate soprattutto dichiarazioni, senza una reale cooperazione operativa. «Vogliono soltanto vendere armi», ha accusato il funzionario.
L’Arabia Saudita sta quindi valutando nuove formule per garantire la sicurezza del Mar Rosso. Sono in corso colloqui con l’Egitto e con altri attori regionali, ma per ora, secondo le fonti citate da N12, non esiste ancora un piano operativo condiviso per intervenire nello stretto di Bab el-Mandeb.
Il giudizio che arriva da Riad è netto: in assenza di una strategia comune e di una decisione americana, la situazione resta estremamente caotica. E mentre gli Houthi consolidano la propria presenza, l’Arabia Saudita teme di trovarsi sempre più esposta su più fronti contemporaneamente.