Mentre nelle comunità israeliane al confine con Gaza si combatteva ancora e nella zona si trovavano terroristi di Hamas, la veterinaria Galia Melman-Shalev fece il percorso opposto a quello degli abitanti evacuati. Dall’8 ottobre 2023 tornò insieme al marito nelle località colpite dal massacro per soccorrere gli animali rimasti senza nessuno che si occupasse di loro.
Oggi quel lavoro, cominciato nelle ore immediatamente successive al 7 ottobre, ha ricevuto un importante riconoscimento internazionale. La World Small Animal Veterinary Association (WSAVA) ha assegnato alla veterinaria israeliana il suo premio 2026 dedicato al benessere degli animali da compagnia, rendendo omaggio al suo “eccezionale impegno” e al coraggio dimostrato operando anche a rischio della propria vita.
Melman-Shalev, 58 anni, originaria di Ein HaBesor, trovò cani, gatti e cavalli chiusi nelle case, alcune delle quali incendiate, oppure dispersi nei campi. Molti erano feriti, affamati e terrorizzati. Insieme al marito cominciò a prestare loro le prime cure e a portarli fuori dalla zona di pericolo.
Quella che inizialmente era una successione di interventi improvvisati si trasformò rapidamente in un’operazione organizzata. Una scuderia abbandonata venne convertita in rifugio d’emergenza e numerosi volontari si unirono ai soccorsi. Gli animali venivano individuati, curati e affidati temporaneamente a famiglie disponibili ad accoglierli. Quando era possibile, venivano infine riconsegnati ai proprietari. Complessivamente furono soccorsi diverse centinaia di animali.
La storia di Melman-Shalev avrebbe potuto essere molto diversa. La mattina del 7 ottobre lei e il marito avrebbero dovuto partecipare a un allenamento di triathlon nei pressi di Kfar Aza. Arrivarono in ritardo, una circostanza che probabilmente salvò loro la vita.
Quando cominciarono gli allarmi si trovavano nei pressi del kibbutz Sa’ad. Lì prestarono aiuto ad alcuni feriti che stavano fuggendo dal massacro del festival Nova.
Una volta saputo che la propria famiglia era al sicuro, Melman-Shalev capì che qualcuno avrebbe dovuto occuparsi anche degli animali. Cominciarono ad arrivarle richieste da soldati, membri delle squadre civili di sicurezza e famiglie costrette ad abbandonare le proprie case. La sua clinica e successivamente la scuderia vicina si riempirono rapidamente.
La veterinaria continuò il proprio lavoro anche quando fu evacuata a Eilat. Per tre mesi curò e vaccinò gli animali delle famiglie sfollate, consapevole del ruolo che un animale domestico può assumere per chi ha improvvisamente perduto la propria casa e la propria quotidianità. “Quando la casa scompare, l’animale domestico rimane a volte l’ultimo punto d’appoggio”, ha raccontato.
La WSAVA, organizzazione internazionale che riunisce decine di associazioni nazionali e rappresenta centinaia di migliaia di veterinari, ha deciso di premiare proprio questo impegno. Melman-Shalev ha voluto condividere il riconoscimento con quanti parteciparono ai soccorsi.
Questo premio riconosce la straordinaria compassione, il coraggio e l’impegno di tutti coloro che ci hanno aiutato e ci ricorda la nostra responsabilità come veterinari: esserci per gli animali e per coloro che li amano, soprattutto quando hanno maggiormente bisogno di noi”.
Una storia minore soltanto in apparenza, dentro l’immensità della tragedia del 7 ottobre. Mentre migliaia di israeliani cercavano di mettere in salvo le proprie famiglie e il paese cominciava a comprendere le dimensioni del massacro, qualcuno tornava verso i luoghi dai quali tutti cercavano di fuggire. Per salvare anche chi, in quelle case e in quei campi, era rimasto ad aspettare.