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Erdogan: morsa sulla comunità LGBT turca

Decine di arresti, perquisizioni in locali e associazioni e siti oscurati nell’operazione “La mia famiglia è al sicuro”, mentre Ankara rafforza la sua offensiva contro le minoranze sessuali

Paolo Montesi

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Erdogan: morsa sulla comunità LGBT turca
Iimmagine generata con AI

La repressione contro la comunità LGBT in Turchia compie un nuovo salto di qualità. Nelle ultime quarantotto ore le autorità hanno effettuato una vasta serie di raid contro associazioni, abitazioni e luoghi di ritrovo frequentati da persone LGBT, con decine di arresti in diverse città del Paese.

L’operazione, denominata dalle autorità “La mia famiglia è al sicuro”, è scattata all’alba di domenica e ha interessato Istanbul, Ankara, Smirne, Aydın e Mersin. La polizia ha fatto irruzione nelle sedi di associazioni, in bar gay, hammam frequentati da uomini e altri luoghi legati alla comunità. Il ministro della Giustizia Akın Gürlek ha annunciato l’apertura di un’indagine nei confronti di 162 sospettati, nove associazioni e tredici attività commerciali. Almeno 47 persone sono state arrestate.

Secondo il governo, l’operazione avrebbe come obiettivo la “protezione dei bambini, dell’istituzione familiare e dell’ordine pubblico”, in linea con l’indirizzo politico promosso da anni dal presidente Recep Tayyip Erdoğan. Le autorità hanno inoltre riferito di avere sequestrato droga, materiale digitale, alcol di contrabbando e armi da fuoco.

Nel mirino sono finiti attivisti ed ex attivisti di alcune delle principali organizzazioni per i diritti LGBT e di associazioni impegnate nella sensibilizzazione sull’HIV. I siti internet e gli account social di diversi gruppi sono stati bloccati. La procura turca sostiene inoltre di disporre di elementi che indicherebbero una presunta influenza indebita su bambini e adolescenti in materia di orientamento sessuale e identità di genere. Gürlek ha aggiunto che alcune organizzazioni LGBT riceverebbero finanziamenti consistenti da agenzie internazionali.

Durissima la reazione dell’Associazione turca per i diritti umani, che ha definito le operazioni un’iniziativa politica finalizzata a imporre alla società un unico modello di famiglia e a colpire sia la comunità LGBT sia la società civile indipendente. Secondo l’associazione, l’inserimento di accuse come organizzazione criminale, droga, prostituzione e oscenità servirebbe a criminalizzare un’intera comunità.

La stretta si inserisce in un percorso avviato da anni. Nel 2015 il governo vietò il Pride di Istanbul, che in passato aveva richiamato decine di migliaia di persone. Da allora le autorità hanno disperso con la forza i tentativi di organizzare manifestazioni analoghe. La scorsa estate Ankara ha anche impedito l’attracco a una nave da crociera dedicata al turismo LGBT, che in precedenza aveva fatto più volte scalo in Turchia.

Il nuovo giro di vite coincide con la campagna voluta da Erdoğan per il cosiddetto “Decennio della famiglia e della popolazione”, progetto pensato per contrastare il calo della natalità e l’invecchiamento demografico. Il presidente turco ha più volte definito le persone LGBT “devianti” e le ha accusate di contribuire alla diminuzione delle nascite.

Sul piano politico, diversi osservatori ritengono che l’AKP, il Partito della Giustizia e dello Sviluppo di Erdoğan, stia accentuando i toni contro la comunità LGBT anche per rafforzare il consenso presso l’elettorato più religioso e conservatore in vista delle elezioni.

La repressione ha suscitato forti critiche anche in Europa. Nacho Sánchez Amor, relatore permanente del Parlamento europeo sulla Turchia, ha definito l’ondata di arresti una “escalation scioccante” e ha accusato il governo turco di imporre un’agenda morale in violazione dei diritti fondamentali e degli impegni internazionali del Paese.

Özgül Saki, deputata del partito filo-curdo DEM, ha scritto che “l’esistenza di una persona non può essere vietata o limitata” e che “i diritti LGBT sono diritti umani”. Il contrasto storico è evidente. L’Impero ottomano depenalizzò i rapporti omosessuali già nel 1858. La Turchia contemporanea, pur non criminalizzando formalmente le relazioni tra persone dello stesso sesso, è oggi segnata da una crescente pressione istituzionale e sociale nei confronti delle minoranze sessuali. La nuova offensiva voluta dal governo mostra però qualcosa di più ampio: la famiglia è diventata uno dei terreni centrali sui quali Erdoğan costruisce la propria battaglia politica e culturale, intrecciando demografia, religione, identità nazionale e controllo del dissenso.