Home > Attualità > Libano, Aoun apre alla pace con Israele

Libano, Aoun apre alla pace con Israele

Il presidente libanese propone un accordo di sicurezza con Israele come primo passo verso una futura intesa di pace. Sul disarmo di Hezbollah è categorico: «Non è negoziabile»

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
Libano, Aoun apre alla pace con Israele
Iimmagine generata con AI

Un accordo di sicurezza con Israele, il ritiro delle truppe israeliane, il dispiegamento dell’esercito libanese lungo il confine e, in prospettiva, una vera intesa di pace. Il presidente del Libano Joseph Aoun ha delineato un percorso che, se realizzato, segnerebbe una svolta storica nei rapporti tra Beirut e Gerusalemme.

In un’intervista concessa all’AFP prima della partenza per la Francia, Aoun ha affermato di volere innanzitutto un accordo di sicurezza con Israele che permetta di «porre fine allo stato di ostilità» e di schierare l’esercito libanese alla frontiera. «Questo potrebbe essere il preludio a un successivo accordo di pace», ha aggiunto, precisando tuttavia che «non possiamo passare direttamente a un accordo di pace».

Parole particolarmente significative perché la possibilità di una pace piena con Israele viene evocata raramente in maniera così esplicita da un leader libanese. Aoun aveva già formulato un concetto analogo lo scorso giugno, poche settimane prima che Israele e Libano raggiungessero un accordo quadro nel quale la pace veniva indicata come obiettivo finale.

Il presidente libanese parte da una considerazione molto concreta: «Non abbiamo altra scelta che i negoziati, perché l’alternativa è la guerra, che per noi avrebbe un costo molto elevato».

Aoun sarà a Parigi per partecipare a un incontro organizzato dal presidente francese Emmanuel Macron, al quale prenderà parte anche re Abdullah II di Giordania. L’obiettivo è raccogliere sostegno internazionale per le forze armate libanesi, chiamate ad assumere un ruolo sempre maggiore nel controllo del territorio.

Il nodo centrale resta Hezbollah. Il gruppo sciita sostenuto dall’Iran dispone da decenni di un vasto arsenale e di un’estesa infrastruttura militare, compresa una rete di tunnel nel sud del Paese. Il governo libanese si è impegnato a disarmarlo, mentre Hezbollah continua a opporsi alla consegna delle armi. Israele, dal canto suo, mantiene forti dubbi sulla capacità di Beirut di tradurre gli impegni in fatti.
Su questo punto Aoun ha usato parole inequivocabili. La decisione di disarmare Hezbollah, ha dichiarato, «non è negoziabile né aperta alla discussione».

Il presidente vuole però evitare che il tentativo di riaffermare l’autorità dello Stato libanese provochi un nuovo conflitto interno. «L’obiettivo non è lo scontro», ha spiegato. «Siamo determinati a risolvere la questione pacificamente. Non si tratta di costruire uno Stato al prezzo di un conflitto sanguinoso o di una nuova guerra civile».

Il riferimento pesa in un Paese ancora segnato dalla guerra civile, conclusasi nel 1990 dopo quindici anni e circa 150 mila morti. Il problema che Aoun cerca di affrontare è quello che accompagna il Libano da decenni: ricondurre il monopolio delle armi e della forza militare nelle mani dello Stato.

Il presidente ha rivolto un messaggio esplicito anche all’Iran, principale sostenitore di Hezbollah. I rapporti tra Beirut e Teheran, ha detto, devono fondarsi sul «rispetto reciproco e sulla non interferenza negli affari interni del popolo libanese». «Non abbiamo problemi ad avere relazioni con l’Iran. Abbiamo invece un problema con l’interferenza nei nostri affari interni».

Un altro dossier urgente riguarda il futuro del Libano meridionale. Il mandato dell’UNIFIL, la forza delle Nazioni Unite presente nell’area dal 1978 e composta oggi da circa 7.500 militari provenienti da quasi cinquanta Paesi, terminerà il 31 dicembre 2026.

Aoun continua a considerare una proroga dell’UNIFIL «l’opzione migliore», ma chiede che in ogni caso venga evitato un vuoto di sicurezza. Se la missione delle Nazioni Unite dovesse terminare, Beirut vorrebbe una nuova forza internazionale temporanea, destinata a operare fino al completo dispiegamento dell’esercito libanese.

La sua composizione, secondo Aoun, potrebbe essere europea, americana, asiatica, araba oppure mista. Ciò che conta è impedire che il sud del Libano torni a essere uno spazio sottratto al controllo effettivo dello Stato.

Infine, il presidente libanese ha rivolto una domanda direttamente a Israele. Interpellato sulle prossime elezioni israeliane, ha evitato di commentare una questione che considera interna allo Stato ebraico, formulando però un interrogativo destinato a qualunque governo uscirà dalle urne: «Vogliono stabilità, sicurezza e nessuna guerra sul loro confine, oppure no?».

È proprio attorno a questa domanda che potrebbe giocarsi una parte del futuro dei rapporti tra i due Paesi. Per la prima volta da molto tempo, da Beirut arriva l’indicazione esplicita di un possibile percorso: sicurezza al confine, disarmo di Hezbollah, rafforzamento dello Stato libanese e, alla fine, la prospettiva di una pace con Israele.