In due procedimenti distinti da quello per apologia di terrorismo, rinviato al 19 ottobre, l’eurodeputata di La France Insoumise (LFI) Rima Hassan è comparsa nuovamente ieri davanti al Tribunale correzionale di Parigi. Questa volta era chiamata a rispondere delle accuse di apologia pubblica di un crimine o delitto e di provocazione pubblica e diretta, rimasta senza effetto, a commettere un crimine o delitto.I procedimenti riguardano due pubblicazioni sui social media risalenti al 2025.
La mattina dell’8 marzo 2025, l’eurodeputata franco-palestinese aveva ripubblicato su Instagram un carosello di fotografie provenienti dall’account del Comité Palestine Paris 1. Tra le immagini figurava un graffito rivolto contro il collettivo femminista e identitario francese Némésis, con la scritta: «Dissoudre Némésis à l’acide» («Sciogliere Némésis nell’acido»). Alice Cordier, presidente del collettivo, aveva pubblicamente denunciato il contenuto, definendolo un «invito all’omicidio».
Il secondo episodio risale al 20 ottobre 2025. Hassan aveva ripubblicato una story originariamente pubblicata dall’account statunitense anti-Israele Mondoweiss, relativa alle operazioni condotte da Hamas a Gaza contro gruppi sospettati di avere collaborato con Israele.Il titolo dell’articolo era «Hamas is hunting down groups in Gaza that collaborated with the Israeli army, one by one» («A Gaza Hamas sta dando la caccia, uno per uno, ai gruppi che collaborano con l’esercito israeliano»). Il contenuto comprendeva materiale relativo all’uccisione di palestinesi sospettati di collaborazione con Israele.
Sopra la condivisione, Hassan aveva aggiunto il commento «one by one» («uno per uno»). È proprio quel commento, associato al contenuto dell’articolo, ad aver dato origine all’accusa di apologia pubblica di un crimine o delitto.I reati contestati sono punibili con una pena fino a cinque anni di reclusione e una multa di 45.000 euro.
Prima dell’udienza, il difensore di Hassan, l’avvocato Vincent Brengarth, aveva denunciato quello che ha definito un accanimento giudiziario e politico nei confronti della propria assistita, annunciando che la difesa avrebbe chiesto l’assoluzione.
Nei giorni precedenti all’udienza, tuttavia, Rima Hassan aveva scatenato sui social un attacco contro la LICRA, la Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo, accompagnato da insinuazioni secondo cui l’associazione servirebbe il «razzismo istituzionale e il sionismo politico». Hassan aveva inoltre accusato la LICRA di sostenere Némésis e di essersi costituita parte civile nel procedimento. L’associazione aveva pubblicamente smentito entrambe le affermazioni.
Hassan aveva inoltre preso di mira l’avvocato di Némésis, il franco-israeliano William Goldnadel, condividendo una sua fotografia insieme a Benjamin Netanyahu e al deputato franco-israeliano Meyer Habib.L’udienza è stata rinviata al 10 febbraio 2027.
Oltre a questo procedimento e a quello per apologia di terrorismo, Rima Hassan è oggetto di sei inchieste preliminari. Delle sedici segnalazioni depositate nei suoi confronti presso l’unità nazionale francese per la lotta all’odio online, tredici risultano finora archiviate.
Per una singolare coincidenza del calendario giudiziario, domani comparirà inoltre davanti alla stessa 17ª camera del Tribunale correzionale di Parigi l’umorista francese Dieudonné M’Bala M’Bala. Dieudonné, già condannato più volte per insulti pubblici di natura antisemita e contestazione di crimini contro l’umanità, questa volta risponderà dell’accusa di apologia di terrorismo per una pubblicazione su X del 7 ottobre 2024, nella quale definiva quella data un «giorno di gioia».