La Russia avrebbe messo la propria rete di satelliti spia al servizio dell’Iran durante il conflitto, fornendo a Teheran informazioni preziose sui movimenti delle forze americane in Medio Oriente. È quanto emerge da un’inchiesta della CNN, secondo cui Mosca avrebbe impiegato 14 satelliti militari per sorvegliare basi, aerei e navi degli Stati Uniti nella regione.
Le informazioni raccolte potrebbero aver consentito all’Iran di affinare la precisione dei propri attacchi. Uno degli episodi più significativi riguarda la base aerea Prince Sultan, in Arabia Saudita, colpita dalle Guardie rivoluzionarie iraniane nel marzo scorso. Nei giorni precedenti, secondo l’inchiesta, satelliti russi avevano monitorato la struttura, che ospitava personale e velivoli americani. Due giorni dopo la base venne attaccata e subì danni pesanti.
Durante il raid fu distrutto un E-3 Sentry americano, il celebre AWACS, uno degli aerei più importanti e rari dell’arsenale statunitense. Il grande radar montato sopra la fusoliera permette di individuare e seguire centinaia di obiettivi, sorvegliare aerei e missili e coordinare le operazioni aeree su territori molto vasti.
Un particolare ha attirato soprattutto l’attenzione dell’intelligence americana. Prima dell’attacco, l’E-3 era stato intenzionalmente spostato all’interno della base, presumibilmente per proteggerlo e rendere più difficile agli iraniani individuarlo. Teheran riuscì ugualmente a localizzarlo nella nuova posizione e a colpirlo con precisione.
Immagini e filmati della base, precedentemente verificati dalla CNN, hanno mostrato il velivolo distrutto, con la coda tranciata e la grande cupola radar precipitata al suolo. Nell’attacco furono danneggiati anche aerei cisterna e rimasero feriti militari americani.
Secondo le valutazioni riportate dalla CNN, la Russia avrebbe fornito all’Iran informazioni sulla posizione e sugli spostamenti di soldati, aerei e navi statunitensi. Una parte consistente di questi dati sarebbe stata raccolta grazie alla sofisticata rete satellitare militare di Mosca, offrendo a Teheran una capacità di sorveglianza di cui l’Iran, da solo, non dispone allo stesso livello: seguire obiettivi militari, registrarne gli spostamenti e aggiornare le coordinate in prossimità di un attacco.
L’inchiesta non stabilisce con certezza che Mosca abbia scelto gli obiettivi per conto dell’Iran o abbia trasmesso direttamente le coordinate utilizzate per colpirli. La successione degli eventi — il monitoraggio satellitare, lo spostamento dell’AWACS e la sua distruzione due giorni più tardi — ha tuttavia alimentato tra gli apparati americani il sospetto che l’intelligence russa abbia avuto un ruolo nell’efficacia dell’attacco iraniano.
Il quadro si inserisce in informazioni già emerse nei mesi scorsi. Un rapporto dell’intelligence ucraina, citato dalla Reuters in aprile, sosteneva che satelliti russi avessero compiuto almeno 24 missioni fotografiche dettagliate su installazioni militari e infrastrutture in undici Paesi tra il 21 e il 31 marzo. Tra gli obiettivi osservati figuravano basi americane, aeroporti e impianti energetici, alcuni dei quali sarebbero stati attaccati dall’Iran poco tempo dopo.
Mosca ha sempre negato di aver fornito a Teheran informazioni sugli obiettivi militari americani. L’inviato statunitense Steve Witkoff ha riferito che Vladimir Putin aveva respinto personalmente l’accusa durante un colloquio con Donald Trump. Il direttore della CIA John Ratcliffe, invece, ha invitato i parlamentari americani alla cautela sulle assicurazioni del Cremlino e ha confermato che l’Iran aveva chiesto assistenza d’intelligence sia alla Russia sia alla Cina.
La perdita dell’E-3 Sentry assume un peso particolare anche per le condizioni della flotta americana di AWACS, relativamente ridotta e ormai anziana. Ogni velivolo perduto incide sulla capacità degli Stati Uniti di individuare minacce, dirigere operazioni aeree e coordinare intercettazioni su un’area vasta come il Medio Oriente.
L’episodio segnala soprattutto quanto sia cambiato il campo di battaglia. Installazioni che per anni erano state considerate relativamente protette possono essere individuate e seguite quasi in tempo reale. E l’Iran, grazie all’eventuale sostegno tecnologico e d’intelligence di potenze come Russia e Cina, può disporre di occhi molto più potenti dei propri.