In vista delle elezioni presidenziali del 2027, il giornale investigativo francese Mediapart ha pubblicato il 28 settembre una serie di scritti giovanili a carattere antisemita attribuiti a Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National e indicato da Marine Le Pen come suo possibile primo ministro in caso di vittoria alle presidenziali.
Nelle conversazioni private rese pubbliche da Mediapart, provenienti da scambi su Messenger, Bardella avrebbe scritto ripetutamente messaggi antisemiti e complottisti, affermando tra l’altro che «le banche sono tutte di proprietà degli ebrei» e che «l’ebreo deve dominare gli altri popoli, schiacciarli e derubarli».
L’interessato ha categoricamente negato di essere l’autore dei messaggi, risalenti al 2013, e ha parlato di «falsificazioni grossolane», prima di annunciare una querela per diffamazione contro Mediapart. Il giornale era già stato all’origine dell’inchiesta sugli assistenti parlamentari europei del Front National, che ha portato a diverse condanne.Marine Le Pen ha espresso il proprio sostegno a Bardella, definendo le accuse una «follia», mentre l’intero partito ha fatto quadrato attorno al suo presidente.Bardella ha inoltre ricevuto il sostegno di Amichai Chikli, ministro israeliano degli Affari della diaspora e della lotta all’antisemitismo, che lo aveva accolto nel 2025 in occasione di una conferenza sull’antisemitismo alla quale erano presenti anche altre figure controverse dell’estrema destra occidentale.
Il giornalista investigativo Antton Rouget ha però respinto le accuse di falsificazione, illustrando nel dettaglio la metodologia utilizzata per estrarre i messaggi e verificarne l’autenticità. Il suo team ha incrociato due fonti indipendenti e ottenuto da Meta i dati delle conversazioni del 2013. L’estrazione e l’integrità dei dati sono state successivamente attestate da un ufficiale giudiziario.Bardella, che avrebbe potuto invocare un errore giovanile, sembra invece aver scelto la strada della negazione. La controversia si è così concentrata tanto sull’autenticità dei messaggi quanto sulla comunicazione e sulla gestione della crisi da parte del RN.
Lo stesso Bardella aveva già suscitato polemiche nel novembre 2023, dopo aver dichiarato che Jean-Marie Le Pen «non era antisemita». È utile ricordare che Le Pen, condannato a più riprese per dichiarazioni antisemite, istigazione all’odio razziale e contestazione di crimini contro l’umanità, aveva fondato il Front National con un gruppo nel quale figuravano anche gli ex Waffen-SS Léon Gaultier e Pierre Bousquet e aveva pubblicato attraverso la SERP dischi contenenti, tra l’altro, canti nazisti.
C’è poi un altro elemento cruciale: nei messaggi pubblicati, Jordan Bardella sembra aderire alle tesi dell’ideologo complottista e antisemita Alain Soral, anch’egli condannato a più riprese e trasferitosi nel 2026 a Mosca per sottrarsi alle procedure giudiziarie che lo riguardavano in Svizzera.Fin dalla sua ascesa alla guida del partito, nel 2011, Marine Le Pen ha avviato una strategia di dédiabolisation, cioè di progressiva normalizzazione dell’immagine del Front National, divenuto in seguito Rassemblement National. La strategia prevede un maggiore controllo della comunicazione, volto a smussare gli aspetti più provocatori ed estremisti della linea storica del FN, fino ad allora incarnata da Jean-Marie Le Pen, che aveva provocato ripetuti scandali con le sue dichiarazioni sulle camere a gas, definite «un dettaglio della storia», e con battute antisemite rivolte a personalità ebree.
Diversi politologi hanno individuato in questa strategia anche un obiettivo elettorale: conquistare nuovi settori dell’elettorato di destra per i quali il carattere antisemita del FN rappresentava, fino a quel momento, una linea rossa.Dopo gli attentati del 7 ottobre 2023 in Israele, il RN ha cercato con crescente insistenza di presentarsi come un alleato degli ebrei francesi nella lotta contro l’antisemitismo, che il partito tende ormai a identificare soprattutto con la sinistra e l’estrema sinistra.
Malgrado questo tentativo di normalizzazione, il partito continua ad attirare esponenti che aderiscono a tesi antisemite. Durante la campagna elettorale per le legislative del 2024, il RN ha ritirato la candidatura di Ludivine Daoudi nel Calvados dopo la pubblicazione di una fotografia nella quale indossava un berretto dell’aviazione militare nazista con una svastica. Nello stesso periodo il partito ha ritirato l’investitura a Joseph Martin, candidato nel Morbihan, dopo che era riemerso un suo post del 2018 in cui aveva scritto: «Il gas ha reso giustizia alle vittime della Shoah». Martin ha successivamente sostenuto che la frase alludeva alla morte del negazionista Robert Faurisson e non aveva intento antisemita.Negli ultimi anni la dirigenza del RN ha minimizzato il fenomeno, descrivendo questi esponenti come «pecore nere» (brebis galeuses) isolate. Ora le accuse raggiungono direttamente il presidente del partito e riaprono una questione che la strategia di dédiabolisation aveva cercato di relegare al passato.
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