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UK. “Morte agli ebrei!” e ora chiede asilo

Il palestinese Mosab Abdulkarim al-Gassas vive a Corby dopo essere entrato illegalmente nel Regno Unito. Sostiene che Hamas lo costringesse a incitare contro gli ebrei

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 3 min
UK. “Morte agli ebrei!” e ora chiede asilo
Foto da Facebook

Invocava Allah perché uccidesse gli ebrei «uno per uno» e non ne lasciasse vivo nessuno. Si faceva fotografare con un fucile, pubblicava immagini degli scontri con i soldati israeliani e aveva fatto parte a Gaza di un gruppo legato ad Hamas. Oggi Mosab Abdulkarim al-Gassas, 34 anni, conosciuto sui social come Abu Wadee, vive in Gran Bretagna e sostiene di avere cambiato idea. Dice di avere persino amici ebrei. E del suo passato offre una spiegazione semplice: Hamas lo avrebbe costretto.

La storia è emersa dopo che una giornalista del Northamptonshire Telegraph lo ha rintracciato a Corby, cittadina inglese dove al-Gassas alloggia in una casa condivisa con altri migranti. Arrivato nel Regno Unito nel 2025 attraversando la Manica su una piccola imbarcazione, era stato arrestato e condannato a nove mesi di carcere per essere entrato nel Paese senza autorizzazione. Dopo il rilascio ha presentato domanda d’asilo e ha ottenuto una sistemazione finanziata con fondi pubblici.

Il suo passato, intanto, era rimasto ben visibile in rete. In un video pubblicato su Facebook nel settembre 2024, dunque pochi mesi prima del suo arrivo in Europa, al-Gassas pregava Allah di occuparsi «degli ebrei e di coloro che sono loro fedeli», chiedendo poi di ucciderli uno per uno, distruggerli completamente e «far crollare la terra sotto i loro piedi». Altre immagini lo mostrano armato. Lui stesso ha ammesso di avere fatto parte della cosiddetta Tyre Burning Unit, formazione attiva durante le proteste lungo la barriera tra Gaza e Israele e indicata dalle fonti britanniche come legata ad Hamas.

Messo di fronte a quei materiali dalla giornalista, al-Gassas non li ha negati. Ha sostenuto che risalgono al periodo in cui viveva sotto il governo di Hamas e che il gruppo terroristico avrebbe potuto uccidere chi si fosse rifiutato di schierarsi contro gli ebrei. «Tutti sanno che Hamas è un’organizzazione terroristica», ha dichiarato attraverso un’applicazione di traduzione. Oggi, assicura, non sostiene più il movimento islamista, ha amici ebrei e si trova bene a Corby.

Le sue spiegazioni hanno però aperto un caso politico. Lee Barron, deputato laburista di Corby and East Northamptonshire, si è detto «sconvolto» nell’apprendere che al-Gassas vive nella sua circoscrizione e ha annunciato l’intenzione di rivolgersi alla ministra dell’Interno per chiederne l’espulsione immediata. Anche il consigliere locale Mark Pengelly ha definito la situazione «ridicola», chiedendo che venga data priorità alla sicurezza degli abitanti.

Il governo britannico ha confermato che gli stranieri condannati penalmente vengono sottoposti alla procedura di espulsione. Il caso di al-Gassas presenta però una difficoltà concreta, perché rimpatriare una persona a Gaza resta estremamente complicato per le condizioni di sicurezza e per l’assenza di normali collegamenti utilizzabili per il ritorno.

A rendere la vicenda ancora più delicata è il seguito che Abu Wadee conserva sui social. Il suo account TikTok conta quasi ventimila follower e, anche dopo essersi stabilito in Gran Bretagna, ha continuato a pubblicare video girati nelle strade di Corby.

Resta soprattutto una domanda alla quale dovranno rispondere le autorità britanniche. Le dichiarazioni con cui al-Gassas prende oggi le distanze da Hamas rappresentano una rottura autentica con il suo passato oppure costituiscono la difesa di un uomo che cerca di evitare l’espulsione? Le immagini, i video e le invocazioni antisemite appartengono alla documentazione pubblica. La spiegazione secondo cui furono il risultato delle minacce di Hamas, invece, è per ora la versione fornita dal diretto interessato.