Portare le testimonianze, riannodare il dialogo. Queste devono essere le linee guida di chi oggi tenta di ristabilire un minimo di verità oggettiva attorno alla narrazione della tragedia anzi, delle tragedie, che si consumano nel vicino oriente e che dal 7 ottobre 2023 hanno conosciuto una drammatica impennata.
La scuola deve necessariamente essere il primo luogo da dove riprendere questo percorso. Con questo spirito, nella sede istituzionale della Regione Lombardia, un gruppo di dirigenti scolastici ha potuto assistere alla proiezione di We will dance again, il drammatico e toccante film documentario che, attraverso le riprese effettuate quel giorno dalle telecamere di sorveglianza, dalle bodycam dei terroristi, dai cellulari delle vittime, ed poi mediante le testimonianze dei sopravvissuti, narra cosa è accaduto quel giorno, senza mediazioni né retorica.
E’ lo stesso film che lo scorso febbraio è stato proiettato per la prima volta in una scuola italiana, agli studenti (ma anche ai docenti e alle famiglie) del liceo classico Ennio Quirino Visconti di Roma.
Allora a colpirmi furono soprattutto due elementi. Il pianto inarrestabile di una studentessa seduta dietro la mia poltrona e la costante nei commenti di gran parte degli studenti: “Noi non sapevamo, non avevamo idea che fosse successo tutto questo”. Fra loro anche studenti che erano scesi in piazza nelle manifestazioni a favore della Palestina. Perché uno dei punti focali è esattamente questo: da un lato, quello palestinese, una informazione capillare, pervasiva, basata su una narrazione che non ha mai esitato a ricorrere a distorsioni, invenzioni, e ad una sistematica diffamazione del nemico. Dall’altro lato, quello israeliano, una narrazione che per troppo tempo è stata balbettante, e che spesso si è celata dietro il pudore e la difesa vuoi dei sopravvissuti, vuoi delle famiglie delle vittime. Non sapevano dunque quegli studenti che duemila ragazzi, loro coetanei o poco più, riuniti per un rave il cui unico scopo era ballare e lasciarsi travolgere dalla vita, erano stati invece travolti dalla morte, dagli strupri, braccati all’improvviso come in un videogame distopico.
A introdurre la proiezione è stato Alessandro Litta Modigliani, alla cui voce è stata affidata la toccante lettera scritta dalla dirigente scolastica del Visconti, la prof.ssa Rita Pappalardo (che pubblichiamo qui) accolta con enorme attenzione dai dirigenti lombardi, nel privilegio di un dialogo inter pares.
“Noi non sapevamo, noi non immaginavamo”. E’ questo vuoto di informazione che oggi è necessario riempire, prima che sia troppo tardi. Portare We will dance again nel maggior numero di scuole possibile in occasione del prossimo 7 ottobre è un obiettivo ambizioso, ma realistico e necessario che deve spezzare quella condanna al silenzio, quel divieto di profferire parola che spesso ha colpito chi ha tentato di imbastire un confronto. Un obbiettivo che può contare sul pieno sostegno del ministero.
Il seme posato a Roma è germogliato anche a Milano. Ora confidiamo che altri semi possano prendere vita. Perché non c’è conoscenza senza verità, e non può esservi pace senza conoscenza.


