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Qatar in ginocchio dopo la guerra con l’Iran mentre Hormuz paralizza il regno del gas

La chiusura dello stretto e gli attacchi iraniani agli impianti di Ras Laffan colpiscono il cuore dell’economia qatariota e aprono una crisi che scuote uno dei Paesi più ricchi e influenti del Golfo

Rosa Davanzo

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Qatar in ginocchio dopo la guerra con l’Iran mentre Hormuz paralizza il regno del gas

Per anni il Qatar ha costruito la propria immagine internazionale sulla ricchezza sconfinata garantita dal gas naturale, sugli skyline futuristici di Doha, sui fondi sovrani miliardari e sulla capacità di esercitare influenza politica ben oltre le dimensioni del piccolo emirato. Oggi però quella macchina economica appare improvvisamente vulnerabile. La guerra con l’Iran e la chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz stanno colpendo il Paese nel punto più sensibile, cioè la possibilità stessa di esportare il gas liquefatto dal quale dipende la sua prosperità.

Secondo quanto riportato da N12 e da alcuni rapporti economici internazionali, il Qatar si trova davanti alla crisi più grave della sua storia. Dalla chiusura dello stretto, avvenuta a febbraio, le esportazioni di gas naturale liquefatto sono precipitate, mentre gli attacchi iraniani contro il polo energetico di Ras Laffan hanno provocato danni pesanti alle infrastrutture strategiche del Paese. Il porto e gli impianti industriali della zona rappresentano il centro nevralgico dell’economia qatariota e costituiscono il più grande hub mondiale per l’esportazione di LNG, il gas naturale liquefatto.

La portata dei danni ha dimensioni inquietanti. Secondo le stime citate nel rapporto, l’attacco iraniano avrebbe ridotto del 17 per cento la capacità produttiva del Qatar per i prossimi anni. Anche se Hormuz dovesse riaprire rapidamente, la piena ricostruzione richiederebbe tempi lunghi, con conseguenze pesantissime per i conti pubblici dell’emirato. Gli analisti parlano già di miliardi di dollari persi da Qatar Energy, mentre ogni giorno di blocco marittimo sottrarrebbe centinaia di milioni di dollari alle entrate nazionali.

Il problema del Qatar è strutturale e riguarda la geografia ancora prima della politica. A differenza dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, Doha non dispone di corridoi alternativi che permettano di aggirare lo Stretto di Hormuz. Quasi tutto il gas esportato dal Paese deve transitare da quel passaggio strategico controllato di fatto dalla pressione militare iraniana. Nel momento in cui Hormuz si blocca, il Qatar rischia di trovarsi economicamente soffocato.

A questo si aggiunge un’altra fragilità spesso trascurata. Il Qatar importa circa il 90 per cento del proprio fabbisogno alimentare. Con il traffico navale compromesso, il Paese è stato costretto a ricorrere a costose rotte aeree o ai collegamenti terrestri attraverso l’Arabia Saudita per mantenere gli approvvigionamenti. Una situazione paradossale per uno degli Stati più ricchi del pianeta, che improvvisamente scopre quanto la propria sicurezza economica dipenda da infrastrutture e rotte sulle quali non esercita un controllo assoluto.

Gli effetti della crisi sono ormai visibili anche nella vita quotidiana. Ras Laffan lavora a capacità ridotta, il porto di Hamad rallenta le attività, il turismo a Doha è crollato e molte aziende internazionali stanno trasferendo personale all’estero per timore di un’ulteriore escalation regionale. Le immagini della capitale semivuota contrastano violentemente con il racconto di modernità e stabilità che il Qatar ha costruito negli ultimi vent’anni attraverso investimenti giganteschi nello sport, nei media e nella diplomazia globale.

Il Fondo Monetario Internazionale prevede una contrazione dell’economia qatariota dell’8,6 per cento nel 2026. Per un Paese abituato a crescere grazie all’energia e ai capitali stranieri, il dato rappresenta uno shock enorme. Eppure Doha dispone ancora di un’arma decisiva: le immense riserve finanziarie accumulate negli anni del boom energetico. Proprio queste riserve hanno consentito all’agenzia S&P di mantenere invariato il rating del Paese, segnalando che il Qatar possiede ancora la liquidità necessaria per sostenere stipendi, servizi e sovvenzioni pubbliche.

C’è una domanda che inquieta l’intero Golfo: se perfino il Qatar, con tutta la sua ricchezza, può essere messo in difficoltà dalla chiusura di Hormuz e dagli attacchi contro le infrastrutture energetiche, allora l’intero equilibrio economico della regione appare molto più fragile di quanto si sia creduto fino a oggi.