Mentre il Medio Oriente cercava di misurare i danni politici e militari della guerra tra Iran e Arabia Saudita, una parte decisiva del quadro si stava costruendo lontano dai riflettori, attraverso un’operazione militare che conferma quanto il Pakistan sia ormai diventato un attore strategico centrale negli equilibri del Golfo. Secondo quanto rivelato da Reuters, Islamabad ha inviato migliaia di soldati in Arabia Saudita durante il conflitto con Teheran, accompagnandoli con aerei da combattimento, droni e sistemi di difesa aerea di produzione cinese, nel quadro di un accordo di mutua difesa firmato tra i due Paesi.
La notizia aggiunge una dimensione ulteriore a una guerra che aveva già mostrato la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche saudite e l’estensione della proiezione regionale iraniana. Secondo le fonti di sicurezza citate dall’agenzia britannica, il Pakistan avrebbe schierato all’inizio di aprile uno squadrone di circa sedici jet da combattimento, due squadroni di droni e un sistema antimissile cinese destinato a proteggere il territorio saudita da eventuali nuovi attacchi iraniani. Tutto il dispositivo, secondo il rapporto, sarebbe stato operato da personale pakistano e finanziato da Riyad.
La cooperazione militare tra Arabia Saudita e Pakistan è antica, ma il livello del dispiegamento descritto da Reuters suggerisce qualcosa di molto più ampio rispetto a una semplice missione di supporto tecnico o consulenza strategica. Islamabad, secondo una fonte governativa citata nel rapporto, avrebbe la possibilità di inviare fino a 80 mila soldati per contribuire alla sicurezza del regno saudita in caso di escalation regionale.
Una cifra enorme, che fotografa il peso dell’intesa militare tra i due Paesi e soprattutto il grado di dipendenza reciproca costruito negli ultimi anni.
Da una parte c’è Riyad, che considera il Pakistan un partner militare affidabile, dotato di un esercito numeroso, esperienza operativa e capacità nucleari. Dall’altra c’è Islamabad, alle prese da tempo con crisi economiche profonde, debito estero, instabilità politica e necessità costante di sostegno finanziario proveniente dai Paesi del Golfo. L’Arabia Saudita, negli anni più difficili per l’economia pakistana, ha garantito linee di credito, depositi nella banca centrale e forniture petrolifere agevolate. La cooperazione militare rappresenta anche il riflesso di questo rapporto.
Nel testo emerge un altro elemento delicatissimo, probabilmente il più importante dal punto di vista strategico. Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif aveva lasciato intendere in passato che l’accordo con Riyad collocasse di fatto l’Arabia Saudita sotto “l’ombrello nucleare” del Pakistan. La formula non implica necessariamente un trasferimento di armi atomiche, ma richiama un’idea che circola da anni negli ambienti diplomatici e militari internazionali: l’eventualità che Islamabad possa garantire una forma di deterrenza indiretta alla monarchia saudita nel caso in cui l’Iran consolidi ulteriormente le proprie capacità strategiche.
Il tutto avviene mentre il Pakistan continua a svolgere un ruolo di mediazione nei contatti tra Stati Uniti e Iran. Ed è proprio questo doppio binario a rendere Islamabad particolarmente interessante agli occhi delle grandi potenze. Da una parte mantiene relazioni operative strettissime con Riyad e con le monarchie sunnite del Golfo, dall’altra conserva canali aperti con Teheran e con Washington, cercando di trasformare la propria posizione geografica e militare in un capitale diplomatico.
Nel frattempo la presenza cinese cresce sullo sfondo dell’intera vicenda. Il sistema di difesa aerea inviato in Arabia Saudita sarebbe infatti di produzione cinese, segnale ulteriore dell’espansione tecnologica e strategica di Pechino nella regione. La guerra tra Iran e Arabia Saudita, insomma, continua a produrre effetti molto oltre il campo di battaglia. E il Pakistan, silenziosamente, sta cercando di ritagliarsi il ruolo di potenza indispensabile negli equilibri del nuovo Medio Oriente.

