Per mesi la parola “operatore sanitario” è stata usata nel dibattito internazionale come sinonimo automatico di vittima civile innocente, trasformando qualunque dubbio sull’utilizzo militare degli ospedali di Gaza in una forma di sospetto moralmente inaccettabile. Adesso però una ricerca compilata da Salo Aizenberg, membro del board di Honest Reporting, riporta al centro una questione che Israele sostiene fin dall’inizio della guerra e che intelligence occidentali avevano già in parte confermato: Hamas e Jihad islamica palestinese hanno infiltrato in modo sistematico il sistema sanitario della Striscia, utilizzando ospedali e personale medico anche per attività operative e militari.
Il dossier, pubblicato da Jewish Onliner e costruito principalmente sui necrologi ufficiali diffusi dalle stesse organizzazioni terroristiche, identifica dieci operatori sanitari di Gaza che sarebbero stati contemporaneamente membri o comandanti delle ali armate di Hamas e PIJ. Il dato più significativo è proprio questo: molte delle informazioni non arrivano da fonti israeliane, ma dai comunicati celebrativi diffusi dagli stessi gruppi palestinesi dopo la morte dei loro uomini.
Tra i casi citati compare Tamer Mohammed Salman al-Humaidi, dirigente amministrativo dell’ospedale Al-Aqsa di Deir al-Balah, che la Jihad islamica palestinese avrebbe identificato anche come proprio comandante militare. Israele aveva dichiarato nel marzo 2024 di avere colpito all’interno del complesso ospedaliero un centro operativo della PIJ utilizzato per pianificare attacchi contro l’IDF. All’epoca quelle affermazioni furono accolte con forte scetticismo da una parte della stampa internazionale e delle organizzazioni umanitarie. La successiva ammissione della stessa Jihad islamica sul doppio ruolo di al-Humaidi ha però riaperto la questione.
Il rapporto elenca anche Haytham Muhammad Hammad, tecnico di sala operatoria indicato nei necrologi della PIJ come comandante di un’unità militare, e Ahmad Salah, infermiere del Nasser Hospital di Khan Yunis che Hamas avrebbe definito comandante dell’artiglieria del movimento. Proprio il Nasser Hospital era stato indicato dall’intelligence israeliana come uno dei luoghi nei quali sarebbero stati detenuti ostaggi israeliani rapiti il 7 ottobre. Associated Press aveva raccolto la testimonianza di una ex ostaggio che riferiva di essere stata trattenuta lì insieme ad altri sequestrati.
Secondo Aizenberg, almeno sei infermieri presenti nelle liste esaminate risultavano contemporaneamente affiliati alle strutture armate di Hamas. Tra questi figura anche Mohamed Kamal Al-Eid, morto nel marzo 2026 e celebrato sui social legati al movimento islamista sia come infermiere sia come combattente.
La questione è delicatissima perché investe uno dei pilastri della guerra informativa esplosa attorno a Gaza: il conteggio delle vittime civili e l’affidabilità dei dati provenienti dal ministero della Sanità della Striscia, controllato da Hamas. Gabriel Epstein, dell’Israel Policy Forum, analizzando una lista di 86 comandanti della Jihad islamica uccisi, ha osservato che molti di loro comparivano contemporaneamente nei registri ufficiali dei morti civili diffusi dalle autorità di Gaza.
Non significa automaticamente che ogni ospedale di Gaza fosse una base militare o che ogni operatore sanitario fosse un militante. Significa però che il confine tra infrastruttura civile e struttura operativa, dentro la Striscia controllata da Hamas, appare molto più opaco di quanto una parte del dibattito internazionale abbia voluto ammettere.
Già nel gennaio 2024 l’intelligence americana aveva concluso che Hamas e PIJ utilizzavano l’ospedale Al-Shifa per attività di comando, deposito di armi e detenzione di ostaggi. Anche documenti interni di Hamas analizzati da NGO Monitor descrivevano l’utilizzo delle strutture sanitarie durante le escalation militari come punti di raccolta per comandanti e operativi sensibili.
È proprio questo il nodo che rende il tema esplosivo sul piano politico e morale. Quando un’organizzazione armata si inserisce deliberatamente dentro ospedali, scuole o strutture civili, trasforma quei luoghi in spazi ibridi e usa la protezione internazionale garantita ai civili come copertura strategica. E quando un infermiere o un dirigente sanitario coincide con un comandante militare, ogni statistica sulle vittime diventa inevitabilmente più difficile da leggere, verificare e interpretare.
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