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USA, spot elettorale contro Israele scatena accuse di antisemitismo

Nel Michigan una pubblicità attribuisce al sostegno americano allo Stato ebraico il caro vita. Protestano l’ADL e alcuni democratici

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
USA, spot elettorale contro Israele scatena accuse di antisemitismo
Iimmagine generata con AI

«Dobbiamo rinunciare alle uova perché quei soldi servono a uccidere i palestinesi». È la battuta pronunciata da una donna americana in uno spot elettorale diffuso nel Michigan a sostegno del candidato democratico al Senato Abdul El-Sayed. Il filmato, che attribuisce agli aiuti statunitensi a Israele parte delle difficoltà economiche delle famiglie americane, ha suscitato accuse di antisemitismo e provocato una polemica che coinvolge anche esponenti del Partito democratico.

La pubblicità è stata realizzata da Rebellion PAC, un’organizzazione politica indipendente fondata da Cenk Uygur, commentatore progressista e cofondatore del programma The Young Turks, noto per le sue posizioni fortemente critiche verso Israele. Il comitato elettorale di El-Sayed ha preso le distanze dall’iniziativa, precisando di non aver partecipato alla sua realizzazione.

Lo spot mostra una coppia impegnata a fare la spesa. Quando il marito prende una confezione di uova, la moglie gli chiede di rimetterla sullo scaffale, spiegando che i sette dollari necessari all’acquisto devono essere risparmiati per finanziare la guerra a Gaza. Il dialogo prosegue con riferimenti ai miliardi di dollari destinati dagli Stati Uniti a Israele e con l’affermazione che ogni cittadino americano pagherebbe 161 dollari per sostenere i bombardamenti israeliani. Anche le banane finiscono tra i prodotti ai quali la famiglia dovrebbe rinunciare.

Il messaggio prende poi di mira Mike Rogers, candidato repubblicano al Senato, accusandolo di privilegiare gli interessi israeliani rispetto alle necessità degli abitanti del Michigan. Lo slogan conclusivo contrappone Rogers, presentato come il candidato che lavora «per loro», a El-Sayed, descritto come quello che si batte «per voi». Il riferimento è a una celebre pubblicità della campagna presidenziale di Donald Trump del 2024, riadattata per identificare Israele come il beneficiario delle scelte politiche americane.

La reazione dell’Anti-Defamation League è stata immediata. Il suo amministratore delegato, Jonathan Greenblatt, ha denunciato il ricorso a un meccanismo di colpevolizzazione dello Stato ebraico che considera un esempio di antisemitismo. «Volete sapere che aspetto ha la disperazione? Dare la colpa a Israele per il prezzo delle banane», ha scritto su X, accusando gli autori dello spot di trasformare Israele in un capro espiatorio.

Anche Dan Shapiro, già ambasciatore americano in Israele, ha contestato il messaggio, osservando che è legittimo opporsi agli aiuti statunitensi per ragioni politiche, morali o economiche, mentre attribuire a Israele la responsabilità dei prezzi nei supermercati significa diffondere un’affermazione priva di fondamento.
Le statistiche ufficiali, del resto, non confermano il collegamento suggerito dalla pubblicità. Secondo il Bureau of Labor Statistics, a settembre il prezzo medio di una dozzina di uova era di circa 2,27 dollari, mentre quello delle banane si attestava intorno ai 66 centesimi per libbra, pari a circa 454 grammi. Entrambi i prodotti risultavano meno costosi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le critiche sono arrivate anche da Haley Stevens, deputata democratica sconfitta da El-Sayed nelle primarie per il Senato. Stevens ha definito inaccettabile il ricorso a messaggi allarmistici su Israele, sostenendo che una simile strategia rischia di danneggiare le possibilità elettorali del suo partito.

Uygur ha respinto le accuse, affermando che contestare il sostegno finanziario americano al governo israeliano costituisce una legittima posizione politica. Secondo il commentatore, equiparare queste critiche all’odio antiebraico significa impedire qualsiasi discussione sull’utilizzo del denaro pubblico.

La portavoce di El-Sayed, Roxie Richner, ha ribadito che lo spot è completamente estraneo alla campagna ufficiale del candidato, impegnato a contrastare le politiche economiche di Trump. Una precisazione importante a pochi giorni dalle elezioni di metà mandato, nelle quali il Michigan rappresenta uno dei terreni di confronto più delicati.

La vicenda rivela quanto Israele sia diventato un tema divisivo nella politica americana, soprattutto all’interno del Partito democratico. Il rischio, evidenziato dalle organizzazioni ebraiche, è che il confronto sugli aiuti militari si trasformi in una ricerca di responsabilità collettive, alimentando pregiudizi che hanno una storia ben più lunga delle attuali controversie elettorali.