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ONU, nuove accuse di genocidio contro Israele

Una commissione d’inchiesta accusa lo Stato ebraico di proseguire il genocidio a Gaza e denuncia presunti crimini in Cisgiordania. Israele respinge il rapporto

Shira Navon

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ONU, nuove accuse di genocidio contro Israele
Iimmagine generata con AI

A un anno dall’entrata in vigore del cessate il fuoco nella Striscia di Gaza, una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite torna ad accusare Israele di genocidio, sostenendo che le operazioni militari proseguite dopo l’accordo dell’ottobre 2025 dimostrerebbero l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, la popolazione palestinese. Il nuovo rapporto, pubblicato lunedì 26 ottobre, estende le accuse alla Cisgiordania, dove le forze di sicurezza israeliane avrebbero commesso crimini di guerra e contro l’umanità. Il governo israeliano respinge integralmente le conclusioni, denunciando il carattere politico dell’inchiesta.

Il documento è stato elaborato dalla Commissione internazionale indipendente d’inchiesta sui Territori palestinesi occupati, istituita dal Consiglio dei diritti umani dell’ONU nel 2021. Secondo gli investigatori, dopo la tregua Israele avrebbe ampliato dal 53 al 60 per cento la propria presenza territoriale nella Striscia. Il rapporto attribuisce alle operazioni israeliane la morte di almeno 196 palestinesi nel periodo esaminato, tra cui donne e minori.

Particolarmente gravi le accuse riguardanti la Cisgiordania e il trattamento dei detenuti palestinesi. La commissione sostiene di aver documentato episodi di tortura e violenza sessuale, compresi sei casi che coinvolgerebbero detenuti uomini provenienti da Gaza e reclusi nella struttura militare di Sde Teiman. L’agenzia Associated Press ha tuttavia precisato di non essere riuscita a verificare autonomamente le testimonianze raccolte dagli investigatori, comprese quelle relative alle presunte aggressioni sessuali.

Il rapporto descrive inoltre un deterioramento della situazione in Cisgiordania dopo il massacro del 7 ottobre 2023. Secondo i dati presentati dalla commissione, i palestinesi uccisi in attacchi aerei sarebbero passati dai sei registrati tra il 2008 e il 6 ottobre 2023 ai 254 del periodo compreso tra il 7 ottobre 2023 e il 30 settembre 2026. Gli investigatori attribuiscono alle operazioni militari e alle violenze dei coloni un carattere sistematico.

La commissione, presieduta dal giudice indiano in pensione Srinivasan Muralidhar, chiede a Israele di porre fine all’occupazione e di evacuare gli insediamenti, richiamando il parere consultivo espresso dalla Corte internazionale di giustizia nel luglio 2024. Il documento contiene anche critiche all’Autorità nazionale palestinese, accusata di repressione nei confronti di oppositori, giornalisti e difensori dei diritti umani e di non aver indagato adeguatamente su alcuni episodi di violenza.

La risposta israeliana è arrivata attraverso il ministero degli Esteri e la rappresentanza diplomatica a Ginevra. Le autorità hanno definito il rapporto un documento propagandistico privo di fondamento, accusando la commissione di condurre una campagna volta a delegittimare Israele e a comprometterne il diritto alla difesa. L’ambasciatore Daniel Meron ha sostenuto che il tentativo di negare la legittimità dello Stato ebraico prosegue anche attraverso organismi internazionali incaricati di indagare sulle violazioni dei diritti umani.

Le conclusioni della commissione hanno un peso politico e potrebbero essere utilizzate nell’ambito di futuri procedimenti giudiziari internazionali, pur senza costituire una sentenza. La questione resta particolarmente delicata perché le accuse di genocidio richiedono l’accertamento di uno specifico intento di distruzione di un gruppo protetto, elemento che Israele contesta radicalmente.

Intanto, nella Striscia, l’esercito israeliano ha annunciato nuove operazioni contro uomini armati di Hamas e della Jihad islamica palestinese, diffondendo immagini di attacchi mirati, tra cui quello contro tre miliziani usciti da un tunnel nella zona di Khan Younis. Il permanere dell’attività militare e le controversie sull’applicazione della tregua rendono sempre più difficile separare il confronto diplomatico e giudiziario dall’evoluzione della situazione sul terreno.