Le elezioni israeliane del 27 ottobre hanno avuto un protagonista che non compare sulle schede elettorali: l’influencer politico. Giornalisti trasformati in star dei social, attivisti capaci di mobilitare centinaia di migliaia di persone, commentatori che parlano direttamente agli elettori aggirando i tradizionali mezzi d’informazione. Una battaglia digitale combattuta con video di pochi secondi, attacchi personali, ironia e una quantità impressionante di messaggi.
Nel campo di Benjamin Netanyahu, il nome più significativo è quello di Yair Netanyahu, figlio del premier, protagonista di una campagna permanente contro gli avversari del padre. Attivissimo su X, Yair è considerato uno dei principali animatori di quella che i critici chiamano ‘macchina del veleno’: una rete di account e militanti digitali che attaccano oppositori politici, magistrati e giornalisti. La sua forza consiste soprattutto nella capacità di orientare le conversazioni della destra più militante.
Accanto a lui emerge Yinon Magal, conduttore televisivo e sostenitore dichiarato di Netanyahu. Con circa 1,3 milioni di follower complessivi sulle diverse piattaforme, Magal è uno dei protagonisti della comunicazione politica israeliana. Durante la campagna ha attaccato duramente Gadi Eisenkot, arrivando a definirlo una «scimmia», espressione che ha provocato accuse di razzismo. Magal ha respinto quelle accuse, sostenendo di riferirsi alla presunta dipendenza politica di Eisenkot dalle élite ashkenazite.
Nell’area della destra nazionalista si muove anche HaTzel (ovverossia ‘l’ombra’), pseudonimo del rapper e attivista Yoav Eliasi, vicino alle posizioni di Itamar Ben Gvir. (Ebbene sì, in Israele ci sono rapper di destra, facciamocene una ragione). Il suo linguaggio diretto e provocatorio intercetta soprattutto un pubblico giovane, contribuendo a diffondere i messaggi della destra radicale. E dire ‘radicale’ è, ovviamente, un eufemismo.
Sul fronte opposto, la presenza digitale è più frammentata. Ben Caspit, Nadav Eyal e Josh Breiner, giornalista di Haaretz, figurano tra le voci più visibili del dibattito online. Critici verso Netanyahu, raggiungono pubblici differenti, senza costituire un fronte politico omogeneo. Anche Raviv Drucker, giornalista investigativo, ha contribuito al confronto pubblico sulle responsabilità del governo.
Una graduatoria Top-X relativa al terzo trimestre del 2026, costruita analizzando circa 22.500 post e 725 milioni di visualizzazioni, collocava Breiner, Magal, Caspit ed Eyal fra i protagonisti della discussione israeliana. Una fotografia significativa della polarizzazione del Paese. Ma il dato più sorprendente riguarda TikTok. Secondo un’analisi di N12 e Scooper, realizzata durante la campagna, Netanyahu ha generato da solo il 73 per cento delle interazioni complessive registrate dagli account di otto leader politici esaminati: circa 1,7 milioni di like, commenti e condivisioni in meno di un mese. Molto distanti Ben Gvir, Eisenkot e Naftali Bennett.
L’importanza di questa battaglia si comprende considerando che circa 550.000 giovani fra i 18 e i 22 anni erano chiamati a votare per la prima volta, secondo le stime riportate da N12. Una platea elettorale che i partiti hanno cercato di raggiungere con strumenti e linguaggi nuovi.
Quanto hanno contato, dunque, questi influencer sul risultato elettorale? È la domanda decisiva, alla quale manca ancora una risposta scientificamente attendibile. Milioni di visualizzazioni possono consolidare convinzioni, mobilitare simpatizzanti e imporre temi al dibattito pubblico. Tradurle in voti, però, richiede analisi che distinguano l’effetto dei social dalle preferenze politiche già esistenti. C’è poi il problema dell’autenticità del consenso digitale. Durante la campagna sono emerse denunce sull’utilizzo di account sospetti per amplificare messaggi favorevoli a Netanyahu. Un ulteriore motivo per guardare con cautela ai numeri.
Una cosa, intanto, appare chiara: in Israele la politica è entrata nell’epoca della campagna elettorale permanente, dove un video virale può imporre l’argomento del giorno e un influencer può diventare un protagonista del confronto nazionale. Il suo peso nelle urne resta tutto da misurare.

