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Tel Aviv, addio alle storiche case sulla spiaggia

Dopo decenni di controversie giudiziarie, la famiglia Or accetta di lasciare la propria abitazione sul mare. Il Comune vuole ampliare la spiaggia e restituire il litorale ai cittadini

Shira Navon

Tempo di Lettura: 3 min
Tel Aviv, addio alle storiche case sulla spiaggia
Iimmagine generata con AI

A Tel Aviv sta per scomparire uno degli ultimi frammenti della città di un tempo, quando lungo il Mediterraneo si potevano ancora costruire abitazioni direttamente sulla sabbia. Il tribunale distrettuale ha approvato un accordo che prevede lo sgombero di una delle storiche case della spiaggia di Metzitzim, a sud del porto, ponendo fine a una controversia giudiziaria durata anni. La famiglia Or, che occupa l’immobile al numero 9 di via Namal Tel Aviv, avrà sei mesi per trasferirsi e riceverà un indennizzo di 2,2 milioni di shekel, circa 500 mila euro.

La vicenda racconta anche la trasformazione urbanistica della metropoli israeliana, cresciuta attorno a un litorale che, nel corso dei decenni, è diventato uno dei suoi spazi pubblici più frequentati. Le prime abitazioni di questo tratto di costa risalgono alla fine degli anni Cinquanta, quando Tel Aviv aveva dimensioni e caratteristiche profondamente diverse da quelle attuali. Alcune famiglie si stabilirono praticamente sulla battigia, dando vita a un piccolo insediamento che sarebbe sopravvissuto alla progressiva modernizzazione della città.

La spiaggia deve la propria notorietà anche al cinema. Nel 1972 il film Metzitzim, interpretato da Arik Einstein e Uri Zohar, immortalò l’atmosfera della Tel Aviv balneare, trasformando quel tratto di costa in un luogo della memoria collettiva israeliana. Il nome della pellicola finì per identificare la spiaggia stessa, diventata negli anni una delle più conosciute della città.

Dietro l’immagine pittoresca delle case affacciate direttamente sul Mediterraneo si nascondeva tuttavia una complessa controversia sulla proprietà dei terreni. Secondo l’Autorità fondiaria israeliana e il Comune di Tel Aviv, gli edifici erano stati realizzati senza le necessarie autorizzazioni e gli occupanti non disponevano di titoli validi per rivendicare la proprietà del suolo pubblico.

La famiglia Or ha sempre sostenuto una versione diversa, affermando di avere acquistato regolarmente i diritti sull’abitazione dai precedenti occupanti, pagando una somma equivalente al valore di un appartamento di quattro stanze nella zona settentrionale della città. Nel corso degli anni avrebbe inoltre sostenuto ingenti spese di manutenzione, necessarie per contrastare il deterioramento provocato dalla salsedine e dalla corrosione marina.

Le autorità hanno contestato anche l’utilizzo economico degli immobili, sostenendo che fossero state ricavate ulteriori unità abitative destinate all’affitto, con introiti annui stimati in 96 mila shekel. L’Autorità fondiaria aveva inizialmente richiesto circa 9,2 milioni di shekel come risarcimento per l’occupazione dei terreni.

Una sentenza del 2025 aveva già disposto il rilascio degli edifici entro giugno 2026, lasciando aperta la questione degli indennizzi. Il ricorso successivo ha portato all’accordo annunciato il 22 ottobre, che prevede anche il deposito immediato di 500 mila shekel su un conto vincolato per consentire alla famiglia di trovare una nuova sistemazione.

Altre quattro famiglie hanno già lasciato l’area dopo avere ricevuto compensazioni economiche, mentre per un ultimo nucleo familiare resta aperto un procedimento giudiziario.

Il progetto municipale prevede l’ampliamento della spiaggia, l’estensione del parcheggio adiacente e soprattutto la realizzazione di un collegamento pedonale continuo tra il porto di Tel Aviv e la spiaggia Hilton. L’obiettivo è eliminare le interruzioni lungo la passeggiata costiera e rendere accessibili ai cittadini spazi finora occupati da abitazioni private.

Per Tel Aviv si tratta di un intervento urbanistico destinato a modificare uno dei luoghi più caratteristici del suo lungomare. Le vecchie case sulla sabbia, sopravvissute per quasi settant’anni alla crescita della città, lasceranno spazio a una nuova sistemazione del litorale. Con la loro scomparsa se ne andrà anche una testimonianza della Tel Aviv degli anni Cinquanta e Sessanta, quella dei piccoli stabilimenti balneari, delle famiglie che vivevano a pochi passi dalle onde e di un rapporto con il mare che appartiene ormai alla storia della città.