L’esercito israeliano e lo Shin Bet hanno annunciato domenica 25 ottobre l’uccisione nella Striscia di Gaza di due uomini accusati di aver trasferito milioni di shekel dall’Iran e dalla Turchia all’apparato militare di Hamas. Secondo le autorità israeliane, il denaro sarebbe stato utilizzato per ricostituire le capacità operative dell’organizzazione e preparare nuovi attacchi contro i soldati israeliani e la popolazione civile, anche durante il cessate il fuoco.
I due uomini, colpiti la settimana scorsa in operazioni aeree, sono stati identificati come Alaa Ibrahim Nimer Arshi, comandante di una cellula di Hamas, e Karam Riyad Hassan Abu Batihan, appartenente alla Jihad islamica palestinese. La loro attività, stando alle informazioni diffuse dalle forze di sicurezza israeliane, riguardava il trasferimento di ingenti somme destinate all’ala armata di Hamas durante il conflitto.
L’operazione richiama l’attenzione su un aspetto decisivo della situazione a Gaza, quello delle risorse finanziarie che consentono alle organizzazioni armate di continuare a operare anche dopo aver subito perdite considerevoli di uomini, infrastrutture e armamenti. La ricostituzione delle capacità militari richiede infatti una disponibilità costante di denaro, indispensabile per acquistare materiali, sostenere le reti operative e riorganizzare le strutture colpite.
Il riferimento all’Iran conferma il ruolo che Teheran ha storicamente svolto nel sostegno alle organizzazioni armate palestinesi. Più delicata è la questione turca, poiché il comunicato israeliano indica la Turchia come paese di provenienza dei trasferimenti senza precisare, almeno nelle informazioni rese pubbliche, l’identità dei finanziatori o le modalità attraverso le quali il denaro sarebbe arrivato nella Striscia. Non è quindi possibile attribuire sulla base di questa comunicazione una responsabilità diretta alle autorità di Ankara.
Nella stessa giornata, l’esercito israeliano ha reso noto di aver distrutto un deposito di armamenti di Hamas nella parte centrale della Striscia. L’attacco, effettuato giovedì scorso, avrebbe colpito una struttura utilizzata per conservare fucili Kalashnikov, un lanciatore e razzi. Anche questa operazione viene presentata da Israele come parte delle iniziative volte a impedire il riarmo dell’organizzazione.
Le due azioni, considerate insieme, illustrano la strategia israeliana di intervenire contemporaneamente sulle disponibilità finanziarie e sulle scorte di armamenti di Hamas. Secondo la versione fornita dalle forze armate, il movimento starebbe tentando di recuperare una parte delle proprie capacità militari e di organizzare nuove operazioni, in violazione degli impegni previsti dal cessate il fuoco.
Le informazioni diffuse domenica si inseriscono in una fase nella quale Israele continua a colpire figure ritenute centrali nella riorganizzazione di Hamas. All’inizio di ottobre, un bombardamento nel quartiere Rimal, nella parte occidentale di Gaza City, aveva preso di mira Ali al-Amoudi, indicato dalle autorità israeliane come successore di Yahya Sinwar alla guida del movimento nella Striscia. Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa israeliana, il tentativo sarebbe fallito perché l’obiettivo non si trovava nell’edificio al momento dell’attacco.
La successione di queste operazioni evidenzia quanto rimanga controversa la possibilità di stabilizzare Gaza mentre proseguono le accuse israeliane di riarmo e preparazione di nuovi attentati. Le dichiarazioni dell’esercito e dello Shin Bet, sulle quali si basa la ricostruzione degli ultimi attacchi, non risultano accompagnate da elementi pubblici sufficienti a verificare autonomamente l’entità dei finanziamenti intercettati.
Il problema resta quello della capacità di Hamas di ricostruire le proprie strutture militari.
Per Israele, impedire l’afflusso di risorse e la ricostituzione degli arsenali costituisce una condizione essenziale per la sicurezza futura. Finché continueranno a emergere segnalazioni di trasferimenti finanziari e tentativi di riarmo, il cessate il fuoco resterà esposto al rischio di nuove operazioni militari e di un ulteriore deterioramento della situazione nella Striscia.

