Hamas avrebbe minacciato di ripetere il massacro del 7 ottobre 2023, colpendo Israele, la Cisgiordania o obiettivi all’estero. L’avvertimento, trasmesso attraverso un alto funzionario delle Nazioni Unite, è arrivato ai vertici politici e militari israeliani, che stanno valutando la reale capacità dell’organizzazione terroristica di mettere in pratica le proprie intenzioni. A rendere particolarmente inquietante la vicenda è la scelta di Hamas di utilizzare un canale diplomatico internazionale per comunicare una minaccia di questa gravità.
Secondo quanto riferito dall’emittente israeliana Channel 13 e dal sito Ynet, alcuni dirigenti di Hamas avrebbero incontrato a Gaza il coordinatore umanitario dell’ONU Ramiz Alakbarov, incaricandolo di trasmettere un messaggio alle autorità israeliane. Il generale Yoram Halevy, responsabile del COGAT, l’organismo militare che coordina le attività israeliane nei territori palestinesi, avrebbe successivamente informato il primo ministro Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Israel Katz.
Il messaggio collegava la possibilità di una nuova offensiva all’avanzata dell’esercito israeliano oltre la cosiddetta Linea Gialla, che delimita le aree controllate dalle forze israeliane nella Striscia, e al rinvio delle elezioni legislative palestinesi. Secondo la ricostruzione televisiva, Hamas avrebbe dichiarato di essere pronto a organizzare un attacco paragonabile a quello del 7 ottobre ovunque se ne presentasse l’opportunità.
La minaccia interviene in una fase estremamente delicata per il futuro di Gaza. L’accordo di cessate il fuoco raggiunto nell’ottobre 2025 ha lasciato irrisolta la questione fondamentale del disarmo di Hamas, che continua a esercitare il proprio potere nella parte occidentale della Striscia. Israele, dal canto suo, mantiene il controllo di oltre il 60 per cento del territorio e subordina ulteriori ritiri alla rinuncia dell’organizzazione alle armi.
A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta la decisione del presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas di rinviare al settembre 2027 le elezioni legislative inizialmente previste per novembre.
Hamas, che vinse le ultime consultazioni parlamentari palestinesi nel 2006 e conquistò militarmente Gaza l’anno successivo, considera il rinvio un ulteriore ostacolo alle proprie ambizioni politiche. La prospettiva di un ritorno dell’Autorità Palestinese nella Striscia resta così legata a un confronto interno palestinese che appare lontano da qualsiasi soluzione.
Secondo Ynet, i servizi di sicurezza israeliani avrebbero inoltre raccolto indicazioni su preparativi militari di Hamas, compreso l’accumulo di armamenti e il loro trasferimento in aree civili. L’organizzazione riterrebbe che Washington, impegnata nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre, possa limitare temporaneamente la libertà d’azione militare israeliana. Si tratta di valutazioni attribuite a Hamas, la cui fondatezza resta da verificare.
Il problema per Israele consiste ora nel distinguere la pressione psicologica dalla preparazione di un’operazione concreta. Le capacità militari di Hamas sono state duramente colpite durante la guerra, mentre la presenza dell’esercito israeliano nella Striscia rende più difficile organizzare un’infiltrazione su vasta scala. Rimane tuttavia aperta la possibilità di attentati condotti attraverso altre strutture operative, soprattutto fuori da Gaza.
La vicenda evidenzia quanto sia fragile il processo diplomatico avviato sotto la presidenza Trump. Finché Hamas conserverà armi e capacità operative autonome, ogni accordo sul futuro della Striscia resterà esposto al rischio di una nuova escalation. E la minaccia di ripetere il 7 ottobre, a tre anni dal massacro, dimostra quanto il terrorismo continui a pesare sulle prospettive di sicurezza della regione.

