Un collaboratore della CIA con accesso a documenti classificati «Top Secret» è stato arrestato negli Stati Uniti con l’accusa di aver trasmesso informazioni riservate alla propria compagna, una giornalista indipendente che le avrebbe utilizzate per pubblicare articoli riguardanti Israele, l’Iran e la politica americana in Medio Oriente. Il caso, esploso a Washington, coinvolge alcuni dei dossier più delicati dell’intelligence statunitense, compresa una valutazione sulle tensioni interne alla società israeliana alla vigilia delle elezioni del 27 ottobre.
Il sospettato è Ian Brinksman, 42 anni, residente a Washington, impiegato presso una società che forniva servizi alla CIA. Secondo gli investigatori dell’FBI, avrebbe consultato ripetutamente documenti estranei alle proprie mansioni, comunicandone successivamente il contenuto alla compagna attraverso conversazioni telefoniche. Le informazioni sarebbero confluite in cinque articoli pubblicati nel corso del 2026, tre dei quali direttamente dedicati a Israele.
La giornalista, identificata dal quotidiano israeliano Ynet come Aida Chávez, dirige il sito indipendente Capital & Empire e ha collaborato in passato con The Intercept, The Nation e The Washington Post. Il suo nome non compare ufficialmente negli atti giudiziari diffusi dalle autorità americane, che la indicano come «Persona numero 1». Chávez, allo stato attuale, non risulta accusata di alcun reato.
Uno dei documenti al centro dell’inchiesta riguarderebbe le pressioni esercitate da Israele sull’amministrazione Trump affinché autorizzasse l’eliminazione di Mohammad Bagher Ghalibaf (محمدباقر قالیباف), presidente del Parlamento iraniano e figura di primo piano nei rapporti tra Teheran e Washington. Secondo quanto pubblicato dalla giornalista il 28 maggio, il governo israeliano avrebbe inoltre sollecitato nuovi attacchi contro le infrastrutture petrolifere iraniane, nella convinzione che un aggravamento della crisi economica potesse destabilizzare il regime.
Un secondo articolo, apparso il 29 luglio, descriveva invece le preoccupazioni israeliane per il progressivo indebolimento del sostegno americano. Secondo la valutazione attribuita alla CIA, Gerusalemme starebbe cercando di rendere la cooperazione militare e tecnologica con Washington sempre più strutturale, così da proteggerla dalle oscillazioni politiche successive alla presidenza Trump.
Particolarmente controverso è il rapporto pubblicato il 5 ottobre, attribuito alla Red Cell della CIA, un’unità incaricata di esaminare scenari alternativi. Il documento avrebbe preso in considerazione il rischio di gravi scontri interni in Israele, alimentati dalla crisi politica, dalle controversie sulla leva degli ultraortodossi e dalle conseguenze sociali ed economiche della guerra. Si trattava di un’analisi di possibili sviluppi, senza alcuna previsione ufficiale di un’imminente guerra civile.
A indirizzare gli investigatori verso Brinksman è stata soprattutto la ricostruzione dei suoi accessi ai sistemi informatici. L’FBI ha confrontato gli orari di consultazione dei documenti con i registri telefonici e le date di pubblicazione degli articoli, individuando una serie di coincidenze considerate significative. Nel corso del 2026 sarebbero state registrate oltre 800 comunicazioni o tentativi di contatto tra il sospettato e la giornalista.
Il direttore della CIA, John Ratcliffe, ha confermato che l’arresto del 23 ottobre è avvenuto dopo una segnalazione dell’agenzia all’FBI, sottolineando i rischi che la divulgazione di informazioni classificate comporta per le operazioni e per la sicurezza degli agenti. Il dipartimento della Giustizia contesta a Brinksman la trasmissione illegale di informazioni relative alla difesa nazionale, un’accusa che dovrà essere dimostrata in tribunale.
La vicenda apre ora un problema particolarmente delicato per Washington. Oltre alla possibile violazione delle procedure di sicurezza, l’inchiesta riguarda la circolazione pubblica di valutazioni riservate capaci di influenzare i rapporti diplomatici e il dibattito politico. Per Israele, a pochi giorni dalle elezioni, la diffusione di documenti che ipotizzano una grave destabilizzazione interna aggiunge un ulteriore elemento di tensione a una fase già segnata da profonde divisioni.

