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ONU, Nusseibeh sfida i favoriti post Guterres

La diplomatica emiratina di origine palestinese, che parla ebraico e ha studiato il sionismo, punta alla guida delle Nazioni Unite

Alessandro Carmi

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ONU, Nusseibeh sfida i favoriti post Guterres
Iimmagine generata con AI

Gli Emirati Arabi Uniti hanno candidato Lana Nusseibeh alla carica di segretario generale delle Nazioni Unite, aprendo uno scenario inatteso nella successione ad António Guterres, il cui mandato terminerà il 31 dicembre. La diplomatica, 48 anni, di origine palestinese e con una lunga esperienza al Palazzo di Vetro, potrebbe diventare la prima donna alla guida dell’ONU. La sua candidatura ha già ottenuto il sostegno unanime dei sei Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo, Arabia Saudita e Qatar compresi.

La decisione arriva mentre il Consiglio di Sicurezza fatica a individuare un successore condiviso. Dopo sei votazioni esplorative, nessuno dei candidati ha raccolto il consenso necessario delle cinque potenze dotate del diritto di veto. La favorita, Rebeca Grynspan, ex vicepresidente del Costa Rica, ha ottenuto nove voti favorevoli nell’ultimo scrutinio, incontrando tuttavia l’opposizione di due membri permanenti.

Nusseibeh possiede un profilo particolarmente interessante per Israele. Nata ad Abu Dhabi nel 1978, appartiene a una delle più antiche famiglie musulmane di Gerusalemme. Suo nonno Anwar fu ministro della Difesa giordano e, dopo la Guerra dei Sei Giorni, intrattenne contatti riservati con Moshe Dayan e Teddy Kollek. Lo zio Sari Nusseibeh, filosofo ed ex rettore dell’Università Al-Quds, promosse insieme all’ex capo dello Shin Bet Ami Ayalon un’iniziativa di pace fondata sul riconoscimento reciproco e sulla soluzione dei due Stati. La futura diplomatica ha studiato storia a Cambridge e successivamente ha conseguito un master in studi israeliani e della diaspora ebraica all’Università di Londra. Parla anche ebraico e ha approfondito la storia del sionismo, una preparazione piuttosto insolita per una rappresentante di un Paese arabo. Suo padre Zaki, nato a Gerusalemme, fu traduttore e consigliere dello sceicco Zayed, fondatore degli Emirati.

Ambasciatrice emiratina all’ONU dal 2013 al 2024, Nusseibeh ha presieduto due volte il Consiglio di Sicurezza durante il biennio 2022-2023. Ha partecipato alla diplomazia degli Accordi di Abramo, mantenendo rapporti con organizzazioni ebraiche americane e sostenendo il processo di normalizzazione tra Israele e gli Stati arabi. Dopo il massacro del 7 ottobre ha condannato gli assassinii e i rapimenti compiuti da Hamas, distinguendo esplicitamente l’organizzazione terroristica dalla popolazione palestinese. Il che non le ha impedito di assumere posizioni duramente critiche verso le operazioni militari israeliane a Gaza, contribuendo all’approvazione della risoluzione 2720 del Consiglio di Sicurezza sugli aiuti umanitari. Nel febbraio 2024 ha guidato la delegazione emiratina davanti alla Corte internazionale di giustizia, accusando Israele di gravi violazioni del diritto internazionale. La diplomatica si è inoltre opposta all’eventuale annessione israeliana di territori della Cisgiordania, avvertendo che una simile decisione potrebbe compromettere gli Accordi di Abramo e il processo di integrazione regionale.

La candidatura presenta comunque ostacoli significativi. Una consuetudine diplomatica favorirebbe questa volta l’America Latina, mentre sugli Emirati pesano le accuse di sostegno alle Forze di supporto rapido sudanesi, responsabili di atrocità nella guerra civile anche se Abu Dhabi respinge le accuse. Per Washington, che sollecita una profonda riforma dell’ONU, Nusseibeh potrebbe rappresentare una soluzione capace di superare lo stallo, sebbene manchi qualsiasi conferma di un sostegno ufficiale americano. Per Israele la prospettiva è più complessa. Una segretaria generale musulmana, di origine palestinese, cresciuta nella diplomazia emiratina e profonda conoscitrice della storia ebraica potrebbe aprire possibilità di dialogo finora inesplorate. Restano le sue dure prese di posizione contro la politica israeliana. Molto dipenderà dalla capacità di Nusseibeh di tradurre la familiarità con entrambi i mondi in una diplomazia realmente equilibrata.