Cinquanta agenti di intelligenza artificiale, centinaia di simulazioni e quattro possibili scenari per il futuro del conflitto israelo-palestinese. L’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale (INSS) di Tel Aviv ha sperimentato un nuovo metodo di analisi strategica, affidando a sistemi di IA il compito di riprodurre le decisioni dei principali attori regionali e internazionali nell’arco di tre anni. La soluzione che emerge con maggiore forza prevede una separazione progressiva tra israeliani e palestinesi, accompagnata dal mantenimento del controllo israeliano sulle principali questioni di sicurezza. Il modello, denominato PELS, contempla la creazione di un’entità palestinese dotata di ampie competenze amministrative e civili, la cui sovranità rimarrebbe limitata in campo militare. Israele conserverebbe la libertà di intervenire operativamente nei territori a ovest del Giordano per contrastare le organizzazioni terroristiche e impedire la formazione di nuove minacce. La ricerca, condotta da Udi Dekel e Ofer Guterman, è stata sottoposta il 15 ottobre all’esame di una cinquantina di esperti israeliani e internazionali. I risultati, pubblicati il 19 ottobre, indicano che questa formula potrebbe garantire condizioni più favorevoli rispetto alle alternative esaminate, soprattutto per quanto riguarda la protezione della popolazione israeliana e la stabilità nel lungo periodo. La sua realizzazione dipenderebbe tuttavia da condizioni politiche particolarmente impegnative. L’Autorità nazionale palestinese dovrebbe essere in grado di governare efficacemente, esercitare il controllo sulle forze armate palestinesi e rispettare gli impegni assunti. Un requisito fondamentale sarebbe il disarmo di Hamas e la sua esclusione dal potere, senza i quali qualsiasi processo di separazione rischierebbe di essere compromesso. Gli altri scenari analizzati mostrano difficoltà altrettanto rilevanti. Il mantenimento dell’attuale situazione, secondo le simulazioni, favorirebbe un progressivo deterioramento della sicurezza, mentre l’estensione della sovranità israeliana alla Giudea e Samaria, accompagnata dallo smantellamento dell’Autorità palestinese, incontrerebbe forti resistenze interne e internazionali. Un accordo definitivo fondato sulla soluzione dei due Stati offrirebbe invece benefici strategici nel lungo periodo, sebbene i ricercatori lo considerino attualmente irrealizzabile. La proposta PELS era già stata sviluppata dall’INSS nel marzo 2025. Nella sua formulazione originaria prevedeva un’autonomia palestinese estesa alle aree A e B della Cisgiordania, con possibili modifiche territoriali, mentre Israele avrebbe conservato il controllo dei confini e dello spazio aereo. L’obiettivo sarebbe consentire ai palestinesi di amministrare autonomamente la propria vita civile, riducendo al tempo stesso il rischio che il territorio diventi una base per nuove aggressioni. Rimangono numerose incognite, a cominciare dalla debolezza dell’Autorità palestinese e dalle difficoltà della politica israeliana nel sostenere una strategia pluriennale. Gli studiosi richiamano inoltre la necessità di contrastare le violenze degli estremisti ebrei, considerate un ulteriore fattore di destabilizzazione. L’esperimento offre dunque indicazioni sulle possibili conseguenze delle scelte politiche, senza pretendere di prevedere gli avvenimenti. La conclusione più significativa riguarda la possibilità di procedere verso una separazione graduale, subordinandone ogni avanzamento a garanzie di sicurezza verificabili. Un percorso che, secondo i ricercatori, potrebbe contribuire a superare l’attuale immobilismo, purché esistano interlocutori palestinesi capaci di assumersi responsabilità effettive.

