Home > Attualità > Belgio. Un tweet sui ristoranti di Gaza scatena la gogna

Belgio. Un tweet sui ristoranti di Gaza scatena la gogna

Nadia Geerts racconta in un libro gli insulti, le denunce e le richieste di dimissioni ricevute dopo aver pubblicato informazioni sui locali aperti nella Striscia

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 2 min
Belgio. Un tweet sui ristoranti di Gaza scatena la gogna
Iimmagine generata con AI

È bastato un tweet sui ristoranti aperti a Gaza per trasformare la saggista belga Nadia Geerts nel bersaglio di una violenta campagna sui social network, culminata in migliaia di firme raccolte per ottenere le sue dimissioni dalla radiotelevisione pubblica. A oltre un anno dai fatti, la scrittrice ricostruisce quanto accaduto nel libro L’affaire du tweet – Gaza ou la défaite de la raison, dedicato al clima di intimidazione che, a suo giudizio, circonda il dibattito pubblico sulla guerra tra Israele e Hamas. La vicenda risale al giugno 2025, quando durante una trasmissione televisiva belga Alain Kupchik, direttore dell’Istituto della memoria audiovisiva ebraica, aveva richiamato l’attenzione sulla presenza di attività di ristorazione nella Striscia di Gaza, citando anche la vendita di crêpes al cioccolato. Le sue parole, pronunciate mentre le organizzazioni umanitarie denunciavano una gravissima crisi alimentare, avevano provocato immediate polemiche. L’emittente aveva presentato le proprie scuse e adottato provvedimenti nei confronti dell’ospite. Geerts, che aveva partecipato alla trasmissione, decise successivamente di verificare personalmente la questione. Attraverso una ricerca online individuò immagini e informazioni relative a ristoranti ancora operativi a Gaza e condivise la scoperta sul proprio profilo X. Il messaggio, apparentemente circoscritto a un dato concreto, divenne rapidamente il punto di partenza di una mobilitazione contro di lei. Nel giro di poche ore arrivarono centinaia di messaggi offensivi, accompagnati da accuse di razzismo e insulti personali particolarmente pesanti. La controversia superò presto i confini dei social. Il Consiglio superiore dell’audiovisivo belga ricevette circa 150 lettere di protesta, mentre una petizione indirizzata al consiglio di amministrazione della RTBF, di cui Geerts era vicepresidente, ne chiedeva le dimissioni. In appena due settimane furono raccolte diecimila firme. La saggista ha scelto di raccontare l’esperienza attraverso un libro che affronta una questione più ampia, quella della possibilità di discutere pubblicamente informazioni controverse senza essere sottoposti a campagne di delegittimazione personale. Nel suo caso, la semplice pubblicazione di immagini di esercizi commerciali aperti è stata interpretata dai critici come un tentativo di minimizzare le sofferenze della popolazione palestinese. La presenza di ristoranti funzionanti, tuttavia, richiede una distinzione essenziale. L’esistenza di attività commerciali in alcune zone della Striscia, anche durante la guerra, non permette da sola di stabilire le condizioni alimentari dell’intera popolazione. Le valutazioni sulla carestia dipendono da indicatori relativi alla disponibilità di cibo, alla malnutrizione e alla mortalità, mentre immagini e testimonianze isolate possono descrivere situazioni locali molto differenti.