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Barcellona, BDS-Europa: porti, università e appalti nel mirino

Dal 18 al 20 novembre, attivisti, sindacalisti e personalità dello spettacolo si riuniscono per coordinare boicottaggi nei porti, nelle università e negli appalti pubblici.

Costantino Pistilli

Tempo di Lettura: 3 min
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Iimmagine generata con AI

Dal 18 al 20 novembre Barcellona ospiterà BDS@20, la conferenza europea del movimento per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. Al Casino l’Aliança del Poblenou si ritroveranno attivisti, sindacalisti, accademici e personaggi dello spettacolo. Gli organizzatori promettono di trasformare «la solidarietà in potere organizzato» e «l’indignazione in campagne». L’obiettivo è incidere su appalti pubblici, rapporti commerciali e collaborazioni universitarie.

L’appuntamento arriva in un clima di tensione. Durante le manifestazioni filopalestinesi di ottobre, in Italia sono comparsi slogan che celebravano il 7 ottobre 2023 come una giornata di resistenza. A Torino si sono registrati scontri con le forze dell’ordine. Episodi senza collegamenti accertati con la conferenza, ma indicativi della radicalizzazione di una parte dell’attivismo antisionista.

Un fenomeno indagato da Nora Bussigny, autrice francese infiltratasi nei collettivi antisionisti per documentarne linguaggi e riferimenti politici. Il suo libro I nuovi antisemiti, presentato a ottobre a Roma, Milano e Torino, ricostruisce le convergenze tra estrema sinistra e ambienti islamisti. L’edizione italiana contiene un capitolo inedito dedicato al nostro Paese. L’inchiesta, già raccontata da Setteottobre, offre una chiave di lettura del clima politico europeo, pur senza riguardare direttamente BDS@20.

Tra i protagonisti della giornata inaugurale figura Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, sanzionata dagli Stati Uniti nel 2025. Accanto a lei Omar Barghouti, cofondatore del BDS, sostenitore della prospettiva di uno Stato unico e promotore del boicottaggio accademico israeliano. Barghouti ha studiato all’Università di Tel Aviv, circostanza spesso ricordata dai suoi critici. Nel 2019 gli Stati Uniti gli negarono l’ingresso; nel 2024 la sua partecipazione a iniziative pubbliche a Bologna provocò contestazioni.

Il programma comprende Ghassan Abu-Sittah, chirurgo britannico-palestinese al centro di controversie per alcune dichiarazioni e frequentazioni. In una fotografia del 2019 compare accanto a Leila Khaled, militante del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, coinvolta in due dirottamenti aerei. Nel 2020 Abu-Sittah rese omaggio a Maher al-Yamani, esponente storico dello stesso gruppo. Tra gli invitati anche Robert Del Naja, cofondatore dei Massive Attack, l’attrice Hiba Abouk e l’ex parlamentare malese Nurul Izzah Anwar.

La varietà degli ospiti riflette la strategia del movimento: coinvolgere politica, cultura e sindacati per ampliare le campagne contro Israele. Particolare attenzione è rivolta ai porti, attraverso iniziative come Block the Boat, che puntano a ostacolare le spedizioni commerciali. Altre campagne chiedono alle università di interrompere collaborazioni con istituzioni israeliane e alle amministrazioni di escludere determinate aziende dagli appalti.

Il BDS rivendica il carattere nonviolento delle proprie iniziative e le presenta come strumenti di tutela dei diritti palestinesi. Restano interrogativi sulle conseguenze per la libertà accademica e sulla distinzione tra responsabilità del governo israeliano e rapporti con cittadini, ricercatori e imprese.

Anche l’accesso della stampa è sottoposto a condizioni. Gli organizzatori prevedono una procedura di accredito che comprende la valutazione dell’adesione a principi etici indicati dal movimento. Una scelta che solleva interrogativi sull’indipendenza dell’informazione: chi organizza una conferenza politica dovrebbe accettare anche il controllo critico dei cronisti.

La serata del 18 novembre sarà pubblica. Nei due giorni successivi i partecipanti discuteranno le strategie operative a porte chiuse. Il BDS vuole trasformare vent’anni di mobilitazione in una pressione organizzata sulle istituzioni europee. Dopo Barcellona, la partita si sposterà nei porti, nelle università e nei consigli comunali. Resterà da capire dove finisca la critica politica a Israele e dove cominci l’esclusione degli israeliani in quanto tali.