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Ilhan Omar, a rischio la cittadinanza

Indagine federale su presunte frodi all’immigrazione della deputata democratica, nota per le sue posizioni ostili a Israele

Paolo Montesi

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Ilhan Omar, a rischio la cittadinanza

La deputata democratica Ilhan Omar, una delle più accese oppositrici di Israele al Congresso americano, potrebbe rischiare la revoca della cittadinanza statunitense per presunte irregolarità nelle procedure di immigrazione. Secondo le notizie diffuse il 20 ottobre, l’FBI starebbe indagando sulle informazioni fornite dalla parlamentare e dalla sua famiglia al momento dell’ingresso negli Stati Uniti e della successiva naturalizzazione. Le accuse, ancora da dimostrare, potrebbero aprire un procedimento giudiziario dalle conseguenze politiche rilevanti.

Nata in Somalia, Omar arrivò negli Stati Uniti nel 1995 insieme alla famiglia, in fuga dalla guerra civile, e ottenne la cittadinanza americana cinque anni dopo. Secondo le informazioni pubblicate, gli agenti federali avrebbero perquisito la sua abitazione a Washington, sequestrando il telefono e alcuni documenti. Anche diversi familiari sarebbero stati convocati nell’ambito degli accertamenti.

Gli investigatori starebbero verificando possibili inesattezze nelle dichiarazioni presentate alle autorità dell’immigrazione, comprese alcune incongruenze relative alla data di nascita della deputata. L’obiettivo sarebbe accertare se eventuali informazioni false abbiano influito sull’ottenimento del permesso di soggiorno e, successivamente, della cittadinanza.

L’indagine avrebbe riportato all’attenzione anche una controversia che accompagna Omar da diversi anni. La deputata è stata accusata di aver sposato nel 2009 il proprio fratello, Ahmed Nur Said Elmi, per agevolarne l’immigrazione negli Stati Uniti. Si tratta di un’accusa mai dimostrata, che Omar ha sempre respinto. Una precedente verifica condotta nel 2019 dalle autorità americane non aveva individuato elementi sufficienti per procedere penalmente.

La parlamentare nega ogni irregolarità e denuncia il carattere politico delle accuse. Finora non risultano incriminazioni formalmente annunciate in relazione ai sospetti contestati. Anche nell’eventualità che emergessero elementi a suo carico, la revoca della cittadinanza richiederebbe un procedimento giudiziario e la dimostrazione di una frode rilevante ai fini della naturalizzazione.

Eletta alla Camera dei rappresentanti nel 2018, Omar è diventata una delle figure più controverse dell’ala progressista del Partito democratico, soprattutto per le sue dichiarazioni su Israele e sul rapporto tra lo Stato ebraico e gli Stati Uniti. Già nel 2012 aveva scritto che Israele aveva «ipnotizzato il mondo», ricorrendo a un’espressione successivamente riconosciuta come inappropriata. Nel 2019 provocò un’altra polemica collegando il sostegno politico americano a Israele al denaro, suscitando accuse di antisemitismo anche all’interno del proprio partito. In seguito presentò le proprie scuse.

La deputata sostiene il movimento BDS, che promuove il boicottaggio di Israele, e nel 2021 votò contro lo stanziamento di un miliardo di dollari destinato al sistema di difesa antimissile Iron Dome. Nel 2024 si oppose inoltre agli aiuti militari americani a Israele, accusando il governo israeliano di commettere un genocidio nella Striscia di Gaza. Le sue posizioni hanno contribuito a farne un punto di riferimento della sinistra radicale americana e, contemporaneamente, un bersaglio ricorrente delle critiche repubblicane e delle organizzazioni impegnate nella lotta all’antisemitismo.

L’eventuale procedimento sulla cittadinanza aprirebbe una questione senza precedenti recenti per una parlamentare federale. La legislazione americana consente di revocare la naturalizzazione ottenuta attraverso frodi o dichiarazioni materialmente false, ma impone requisiti probatori rigorosi.

A poche settimane dalle elezioni congressuali di novembre, la vicenda rischia di alimentare ulteriormente lo scontro politico americano. Resta da stabilire se gli investigatori dispongano di elementi nuovi rispetto alle accuse già esaminate in passato. Sarà questo, più delle polemiche suscitate dalle posizioni di Omar su Israele, a determinare l’eventuale sviluppo giudiziario del caso.