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USA colpiscono la banca ombra iraniana

Sanzionate 35 entità e individui legati ai circuiti clandestini che muovono miliardi tra petrolio, armi e proxy regionali

Alessandro Carmi

Tempo di Lettura: 4 min
USA colpiscono la banca ombra iraniana

Colpire il denaro per rallentare la macchina strategica di Teheran non è uno slogan vago ma una linea operativa precisa che Washington ha deciso di portare fino in fondo, e l’ultima mossa del dipartimento del Tesoro americano segna un salto di qualità perché mette nel mirino il cuore meno visibile e più efficace del sistema iraniano, quella rete parallela che consente al regime di aggirare le sanzioni e continuare a finanziare operazioni militari e attività indirette in tutta la regione.

Il 28 aprile l’Office of Foreign Assets Control ha inserito nella lista nera 35 tra società e individui che gestiscono l’architettura della cosiddetta shadow banking iraniana, un sistema che secondo il Tesoro muove l’equivalente di decine di miliardi di dollari attraverso società di comodo, case di cambio e intermediari sparsi in più giurisdizioni. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito questa infrastruttura una vera e propria linea vitale finanziaria per le forze armate iraniane, sottolineando come i fondi che transitano in questi circuiti alimentino attività che incidono sugli equilibri regionali e sul commercio globale.

La struttura è costruita per rendere opaco ogni passaggio. Al centro operano le cosiddette società rahbar, entità private che controllano migliaia di società schermo all’estero per conto di banche iraniane escluse dai circuiti finanziari ufficiali. Il meccanismo è semplice nella logica e complesso nell’esecuzione, perché spezzando le transazioni in una catena di passaggi distribuiti tra paesi diversi diventa molto più difficile ricostruire il percorso del denaro e collegarlo all’origine. In questo modo istituti sanzionati riescono a rientrare indirettamente nel sistema finanziario internazionale.

Tra i nodi principali emerge la rete collegata a Shahr Bank, con la società Farab Soroush Afagh Qeshm Company che coordina flussi finanziari legati in larga parte alla vendita di petrolio e derivati. Il Tesoro indica collegamenti diretti con aziende energetiche statali e strutture militari, mentre intermediari come HMS Trading FZE facilitano spedizioni per conto della National Iranian Oil Company e di altre entità già note agli osservatori internazionali. Un tassello rilevante è rappresentato anche da Shuqun LTD, società con base nel Regno Unito che avrebbe trasferito oltre 70 milioni di dollari per operazioni legate al greggio iraniano.

La rete non si limita al settore energetico. Le designazioni riguardano anche circuiti finanziari collegati a istituti che operano sotto il controllo diretto dell’apparato militare o dell’ufficio della guida suprema. Bank Sepah, indicata come uno dei principali canali di finanziamento del programma missilistico balistico, utilizza società rahbar dedicate per mantenere attivi i propri flussi, mentre Bank Sina e altri istituti fanno ricorso a strutture analoghe per sostenere attività che vanno dall’approvvigionamento di materiali alla gestione dei pagamenti internazionali.

Un altro asse centrale è rappresentato da Bank Melli, la cui rete parallela processa miliardi di dollari in transazioni coinvolgendo compagnie di facciata registrate in Asia e in altre piazze finanziarie. Le società designate, tra cui Fratello Carbone Trading Limited e RQI Commodity HK Limited, sono indicate come strumenti operativi per convogliare fondi verso il settore energetico e verso entità legate ai pasdaran, confermando quanto il confine tra economia e apparato militare resti estremamente poroso.

Le implicazioni non si fermano alla lista dei soggetti colpiti. Tutti i beni riconducibili alle entità designate negli Stati Uniti vengono congelati e qualsiasi transazione con soggetti americani è vietata, mentre anche operatori di paesi terzi rischiano sanzioni se facilitano queste attività. Il Tesoro ha inoltre chiarito che pagamenti destinati all’Iran o ai Guardiani della rivoluzione per garantire il transito nello stretto di Hormuz espongono a conseguenze rilevanti, un passaggio che segnala quanto la dimensione economica e quella strategica siano ormai intrecciate.

Questa operazione si inserisce in una campagna più ampia che, secondo i dati ufficiali, ha portato a sanzionare circa mille tra persone, navi e aeromobili legati all’Iran dall’inizio del 2025. Il messaggio è chiaro, perché Washington punta a rendere sempre più costoso per Teheran mantenere in funzione il proprio sistema parallelo, nella convinzione che colpire le risorse significhi incidere sulla capacità operativa del regime.

Resta da capire fino a che punto questa pressione riuscirà a rallentare un meccanismo che negli anni ha dimostrato una notevole capacità di adattamento. La rete della banca ombra iraniana nasce proprio per resistere alle restrizioni e tende a riorganizzarsi ogni volta che viene colpita, spostando uomini, società e flussi. La partita si gioca quindi su un terreno mobile, dove ogni intervento produce effetti immediati ma apre anche spazi per nuove configurazioni, in un confronto che ha ormai assunto un carattere strutturale.