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Sansal: “La Francia per me è finita, me ne vado”

L’annuncio-choc del romanziere algerino Boualem Sansal critico dell’Islam: “Gli oligarchi del pensiero sono peggio della dittatura in Algeria e mi dipingono come un criminale. Devo evadere”

Giulio Meotti

Tempo di Lettura: 6 min
Sansal: "La Francia per me è finita, me ne vado"

L’ho definito “lo scrittore che sta morendo in galera per aver difeso anche la nostra libertà. La storia incredibile di Sansal, il grande romanziere critico dell’Islam, spiato, licenziato, sotto fatwa, che non ha voluto abbandonare la sua patria e accettare la sottomissione”.

Del titolo cambierei la parte sulla “nostra libertà”: sembra che vogliamo essere liberi di attaccare Sansal.

In un’epoca in cui la letteratura è ridotta a esercizio di autocompiacimento (in Italia la letteratura è soltanto autobiografismo progressista), Boualem Sansal ha osato descrivere in tanti romanzi un futuro distopico dove l’Islam ha spento ogni luce della ragione, anticipando con lucidità ciò che molti quartieri europei vivono già oggi.

In un attimo di ingenuità avevo proposto anche di dare a Sansal lo Strega, “così almeno avrebbe significato qualcosa. Il romanziere condannato all’agonia in carcere per lesa critica dell’Islam nel più squallido silenzio dei nostri scrittorini, gli smidollati che pestano i piedi soltanto ai luoghi comuni”.

Ora il potente sindacato degli scrittori e degli smidollati ha ottenuto il suo scalpo più prestigioso.

Ieri ho parlato con Sansal.

“Non vivo bene”, mi ha detto Sansal da Bruxelles. Se ti fai un anno di carcere algerino d’altronde è difficile che tornerai lo stesso di prima.

Sul punto di entrare all’Accademia reale del Belgio, lo scrittore franco-algerino liberato dal carcere e tornato in Francia si confida con Le Figaro sulle ragioni che potrebbero spingerlo all’esilio, denunciando gli attacchi di una “manciata di oligarchi del pensiero”.

Basta leggere un ignobile articolo di Stefano Montefiori sul Corriere della Sera: Sansal l’ingrato, Sansal l’islamofobo, Sansal cosa si lamenta?

Sansal prende in considerazione l’idea di esiliarsi in Belgio o in Svizzera (speriamo scelga la Svizzera, perché il Belgio è più fottuto della Francia). Nato in Algeria, Sansal ha pubblicato la maggior parte dei suoi romanzi in Francia, dove vive da una ventina d’anni per sfuggire alla censura del regime algerino che vieta la pubblicazione di certi discorsi ritenuti lesivi della nazione algerina.

Una giornalista di Le Monde ha appena dichiarato su France 5 che Sansal “non è un grande scrittore”.

Ecco: si comincia con islamofobo e finisce che non vali niente.

In un’intervista concessa all’AFP, nel cuore del Palazzo delle Accademie di Bruxelles dove si prepara a fare il suo ingresso, Sansal ha espresso la sua stanchezza e il desiderio di cambiare aria: “La Francia è finita per me. Mi restano pochi mesi da trascorrere in questo paese. Poi me ne vado”.

Ferghane Azihari si è chiesto se non sia “la Francia ad aver abbandonato Sansal”.

“Perché restare in Francia con tutti questi attacchi che subisco mattina e sera?”, si chiede Sansal. “Queste sono insulti, non più critiche. La critica sono abituato a riceverla, passo le mie giornate a criticare, ma qui si è passati al livello dell’insulto. Il problema è una manciata di oligarchi del pensiero, di piccoli dittatori da scrivania”. Sansal confida la sua stanchezza e le sue preoccupazioni dopo le campagne di denigrazione che lo hanno preso di mira nelle ultime settimane: “Mi dipingono come un criminale, devo evadere. È peggio della dittatura in Algeria. Stanno esercitando su di me una dittatura del pensiero, perché vogliono farmi tacere. Vogliono farmi paura”.

E conferma le sue intenzioni di esilio: “Me ne andrò. E continuerò a criticare tutto il giorno. Per strada, ovunque, anziani, giovani, perfino bambini, adolescenti che vengono da me e mi dicono grazie. Ma è il problema di una manciata di oligarchi del pensiero, di piccoli dittatori da scrivania”.

Meglio celebrare romanzieri che cantano le lodi del meticciato mentre le banlieue bruciano, piuttosto che un uomo che ha pagato con la galera la sua coerenza.

Sansal arriva a “pentirsi di aver iniziato a scrivere”.

Sansal eletto all’Accademia di Francia

Parlando con Tv5 Monde, Sansal ha ricordato che la sua rottura con la gauche si è consumata al tempo della sua prigionia: “Non ci si mette in ginocchio perché il potere algerino ti tiene ostaggio. No, bisogna restare in piedi. Ero una pecora di cui si negoziava il prezzo della carne”.

È il paradosso della soumission houellebecquiana: non serve più una conquista armata quando si può infiltrare le istituzioni, le scuole, i media, l’editoria. Sansal lo sa bene. Ha visto l’Algeria scivolare dal nazionalismo terzomondista all’islamismo e ora assiste allo stesso processo in Francia, con la complicità di élite che credono di redimersi dal colonialismo inginocchiandosi davanti al nuovo padrone. La laicità francese, già malata, diventa simulacro: si vietano i presepi per non offendere e si tollerano le preghiere di massa che bloccano le strade. Si processa chi disegna Maometto e si protegge chi predica la sharia nei quartieri.


Maurice Dantec

L’autoesilio di Sansal dalla Francia mi ha ricordato quello di un altro grande scrittore francese, Maurice Dantec, che si disse “stanco della decadenza dell’Europa” e andò a vivere in Canada. Quando gli chiesero perché Gallimard aveva smesso di pubblicarlo (Sansal ha lasciato Gallimard), Dantec rispose: “Forse hanno ricevuto ordini dalla Moschea di Parigi”. Dantec scrisse che “la ‘libertà di espressione’ mi interessa poco se significa la libertà delle mucche di guardare i treni che passano mentre ruminano, poco prima della macellazione”. In una intervista a Le Monde, Dantec annunciò di voler “difendere i valori giudaico-cristiani, la continuità della civiltà europea e l’esistenza di Israele”, anche a costo di rompere con il sistema mediatico-culturale.

Intanto la gauche di Virginie Despentes guida il fronte degli scrittori che hanno lasciato Grasset dopo l’arrivo di Sansal e il licenziamento di Olivier Nora da parte di Vincent Bolloré. Solo pochi giorni dopo l’attentato a Charlie Hebdo, la Despentes scrisse a proposito dei due terroristi responsabili della strage: “Li ho amati persino nella loro goffaggine, quando li ho visti con le armi in mano seminare il terrore urlando ‘abbiamo vendicato il Profeta’”.

Ognuno ha i suoi eroi.

E così la Francia conquistata dall’Islam, un tempo terra di spiriti liberi, si prepara a separarsi dal suo spirito più libero, nobile e indomito che ricorda lo scrittore russo Alexander Solzhenitsyn, che nel 1978 tenne il suo grande discorso a Harvard e questo rifugiato dell’inferno comunista ci accusò, noi abitanti del purgatorio, di illuderci di vivere in paradiso.

La grande opera di Boualem Sansal sopravviverà. Ma il prezzo pagato – fatwa, carcere algerino, isolamento, odio, ostracismo – rivela quanto sia diventato costoso, oggi, dire la verità sull’islamizzazione dell’Occidente e tentare di salvarlo.



https://meotti.substack.com/p/la-francia-per-me-e-finita-me-ne


Sansal: “La Francia per me è finita, me ne vado”