L’amministrazione americana ha compiuto un nuovo passo nella sua offensiva contro le reti internazionali considerate vicine ad Hamas e alle organizzazioni terroristiche palestinesi, colpendo figure centrali dell’universo radicale filo-palestinese attivo tra Europa, Medio Oriente e campus occidentali. Le ultime sanzioni annunciate dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti potrebbero però rappresentare soltanto l’inizio di un’operazione più ampia che ora sembra puntare verso Masar Badil, movimento già osservato con crescente attenzione da governi europei e analisti dell’antiterrorismo.
Il 19 maggio l’Office of Foreign Assets Control del Tesoro americano ha sanzionato quattro persone accusate di essere coinvolte nelle reti internazionali di sostegno ad Hamas, comprese attività legate alle cosiddette flottiglie dirette verso Gaza e alla struttura di Samidoun, organizzazione già indicata dalle autorità americane come una copertura del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, il PFLP, gruppo inserito nelle liste terroristiche di Stati Uniti e Unione Europea.
Tra i nomi colpiti dalle sanzioni figurano Mohammed Khatib e Jaldia Abubakra, entrambi dirigenti di Samidoun e contemporaneamente membri dell’esecutivo di Masar Badil, organizzazione nata nel 2021 e presentata pubblicamente come “movimento rivoluzionario alternativo palestinese”. Proprio questa sovrapposizione di leadership sta alimentando negli Stati Uniti e in Germania la convinzione che Masar Badil rappresenti di fatto una prosecuzione operativa e politica di Samidoun sotto un altro nome.
Secondo diversi rapporti dell’Anti-Defamation League, di NGO Monitor e di centri di ricerca tedeschi specializzati in estremismo, le due organizzazioni condividono strutture, dirigenti e strategia politica. Khaled Barakat, fondatore di Masar Badil, viene indicato come uno dei principali dirigenti internazionali del PFLP ed era già stato sanzionato dal Tesoro americano nell’ottobre 2024. Anche Charlotte Kates, coordinatrice internazionale di Samidoun, compare come referente ufficiale del sito di Masar Badil.
Il caso assume un peso ancora maggiore perché Masar Badil è diventato negli ultimi anni uno dei punti di riferimento dell’attivismo radicale anti-israeliano in Europa, soprattutto in Germania, Belgio, Spagna e nei circuiti universitari internazionali. Le autorità tedesche hanno più volte lanciato l’allarme sui legami dell’organizzazione con ambienti vicini al terrorismo palestinese. Felix Klein, commissario federale tedesco contro l’antisemitismo, aveva denunciato già all’inizio del 2025 il tentativo di sfruttare il conflitto mediorientale per diffondere odio antiebraico e radicalizzazione politica.
Il governo tedesco ha inoltre confermato ufficialmente che Masar Badil risulta “strettamente intrecciata” a Samidoun “sul piano del personale e della strategia”. Negli ultimi mesi parlamentari appartenenti a SPD, Verdi, FDP e CSU hanno chiesto apertamente di vietare il movimento in Germania, mentre organizzazioni come Honestly Concerned e Democ hanno presentato rapporti dettagliati alle istituzioni europee per sollecitare l’inserimento del gruppo nelle liste terroristiche dell’Unione Europea.
Dietro queste sigle si muove una galassia che negli ultimi anni ha imparato a utilizzare linguaggi diversi a seconda del pubblico di riferimento. Da una parte il lessico dei diritti umani, dell’anticolonialismo e della “resistenza”, dall’altra rapporti sempre più evidenti con figure legate a Hamas, al PFLP e a organizzazioni che sostengono apertamente la lotta armata contro Israele.
Il Tesoro americano, nella nota ufficiale che accompagna le nuove sanzioni, parla di una “rete globale diversificata” che permette ad Hamas di espandere influenza politica, sostegno logistico e attività internazionali. Una formulazione che molti osservatori leggono come un segnale preciso. Washington sembra ormai orientata a colpire non soltanto i gruppi direttamente coinvolti nel terrorismo, ma anche l’infrastruttura politica, finanziaria e propagandistica che opera attorno ad essi in Europa e nel mondo occidentale.
Per questo motivo Masar Badil appare oggi come il prossimo dossier aperto sul tavolo delle autorità americane ed europee. E il fatto che dirigenti appena sanzionati da Washington continuino a occupare posizioni centrali all’interno dell’organizzazione rende sempre più difficile sostenere che si tratti soltanto di una coincidenza politica o ideologica.

