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Università europee, gli ebrei sotto assedio

Un rapporto su nove Paesi denuncia intimidazioni e discriminazioni negli atenei. In Italia il 71 per cento degli studenti ebrei teme di mostrare la propria identità

Paolo Montesi

Tempo di Lettura: 3 min
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Il 71 per cento degli studenti universitari ebrei italiani si sente insicuro nel manifestare la propria identità. L’86 per cento evita di esprimere apertamente le proprie opinioni su Israele. Sono due dei dati più allarmanti contenuti in A Climate of Fear and Exclusion, il rapporto pubblicato nell’agosto 2025 da B’nai B’rith International, European Union of Jewish Students e dal centro di ricerca tedesco democ. Un’indagine che documenta come, dopo il massacro del 7 ottobre 2023, numerose università europee siano diventate ambienti ostili per gli studenti ebrei.

Il rapporto esamina la situazione in nove Paesi, tra cui Italia, Francia, Germania e Regno Unito, raccogliendo episodi di intimidazione, aggressioni, vandalismi e discriminazioni. In diversi atenei le proteste contro Israele sono state accompagnate da slogan antisemiti, celebrazioni di Hamas e richiami alla distruzione dello Stato ebraico. Particolarmente preoccupante, secondo gli autori, è stata la risposta spesso debole o contraddittoria delle autorità accademiche.

La sezione italiana, curata da Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, descrive un fenomeno che coinvolge direttamente la vita quotidiana degli studenti. I dati provengono da un’indagine condotta dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia tra novembre 2023 e maggio 2024. Il 68 per cento degli intervistati dichiara di aver subito o osservato atteggiamenti antisemiti da parte dei compagni di corso, mentre il 35 per cento riferisce comportamenti ostili da parte di docenti.

Le percentuali, riferite al campione dell’indagine, restituiscono una situazione nella quale l’appartenenza ebraica rischia di trasformarsi in un elemento da nascondere. Per frequentare le lezioni senza esporsi a contestazioni, molti giovani preferiscono tacere, evitare discussioni sul Medio Oriente o rinunciare a rendere riconoscibile la propria identità.

La questione investe direttamente la libertà accademica. Criticare il governo israeliano, contestarne le decisioni militari o sostenere la causa palestinese rientra pienamente nel diritto al dissenso. Quel diritto viene compromesso quando uno studente ebreo è chiamato a rispondere personalmente delle azioni di Israele oppure viene considerato responsabile di una guerra per la propria appartenenza religiosa o culturale.

Il rapporto documenta episodi che mostrano quanto questo confine sia stato frequentemente oltrepassato. Nei Paesi Bassi viene ricordata anche la cancellazione di una lezione dedicata alla Shoah e all’antisemitismo. In altri contesti universitari sono comparsi slogan che equiparano indiscriminatamente i sionisti ai nazisti, mentre alcune manifestazioni hanno visto la partecipazione o l’influenza di organizzazioni estremiste.
Il quadro italiano presenta anche segnali differenti. La rettrice della Sapienza Antonella Polimeni ha difeso la prosecuzione delle collaborazioni con l’Università Ebraica di Gerusalemme, mentre a Padova la rettrice Daniela Mapelli ha condannato le atrocità commesse da Hamas. Alcune associazioni studentesche hanno inoltre promosso iniziative con l’UGEI contro le discriminazioni e i boicottaggi accademici.

Sono prese di posizione importanti, che tuttavia lasciano aperta una questione più generale. Le università europee dispongono di regolamenti contro ogni forma di discriminazione e rivendicano abitualmente la propria vocazione al pluralismo. L’esperienza denunciata da numerosi studenti ebrei suggerisce che quei principi incontrino difficoltà proprio quando dovrebbero essere applicati.

La ricerca, pubblicata oltre un anno fa, ha trovato ulteriori motivi di attualità nelle indagini successive. Nel marzo 2026, un rapporto dell’Union of Jewish Students britannica ha rilevato che il 23 per cento degli studenti interpellati aveva assistito a comportamenti diretti contro studenti ebrei a causa della loro religione o origine etnica.

Il problema riguarda dunque la capacità delle istituzioni accademiche di garantire concretamente le libertà che dichiarano di difendere. Se uno studente deve scegliere tra frequentare serenamente l’università e manifestare la propria identità ebraica, qualcosa di essenziale nel patto educativo si è incrinato. E per un continente che ha fatto della memoria della Shoah uno dei fondamenti della propria coscienza democratica, sarebbe difficile immaginare una contraddizione più grave.