Il rapper francese Médine torna al centro delle polemiche con una canzone che racconta la morte di un bambino ebreo israeliano in un attentato suicida, dopo averne descritto i genitori come coloni sanguinari, responsabili delle sofferenze dei palestinesi. Il brano, intitolato Enfant du destin, ha suscitato nuove accuse di antisemitismo e apologia del terrorismo, riaprendo in Francia una controversia che accompagna da anni la carriera dell’artista.
Il protagonista si chiama David. È ebreo, vive in Israele e, secondo le parole della canzone, i suoi genitori sono coloni con «le mani piene di sangue». La loro identità cambia nel corso del testo, dove vengono presentati anche come militari e agenti del Mossad. Una sovrapposizione che finisce per attribuire alla famiglia del bambino ogni responsabilità possibile nel conflitto israelo-palestinese.
Médine costruisce attorno a David un mondo dominato dalla violenza israeliana. I palestinesi appaiono come bambini che lanciano pietre contro carri armati ed elicotteri, mentre i genitori del protagonista vengono descritti come persone insensibili, pronte a calpestare le macerie di una scuola materna. Il bambino diventa così il destinatario di una colpa collettiva che precede qualsiasi sua scelta o responsabilità personale.
Il passaggio più controverso arriva nel finale. Un uomo apre il cappotto, aziona un ordigno esplosivo e si fa saltare in aria. David muore. La canzone si chiude con l’affermazione che i suoi genitori continueranno a comportarsi come prima, lasciando la morte del bambino all’interno di una rappresentazione nella quale la violenza terroristica appare come conseguenza delle azioni israeliane.
A rendere ancora più inquietante la polemica è l’annuncio dello stesso rapper di voler pubblicare un seguito dedicato al punto di vista dell’attentatore suicida. La scelta solleva interrogativi sul confine tra rappresentazione artistica della violenza e sua possibile giustificazione, soprattutto quando la vittima è un bambino identificato anzitutto attraverso la propria appartenenza ebraica.
Médine, da tempo figura divisiva della scena musicale francese, era già stato contestato per precedenti dichiarazioni e provocazioni. La sua partecipazione nel 2023 alle università estive degli Ecologisti, allora conosciuti come Europe Écologie-Les Verts, aveva provocato un acceso dibattito politico. Le polemiche avevano coinvolto anche La France insoumise, evidenziando le profonde divisioni della sinistra francese sul rapporto con l’artista.
La nuova canzone riporta quella discussione su un terreno particolarmente delicato. Sui social sono comparsi appelli al ministro dell’Interno Laurent Nuñez affinché intervenga, mentre le accuse rivolte al rapper riguardano soprattutto il modo in cui vengono rappresentati gli ebrei e l’assenza di una condanna esplicita dell’attentato. Resta naturalmente distinta la valutazione politica e morale del testo da quella giuridica, che richiederebbe di accertare se le parole della canzone integrino gli estremi di un reato secondo la legislazione francese.
Il caso arriva in un momento in cui l’antisemitismo costituisce una delle questioni più sensibili del dibattito pubblico francese. La vicenda di David pone una domanda che va oltre la libertà di espressione di un artista. Quale effetto produce una canzone quando trasforma l’identità ebraica di un bambino nella premessa della sua morte e lascia che sia il linguaggio della vendetta a spiegare l’attentato? È su questo punto che si misurerà anche la reazione della politica francese.

