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Mondiali scacchi, bambini israeliani boicottati

In Spagna pressioni sui giovani giocatori arabi per evitare gli avversari israeliani. Un tredicenne siriano sfida il divieto e vince

Shira Navon

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Mondiali scacchi, bambini israeliani boicottati
Iimmagine generata con AI

Il boicottaggio degli sportivi israeliani arriva fino alle scacchiere dei bambini. Ai Campionati mondiali giovanili di scacchi, in corso a Roquetas de Mar, in Spagna, le tensioni politiche del Medio Oriente hanno investito giocatori di appena undici e tredici anni, chiamati a scegliere tra il rispetto delle indicazioni delle proprie federazioni e la possibilità di affrontare liberamente gli avversari sorteggiati. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El País, alcuni rappresentanti di Siria, Libano e Algeria hanno cercato di impedire gli incontri con gli israeliani, sollevando una questione che coinvolge direttamente il diritto dei minori a partecipare alle competizioni internazionali senza discriminazioni legate alla nazionalità.

Il caso più significativo riguarda Talab Rami, tredicenne siriano residente nel Regno Unito, considerato tra i migliori trentacinque scacchisti al mondo della propria categoria. Arrivato in ritardo al torneo per difficoltà burocratiche legate al visto, Rami aveva perso a tavolino i primi due incontri, prima di recuperare terreno con una serie di vittorie. Al quinto turno ha battuto l’israeliano Michael Dorfman, malgrado i tentativi della federazione siriana di impedire che la partita si disputasse.

Il ragazzo ha raccontato di essere arrivato alla scacchiera senza conoscere le pressioni esercitate dalla propria federazione. Interrogato sulla possibilità che avrebbe rinunciato all’incontro se fosse stato informato, ha ammesso che probabilmente avrebbe rispettato le indicazioni ricevute, pur trovandosi davanti a una scelta particolarmente difficile, trattandosi di un campionato mondiale. Una risposta che rivela quanto possa pesare su un adolescente la responsabilità di decisioni politiche prese dagli adulti.

Il giudice principale del torneo, il greco Panagiotis Nikolopoulos, ha respinto le richieste di impedire l’incontro, spiegando che nessun giocatore può essere privato della possibilità di competere quando desidera farlo. Una posizione coerente con le disposizioni della Federazione internazionale degli scacchi, la FIDE, che dal 2018 ha rafforzato il principio secondo cui gli abbinamenti devono essere rispettati indipendentemente dalle controversie diplomatiche.

Un altro episodio ha coinvolto Majd Kaafrani, giovane libanese della categoria under 11, assente alla partita contro un israeliano nel settimo turno. La delegazione ha presentato un certificato medico per giustificare la mancata partecipazione. Il medico del torneo ha confermato di averlo firmato sulla base dei sintomi riferiti, precisando di non poter verificare autonomamente quanto accaduto.

Il responsabile della delegazione libanese, Mohammed al-Habbash, ha collegato le difficoltà dei ragazzi alle conseguenze del conflitto con Israele, sostenendo che alcuni hanno perso familiari o conoscenti nei bombardamenti. Ha inoltre dichiarato che, pur in assenza di un regolamento federale che imponga il boicottaggio, esisterebbero disposizioni del governo libanese contrarie agli incontri con israeliani.

La vicenda riporta all’attenzione un problema che da anni attraversa lo sport internazionale. In passato, per evitare incidenti diplomatici, alcuni organizzatori modificavano preventivamente gli abbinamenti, separando gli atleti israeliani da quelli dei Paesi che rifiutavano di affrontarli. La FIDE ha successivamente abbandonato questa prassi, affermando il principio dell’uguaglianza dei partecipanti.

Ai Mondiali spagnoli sono iscritti 715 giovani scacchisti provenienti da 41 Paesi. Per molti di loro, la competizione rappresenta un’occasione decisiva di crescita sportiva e personale. Il rischio, quando intervengono pressioni politiche, è che un torneo destinato ai ragazzi diventi il luogo in cui si riproducono ostilità e divisioni ereditate dagli adulti. La fermezza degli arbitri costituisce dunque un precedente importante, soprattutto in vista delle prossime competizioni internazionali, nelle quali la tutela dei giovani atleti e la libertà di gareggiare dovranno prevalere su qualsiasi tentativo di esclusione nazionale.